Massimo Mastrorillo - Aliqual

Skinnerboox, 2015

ALIQUAL non è una storia site-specific. È una storia che riguarda tutti noi ed è importante che venga sostenuta e diffusa. Perché un terremoto può distruggere le case ma le radici le può distruggere solo l’uomo. Il rimando è all’Islanda, paese ricco fallito da un giorno all’altro senza responsabilità oggettive degli abitanti; alla crisi economica della Grecia; al limbo nel quale il nostro Paese vive da decenni tra benessere, crisi economica insanabile, malapolitica e disinteresse…

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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Il 6 aprile del 2009 la terra prorompe in un sussulto di magnitudo 5.8 facendo piombare tutti i presenti in uno stato di angoscia rapido e indicibile. Come dispiegamento simbolico di un avvento epocale, tutto il senso del progetto del documentarista Massimo Mastrorillo è dentro il suo titolo. A-L-I-Q-U-A-L è la conseguenza della ripetizione infinita della parola “L’AQUILA” fino a che perde il suo vero significato e sembra diventare un anagramma. Ovvero tutto ciò che, post 2009, L’Aquila non è più. Non è più un simulacro cristiano, una lavagna per la scuola, un pavimento, un edificio, le abitudini di un cane domestico. Riferirsi a un dato luogo con un’estetica gentile nonostante gli eventi drammatici di quell’aprile è per non smettere di ricordare, senza tuttavia reclamare di suturarne le rotture. La direzione del libro va verso la successione di immagini capaci di rilevare intrecci di relazioni culturali e storiche ormai “fallite”, perché interrotte. E qui stanno in piedi solo loro, le 88 stampe, perché tutte rigorosamente verticali. Con una macchina e un flash, Mastrorillo visita gli interni delle case, simboli della devastazione, e opta allo studio di frammenti e pezzi di scena, registrando un’analisi dove la narrazione episodica dimostra una forte identità del luogo. Lo stesso luogo che paradossalmente si svela in un concetto unitario, cioè dentro i limiti di un contesto tanto riconoscibile quanto dolorosamente teatrale.

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ALIQUAL – L’AQUILA rappresenta un enclave, un territorio chiuso a chiave e congelato così com’era nel giorno del terremoto. È il simbolo di una città ancora senza soluzione. Perché dopo 6 anni tutto è rimasto com’era. E a più di 6 anni dalle prime immagini de l’Aquila ferita, questo nuovo, vibrante ritratto di una città che lotta per il diritto a vivere con pienezza e libertà la propria vita, si conferma una lettura imprescindibile nel panorama della fotografia reportagistica contemporanea.

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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… Un giorno un abitante mi ha detto che la vita de L’Aquila e degli Aquilani è in realtà sospesa. E’ stata una folgorazione. Ho capito che il concetto di sospensione era la chiave di un racconto più profondo, riflessivo e complesso.  

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Sono entrato nelle case abbandonate del centro storico, in quelle zone per tanto tempo proibite, accessibili solo alle forze dell’ordine e ora aperte ai visitatori, vandali, tossico dipendenti, giovani annoiati alla ricerca di emozioni trasgressive. Ed è in queste zone che ho trovato la sospensione. Il limite tra l’oblio forzato che la mente produce e il ricordo di tante vite. E’ qui che non esiste più confine tra ricco e povero, tra pubblico e privato, tutto è di tutti e di nessuno a un tempo. Quello che gli Aquilani si rifiutano di vedere e che i media non hanno mai voluto raccontare era ed è a disposizione di chiunque. Ovunque è caos, ovunque è ordine. Ma un ordine nuovo: un continuo comporsi e scomporsi di forme nuove, di impensate possibilità di esistenza… 

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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Il libro è stato realizzato grazie alla promozione su Eppela e alla collaborazione di 150 contributors che, attraverso una campagna di crowdfunding della durata di 42 giorni,  hanno reso possibile il progetto.

ALIQUAL è stato in mostra alla Leica Galerie & Store di Milano, da settembre a ottobre 2015. Su vimeo.com è possibile vedere un intervento, toccante ed esaustivo, su tutto il progetto.

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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INTERVISTA con l’autore

VIEsiste una fotografia di “paesaggio” capace di ricodificare uno spazio nella mutata percezione del significato dei suoi caratteri ambientali. In questo caso, penso che tu abbia voluto semplicemente estrarre un campione di realtà, come un prelievo medico eseguito con lucidità e concentrazione. In che momento durante i diversi anni di sopralluoghi ti sei accorto di essere parte di un processo ineluttabile di cambiamento? Quando i files raw si sono trasformati in ALIQUAL?

MM – Per circa quattro anni e mezzo ho lavorato solo indagando sul paesaggio, sulle mutazioni/non mutazioni dello stesso, cercando di capire quali capitoli aggiungere o se il linguaggio usato fino a quel momento fosse il più appropriato. Quando un abitante mi ha parlato dello stato di sospensione nel quale L’Aquila e gli Aquilani erano costretti a vivere da anni, ho capito chiaramente dove concentrare la mia attenzione, cosa raccontare e in che modo. Ho deciso di entrare nelle case abbandonate, vandalizzate, pericolanti ma oramai aperte a chiunque, piene di ricordi che non si vogliono più ricordare e di fotografare con una macchina e un flash, con una maggiore immediatezza e senza badare troppo alla forma. Man mano che andavo avanti, ALIQUAL prendeva forma, la realtà parallela si delineava e il cambiamento diventava ineluttabile, costringendomi a diventarne testimone.

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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VINei casi di calamità naturale e disastri affini a questo, l’interesse “vedutistico” non è più solo un’estetica rivolta all’interno domestico in questione ma attiene proprio al coinvolgimento corporeo di tutti, al rumore, alla presa di coscienza di ambienti più vasti che, seppur nello status di carcasse, vivono con il tutto il peso della loro rovina, che si aggiunge alla rovina del tempo. A livello sociale e sociologico secondo te c’è un conflitto di visioni tra le generazioni presenti al terremoto e le nuove, che si ritrovano in una città censurata, da riconfigurare e riabilitare?

MM – Più che di un conflitto di visione parlerei di un’assenza di visione da parte di alcune generazioni. L’aspetto più inquietante è che ci sono dei giovani che L’Aquila l’hanno dimenticata e altri che non l’hanno mai vista. Tutto questo in un contesto, in cui il legame con il territorio e le origini, è sempre stato particolarmente forte. Le generazioni adulte hanno un’idea chiara di come rivorrebbero la loro città. Bisognerà vedere se riusciranno a trasmettere e preservare questa idea o se il processo di cancellazione della memoria determinato dagli eventi e dalle scelte dei politici avrà il sopravvento.

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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VIIn una città dall’espressione umiliata, monca di storie, voci, reti, suoni come può la fotografia contribuire a ripensare a concetti come cittadinanza, come superare le separazioni, come attivare connessioni in queste nuove geografie? Come eliminare gli effetti della distanza e delle implicazioni profonde sull’organizzazione spaziale?

MM – Non so se la fotografia possa davvero sensibilizzare le persone. Sono sicuro che possa evocare, far immaginare attraverso la metafora. Il non vedere aiuta spesso a vedere meglio. Le voci e i suoni sembrano non esserci ma in realtà si nascondono nei segni lasciati dalle esistenze che hanno abitato le case che ho fotografato. Lo stato di sospensione della città e dei suoi cittadini ha riportato tutto a un livello zero. Non esistono ricchi, poveri, pubblico o privato. In questo contesto tutto sembra oltrepassare il concetto di distinzione o separazione mentre nelle nuove aree, i cosiddetti Progetti Case, sono stati esportati molti dei malesseri delle società, amplificati dai disagi nati dalla differente e inusuale organizzazione degli spazi e dalle distanze insolite per questo territorio. Voglio essere ottimista e sperare che quello che sembra essere un contesto di abbandono possa diventare un terreno fertile per la rinascita di certi valori e di una città che possa essere d’esempio per altre.

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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VIQuali sono le fatiche e le soddisfazioni di una campagna di crowdfunding?

MM – Le campagne di crowdfunding sono davvero impegnative, a volte stressanti. Si vive in funzione dei numeri, delle deadline. Tuttavia sono fondamentali per capire quanto un progetto sia in grado di arrivare alle persone che è poi il solo obiettivo a cui, un fotografo che vuole raccontare, dovrebbe mirare. Le pubblicazioni, i premi, sono secondari e privi di significato in confronto al responso e all’attenzione del pubblico. Inoltre si creano dei legami inaspettati e i sostenitori vivono con ansia e partecipazione sia il buon esito della campagna che la stampa e il ricevimento del libro.

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© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual  by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

© Aliqual by Massimo Mastrorillo (Skinnerboox, 2015)

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Massimo Mastrorillo è da anni impegnato nel documentare le conseguenze di guerre e disastri naturali e ambientali sulla società. Convinto del forte potere evocativo della fotografia è sempre alla ricerca di nuovi linguaggi che forniscano spunti di riflessione e punti di vista differenti. Ha vinto numerosi premi internazionali tra cui il World Press Photo, il Picture of the Year International, il Lucie Award e ilPDN annual. È docente di fotografia presso la Leica Akademie e la Scuola Romana di Fotografia. È Leica Ambassador. Nel 2015 fonda, insieme ai colleghi Paolo Cenciarelli e Pamela Piscicelli, D.O.O.R., una factory romana per l’ideazione e la promozione della cultura visiva e del publishing.
Hardcover: 128 pagine su 150 g/m.
Publisher: Skinnerboox, 2015
Language: Italian and English
ISBN: 9788894031935
Product Dimensions: Size 28×19,7 cm
Gardagloss Art, Otabind cucito a filo refe, 4 pagine + 2 alette da 18 cm su tela Bukrham, stampa a caldo 1c giallo su fronte e dorso, due schede su fronte e retro della sovracopertina.
Text by 3/3
Book design 3/3

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www.massimomastrorillo.com

www.skinnerboox.com

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A cura di Valentina Isceri