Louisa Marie Summer - Jennifer’s Family

Schilt Publishing, 2012

“If you take us out of this raggedy-ass area you will see we’re just like you. It’s just that we’re a little more violent. We’re from two different worlds, you and me”. Tompy a Louisa. Così ha inizio questo racconto.

Jennifer ha appena 26 anni, già 4 figli e solo 3 stanze da dividere con la sua famiglia in un “block” a Rhode Island, in South Providence. Rhode Island è una piccola comunità in cui il tasso di disoccupazione e di criminalità è particolarmente elevato e gran parte della popolazione (per lo più ispanici e afro-americani) vive sotto la soglia di povertà.

La serie della fotografa tedesca Louisa Marie Summer si focalizza quindi su questa donna e sul compagno di vita, Tompy.

Louisa Marie ha trascorso circa due anni convivendo con la famiglia di Jennifer, nel tentativo di disciplinare, scrivendola, quella realtà bassa della scala sociale attraverso un dialogo fotografico; stracciando così i veli che celano le piaghe sociali, dando corpo anche alle situazioni più sgradevoli, materialistiche e terrene. In altre parole, unendosi empaticamente a questa famiglia e condividendone le emozioni.

Questa è fotografia veridica ovvero quel genere di fotografia dove agisce il pensiero magico della verosimiglianza. Abbiamo molto appreso e abbastanza imparato quanto una delle caratteristiche della fotografia contemporanea sia proprio il suo rivelarsi attraverso specializzazioni e categorie. Ed è questo il caso, non raro ma piuttosto diffuso nella ricerca reportagistica, di saper mostrare una certa esperienza del reale, o storia del reale, e “semplificarla” attraverso la biografia iconica di Jennifer – nella presente circostanza.

Se questo tipo di fotografia venisse in qualche modo iscritta in un filone letterario, sarebbe senz’altro affidata alla poesia del vero teorizzata dal nostrano Luigi Capua: c’è una persistente determinazione dell’autrice a consacrarsi al principio dell’impersonalità descrittiva sdebitandosi però con fedeltà assoluta alle immagini; cioè quel tratto o quella firma che tanto basta come contrassegno di autorialità nello srotolarsi di una vicenda, è fuso dentro, tanto con onniscienza quanto con pregnanza.

1

Jennifer’s Family è il  primo volume dell’autrice edito da Schilt Publishing (Amsterdam): una sequenza di 61 foto in interni ed esterni, alternata a riflessioni sulla musica, sulla maternità, sui sogni e sui nomi dei figli. E’ dunque non solo la famiglia di Jennifer ma proprio la familiarità con la stessa a venir fuori, una confidenza a voce bassa, una chiacchierata lunga 61 immagini e un’ipervigilanza sui fatti che circondano l’autrice tra vita e sceneggiatura, tra immagine e testo. Un fermo immagine sull’esperienza quotidiana del vivere sereno anche in circostanze di palese promiscuità.

2

INTERVISTA con Louisa Marie Summer

VICome hai conosciuto Jennifer e in che modo ti sei proposta per entrare nella sua famiglia?

LMS – All’inizio del 2009 ho avviato un progetto sulla preclusione in South Providence, un quartiere urbano con una grande popolazione afro-americana, dove il tasso di disoccupazione e criminalità è particolarmente elevato. La maggior parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Ho deciso di non guardare solo gli esterni delle case, ma di formulare domande su che tipo di persone vivessero qui, e in che modo riuscissero a sopravvivere.

In una delle mie prime visite a South Providence, ho visto i bambini di Jennifer che giocavano a nascondino nel loro cortile. Dopo averli osservati per un po ‘, mi hanno chiesto di unirmi al loro gioco. Come la maggior parte delle madri premurose, Jennifer era riservata e si chiedeva ovviamente perché questa straniera stesse parlando con i suoi figli. Tuttavia, non appena ho iniziato a parlare con il mio accento tedesco, ha intuito che non ero della zona e sicuramente non una poliziotta. A quel punto, ho introdotto me stessa, i miei progetti di ricerca e il mio lavoro fotografico e lei divenne meno sospettosa.

Mezz’ora dopo la nostra conversazione ho seguito Jennifer nel suo appartamento dove mi è stato permesso scattare le mie prime immagini. Pochi giorni più tardi – il suo numero di telefono non funzionava – ho bussato alla sua porta e sentito i bambini urlare: “Mamma è il fotografo!”

Da allora ho passato molte ore, giorni, anche anni, con Jennifer, la sua famiglia e la loro cerchia di amici intimi, e ho sviluppato un rapporto stretto e di amicizia.

Louisa_Marie_Summer_01

VICom’è stato vivere in una dimensione diversa dalla tua quotidianità?

LMS – Uno dei motivi per cui amo la fotografia è che mi permette di avvicinarmi a vite diverse e di condividerne i momenti più intimi.

Dapprima, sono stata sopraffatta dal modo caotico di vivere della famiglia. Con il tempo, ho apprezzato questa socialità e apertura e ho imparato come la loro rete sociale supportasse efficacemente le proprie vite. Entrare a far parte di queste relazioni mi ha dato un senso di reciprocità: loro mi hanno lasciato prendere delle immagini e io li aiutavo in modi diversi, come fare delle commissioni o visitare la famiglia, portare i bambini al parco …Non di meno, ha continuato ad essere una sfida per bilanciare il mio lavoro fotografico in base alle esigenze che un’amicizia porta con sé.

Untitled from the book project  Jennifer's Family

Untitled from the book project  Jennifer's Family

VICredi di aver influito in qualche modo il normale corso della vita familiare attraverso l’osservazione partecipante?

LMS – Il fatto che una donna della sua stessa età, dall’esterno della sua comunità, così lontano come l’Europa, le stesse offrendo attenzione sembrava farla sentire speciale e orgogliosa.

Da cara amica a parte integrante della famiglia, alla fine sono diventata un referente affidabile per loro. Ho discusso con Jennifer molti dettagli personali ed emotivi e sono fiduciosa e felice, entrambe abbiamo imparato qualcosa, l’una dall’altra.

Untitled from the book project  Jennifer's Family

Jennifer's Family

VIQual è stato il tuo metodo?

LMS – Per ricevere la fiducia di cui avevo bisogno per catturare fotografie personali e intime dovevo essere empatica, sensibile, rispettosa e paziente.

Per incrementare questo tipo di confidenza, in particolare con il compagno di vita di Jennifer, la soluzione era quella di mostrare le immagini, spiegare il mio modo di lavorare e includerli nel mio processo lavorativo. Vedendo le immagini, così, si è ridimensionata la loro paura di essere esposti in modo sbagliato.

La partecipazione costante alla vita familiare mi ha dato la possibilità di essere sempre pronta a scattare una foto nel ‘momento decisivo’. In quel frangente io sparivo letteralmente, e diventavo invisibile.

Untitled from the book project  Jennifer's Family

VIQuali sono i tuoi riferimenti culturali?

LMS – Io sono nata e cresciuta in Germania e appartengo a una famiglia borghese. Ho viaggiato molto, ho incontrato e imparato da persone di diverse culture.

Untitled from the book project  Jennifer's Family

Untitled from the book project  Jennifer's Family

Untitled from the book project  Jennifer's Family

VICom’è nata la collaborazione con la Schilt Publishing? Potresti raccontarci dei tuoi prossimi progetti?

LMS – Ho incontrato Maarten Schilt a Paris Photo e Off Print Book Fair nel 2010. Era convinto dal libro Jennifer’s Family  e dopo un incontro ad Amsterdam abbiamo deciso di pubblicare il libro insieme. In generale, la collaborazione è andata bene e il libro è stato pubblicato nella primavera del 2012.

Attualmente, sto lavorando su due progetti – uno sulle vedove nella metà degli anni 90, che vivono da sole e sono felicemente e mentalmente in forma. Sanno anche prendersi cura della propria vita, nonostante i disturbi di salute legati all’età.

L’altro progetto riguarda la marcia di mio nonno tedesco come soldato di montagna attraverso l’Ucraina durante la seconda guerra mondiale (1941-1943). Seguo e documento le sue tracce e ascolto i ricordi di testimoni contemporanei e dei loro discendenti.

Untitled from the book project  Jennifer's Family

Louisa_Marie_Summer_02

Louisa Marie Summer, classe 1983, ha studiato Foto-Design a Monaco di Baviera e ha conseguito il suo Master of Fine Arts in Fotografia alla Rhode Island School of Design, Providence, RI. Il lavoro della Summer unisce documentario e fotografia d’autore; per l’autrice, la fotografia significa avvicinarsi alla vita di altre persone con curiosità, rispetto e empatia. Le sue immagini complesse e intime raccontano storie di persone in diverse strutture sociali e nella vita di tutti i giorni. Le sue immagini sono piene di potere emotivo e lasciano spazio all’interpretazione e dibattito artistico.

Il lavoro della Summer è stato pubblicato in vari media come Rolling Stone; Vogue Business; Süddeutsche Zeitung; Leica Fotografie International; 6Mois; Dummy; Eyemazing, e American Photography 25. Nel 2012 il suo secondo libro “Jennifer’s Family” è stato pubblicato da Schilt Publishing, Amsterdam, NL. Louisa Marie Summer ha guadagnato riconoscimenti illustri quali Fotografia latinoamericana, Lens Culture International Exposure, Reportage by Getty Images e Mary Clerc Scholarship. Candidata al Prix Pictet, Joop Swart Masterclass, e PDN 30. Negli ultimi anni è stata invitata a partecipare al The Russian Moment – 20 World’s Leading Photographers Expedition, Month of Photography a Luxembourg, 4. Chinese-European Culture Dialog and the Eddie Adams Workshop XXIII. Il suo lavoro si trova in musei e collezioni private come la Melva Bucksbaum e Raymond Learsy Collection a Sharon, CT.

Louisa Marie Summer vive a New York e Monaco di Baviera.

Hardcover: Hardbound, 96 pages with 64 photos in full colour
Publisher: Schilt Publishing, 2012
Language: English
ISBN: 978 90 5330 7663
Product Dimensions: Format 24 x 18 cm

Jennifer's Family - back entrance of the family's house

www.louisasummer.com

A cura di Valentina Isceri

Traduzione di Emanuele Spedicato