Raimond Wouda - Ext-Int

Fw: Books. First print run of 1000 copies, september 2015

“Nel periodo dal 2008 al 2013 ho visitato diversi produzioni di film olandesi recitati in Olanda e in Belgio. Ho fotografato con una camera di grande formato i set cinematografici dei film posati come isole immaginarie nell’attuale paesaggio. L’industria cinematografica olandese occupa un piccolo spazio nel più vasto mondo internazionale dei film. Eppure con risorse limitate essi sono capaci di realizzare un prodotto internazionale professionale. Il mio progetto indaga gli effetti dell’immaginazione attraverso il medium dei film e come ciò accade. Come osservatore sei in grado di fare un passo al di fuori dei confini del set e della sua realtà artefatta dal momento che presento i set dei film e gli ambienti circostanti nel loro insieme. Questi lavori sono calmanti, perchè il set è così piccolo e incantevole ma quando pensi al risultato professionale dei film olandesi le immagini sono pur in grado di creare sorpresa e meraviglia.”

Ext-Int Statement – Raimond Wouda

Ext-Int is selected for the Best Dutch Book Designs of 2015

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

Set, Portable Life, Antwerpen

Portable Life, Antwerp, Belgium

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“Il cinema è questione di cosa è nell’inquadratura e cosa è fuori.”

Il libro si apre con questa puntuale citazione di Martin Scorsese che indica immediatamente quanto le premesse della fotografia di Raimond Wouda abbiano radici profonde in un approccio analitico e documentario del reale. In questo caso la realtà (costruita? finta?) è quella dei set cinematografici realizzati in Olanda e in Belgio. Un lungo lavoro durato anni dove solo 69 immagini rispetto alle 1000 realizzate, hanno trovato spazio nella recente pubblicazione edita da Fw: Books. Il contenuto descrittivo e la struttura delle fotografie sono ricchissimi ed estremamente controllati nella forma e nello stile. Nonostante questo, quello che si trova all’interno dell’immagine sembra suggerire ciò che viene escluso, in un piano mentale più complesso e allusivo. Un invito all’atto del guardare dove prende corpo quello che nell’immaginario cinematografico è denominato ‘il mistero delle immagini’: il rapporto tra il reale e il possibile, tra il visibile e l’invisibile. Ci interroghiamo ripetutamente sull’assenza e sulla presenza degli elementi che compongono la scena. Questo rapporto dialettico in cui chi guarda è portato a completare mentalmente ciò che l’autore gli ha indicato attraverso le immagini, è reso esplicito nella parte finale del libro dove, attraverso un’applicazione gratuita (Layar / Android o Iphone), è possibile vedere le scene dei film con il cellulare. La grafica dell’olandese Robin Uleman, curata e disegnata come fosse una sceneggiatura cinematografica, sintetizza e semplifica molto bene l’interdisciplinarità e la relazione tra medium diversi. Come se, al di fuori della ‘scatola’ si aprissero nuovi universi e una nuova serie di possibilità, ipotesi, storie. A quel punto quello che mi torna in mente è questa frase di Jean Luc Godard: “Quello che piace a me sono due immagini insieme, in modo che poi ce ne sia una terza, che non è un’immagine ma piuttosto ciò che si ricava dalle altre due”.

Gianpaolo Arena

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Set, Midden in de Winternacht, Lint

A Christmas Story, Lint, Belgium

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INTERVISTA con Raimond Wouda

GAPotrebbe dirci qualcosa in più su come è cominciato il suo progetto ‘Ext.-Int.’?

RW – L’idea del progetto è cominciata molto tempo fa, più di 15 anni fa per essere precisi, quando visitai un set cinematografico per fare delle riprese da un film perchè il fotografo addetto era malato. Era la prima volta che visitavo un set e arrivai con grandi aspettative. La realtà si rivelò diversamente e dovetti aspettare prima che I miei servizi fossero necessari. Per passare il tempo girovagavo e in seguito notai l’influenza della luce artificiale nelle vicinanze del set cinematografico e il cambiamento di significato su quell’area circostante. In quel momento nacque l’idea di una serie in cui realtà e finzione si incontrano. Solo che c’è voluto del tempo quando ho cominciato veramente, ma questo mi sembra essere normale. Un’idea deve rimanere dentro di me a lungo prima che io la prenda in considerazione seriamente.

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Scene 50b, Majesteit, Wijnegem

Her Majesty, Wijnegem Belgium

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Sonny Boy, Wijk aan Zee, the Netherlands

Sonny Boy, Wijk aan Zee, the Netherlands

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GACome si approccia al paesaggio, agli spazi urbani e all’architettura mentre sta lavorando al suo progetto?

RW – Il mio progetto è sulla costruzione di film parlati olandesi, che si trovano nei paesaggi in Olanda e in Belgio. Il set cinematografico è sempre parte del paesaggio, dello spazio urbano o dell’architettura. Era mia intenzione mostrare come il set cinematografico fosse in relazione con questo specifico contesto. Poichè il mondo del cinema interviene soprattutto nel paesaggio esistente, ero curioso di sapere come si manifesta questo incontro. Mentre ero alla ricerca del mio punto di osservazione cercavo soprattutto un posto in cui si potessero vedere nello stesso tempo sia il set cinematografico sia i dintorni. In questo modo è data l’opportunità all’osservatore di uscire dail limiti fisici del set e (di quanto costruito intorno), talvolta realtà spettacolare, perchè ho posto maggior attenzione sia al set cinematografico sia al paesaggio circostante. Questo fa riflettere sul motivo per cui è così poco affascinante e di dimensioni ridotte.

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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GACome è iniziata la sua collaborazione con Fw: Books e Robin Uleman?

RW – Ho incontrato Robin all’apertura di un’esibizione del nostro comune amico Henk Wildschut e abbiamo cominciato a parlare dei nostri più recenti progetti. Robin si è interessato al mio progetto sui set cinematografici e mi ha mandato una mail qualche tempo dopo per chiedermi se poteva vedere il progetto. Poichè entrambi siamo abbastanza ossessivi sulle cose che facciamo, una collaborazione è sembrata interessante. Ho immaginato che avremmo potuto lavorare insieme in modo tale da poter trarre il meglio da ognuno di noi. Conosco Hans Gremmen da tempo ed ho molta ammirazione per il suo lavoro e la sua casa editrice. Così per me è stato evidente che speravo di poter pubblicare il libro per Fw: Books.

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Scene 17, Dolfje Weerwolfje, Brugge

Alfie, the little Werewolf, Brugge, Belgium

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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GA - É coinvolto e interessato all’industria cinematografica? In che misura i film sono stati una fonte d’ispirazione per lei quando cominciò a cercare il suo stile fotografico? Quali sono i registi che la entusiasmano di più oggi?

RW – Non sono coinvolto nell’industria cinematografica ma posso dire di aver trascorso del tempo sui set cinematografici negli ultimi anni. É un mondo intrigante ma non la mia tazza da the (letteralmente non mi fa impazzire). É una realtà molto complicata per lavorarci dentro. Non ho la pazienza di lavorare in una tale struttura. Amo i film ma non credo che essi siano una fonte d’ispirazione per il mio stile fotografico. Non volevo usare la mia fotocamera in modo filmico. Ritengo che il mio modo di fotografare in questo progetto sia molto più influenzato dai fotografi topografici. Quello che mi ha realmente colpito mentre ero alla ricerca di questo progetto sono state le immagini prese nei set cinematografici di Fritz Lang. Esse sono fantastiche, prendono il fiato e influenzano molto. Forse la mia frustrazione deriva dal fatto che non ho mai visitato un set cinematografico di quelle dimensioni. Ma è forse il fascino dell’industria del cinema olandese. Esso è relativamente piccolo come dimensione se paragonato ad altri paesi come gli Stati Uniti d’America. A me piacciono un sacco di registi, quindi potrei fare una lista senza fine. Ma se devo nominarne solo alcuni; mi interessano molto registi come Truffaut, Bunuel, Bertolucci, Visconti, Malle, Coppola, Scorsese, Jamusch.  Ma mi appassionano altrettanto registi contemporanei come i fratelli Coen, Haneke, Von Trier, Steve McQueen e adoro I registi della maggior parte dei film della Pixar.

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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UNA CONVERSAZIONE con Robin Uleman

Capire il progetto

Credo sia stato nel 2013, più di un anno prima che cominciassimo a lavorare insieme, che conobbi Raimond, lo incontrai per la prima volta nel suo studio. In questa occasione discutemmo la possibilità di realizzare insieme un libro con il suo progetto sui set cinematografici in Olanda e Belgio. Quando gli chiesi quale fosse la sua idea principale all’interno di questo progetto mi disse che voleva decostruire la realtà artificialmente messa in scena nel cinema. In altre parole voleva mostrare come questi set spesso possano essere vulnerabili, caotici o semplicemente goffi. Raimond attirò la mia attenzione su un’immagine di una troupe cinematografica occupata a lavorare in un punto della costa olandese: si vedevano piccole figure in una vasta spiaggia sotto un altrettanto vasto cielo pieno di nuvole scure che indicavano che presto sarebbe cominciato a piovere. Questa immagine mi fece percepire il progetto in maniera perfettamente limpida.

Durante questa conversazione Raimond mi mostrò molto materiale. Il cuore del progetto si trovava nelle immagini dei numerosi set cinematografici situati in diverse location, interni ed esterni. Nel momento in cui sono state realizzate le fotografie le scene dei film erano a volte in corso di registrazione e la maniera di fotografare di Raimond rese chiaro come queste scene fossero inserite nella realtà fisica: a volte le frizioni tra realtà e fiction si manifestavano chiaramente – è possibile infatti vedere pezzi di realtà che poi non appariranno nello schermo – ed in altre immagini i limiti risultavano più difficili da identificare.

Oltre a questo abbiamo guardato molto anche ai materiali collaterali: materiali messi insieme dal fotografo per creare più contesto. C’erano ritratti delle comparse, attori di supporto senza battute, realizzati nei set nel tempo di attesa prima di girare la scena successiva. Raimond aveva anche raccolto, tramite le agenzie di casting, un gran numero di fotografie informali e spontanee delle stesse persone, chiedendosi se dare un posto a queste immagini nel libro o meno. Ci siamo posti la stessa domanda riguardo alle immagini di depositi e magazzini ricolmi di costumi, arredi, auto d’epoca e camion affittati come oggetti di scena. Inoltre, pensando di dare un valore aggiunto, Raimond stava cercando anche di ottenere alcuni frammenti di sceneggiature che avrebbero potuto essere utilizzati all’interno del libro stesso. Tutto è stato davvero interessante per me anche se l’outline editoriale non era ancora chiaro. È stato necessario andare più in profondità.

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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Lasciar cristallizzare le idee

Alcuni mesi più tardi ci incontrammo nuovamente e le nostre rispettive idee avevano avuto il tempo di cristallizzarsi. Nel frattempo Raimond aveva raggruppato i frammenti video dei set che aveva fotografato e stava aspettando di avere i permessi per utilizzarli all’interno del libro. Invece di aggiungere un DVD alla fine del libro pensammo di utilizzare Layar, un’applicazione che permette di scannerizzare un’immagine stampata con il proprio smartphone e connettersi direttamente ad un contenuto extra online. In questa maniera è diventato possibile creare per lo spettatore un’esperienza fisica riguardo le differenze tra immagine realizzata dal fotografo e ciò che appare nel film all’istante in questione.

Inoltre abbiamo continuato a pensare a come rendere più sottile questa distinzione sulla carta, ovvero il rapporto tra sceneggiatura, realtà del film set messa in posa e film in quanto tale. Abbiamo quindi deciso di porre la nostra attenzione sul come mettere insieme questi tre elementi all’interno del libro.

A questo punto abbiamo deciso di mettere da parte le immagini provenienti dalle agenzie di casting: sarebbe strato eccessivo ed avrebbe disorientato lo spettatore. Al tempo stesso, tuttavia, abbiamo deciso con convinzione di mantenere i ritratti ed i frammenti delle sceneggiature poiché avrebbero dipinto un interessante scenario intorno alle immagini fotografiche che avevamo deciso di valorizzare. A parte questo io sentivo che questi elementi extra sarebbero stati essenziali per spezzare la pace e dare un nuovo ritmo al libro stesso.

Raimond è un fotografo molto preciso, realizza le proprie immagini in grande formato per far emergere il più possibile i dettagli e le sue composizioni godono di una forte intenzionalità e proprio per questo tendono a non avere bisogno di spiegazioni ulteriori. La maniera più facile di lavorare quindi sarebbe stata quella di concentrarsi sulle immagini di paesaggio ed abbandonare il resto, realizzare un editing che funzionasse, inserirle in un bel libro possibilmente di grande formato e fine della storia. Il risultato sarebbe stato una collezione di immagini belle ed interessanti, piuttosto che una narrativa focalizzata alla creazione di un film. Attuare questa strategia avrebbe fatto perdere la chiave della storia.

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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Editing

All’inizio del 2015 la ricerca dei finanziamenti era quasi completa e così ho potuto cominciare a lavorare concretamente sul libro. Inizialmente mi sono concentrato sull’editing, senza davvero preoccuparmi del design. Come ho detto, l’approccio monumentale e la specifica atmosfera di tutti questi set tende ad isolare le immagini le une dalle altre quindi desideravo affrontare il problema per primo per cercare di far emergere una sorta di corrente sotterranea che potesse essere significativa.

Ogni progetto di libro è diverso: a volte ho un’intuizione immediata che mi porta a raggiungere l’atmosfera più adatta e mi fa capire in che direzione la storia ed il design debbano andare, a volte devo cominciare a selezionare e giocare con il materiale fino ad arrivare a comprendere come agire. Questo progetto ha occupato tutto il pavimento del mio studio, organizzando e riorganizzando all’infinito i provini delle immagini, fino al momento in cui mi sono trovato con due editing distinti che ho installato su diversi fogli di carta di grande formato. Uno dei due edit conteneva anche alcune immagini dei magazzini in cui erano stoccati oggetti di scena ed auto. Quando discussi con Raimond queste due possibilità decidemmo di eliminare oggetti di scena ed automobili dal momento che queste non avrebbero trovato il loro posto in maniera naturale insieme alle altre immagini. Oltre a questo lui fece diverse considerazioni che mi aiutarono a riordinare e rifinire le mie proposte.

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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Editare, disegnare e restringere il campo

Due settimane più tardi discutemmo due nuove versioni, nuovamente montate su carta; avevo al tempo stesso realizzato un numero svariato di layout digitali, per aiutarci a capire meglio il ritmo da dare al libro. In una delle versioni avevo creato un layer extra che potesse essere acceso o spento. Questo layer conteneva una pagina supplementare in dimensione diversa dedicata ad un frammento di sceneggiatura. La mia idea era quella di avere questo tipo di pagine inserite in carta sottile ogni tot di pagine. Tuttavia il risultato non ci convinse completamente. Sfogliando le pagine del libro questi inserti sembravano un po’ casuali e disordinati; interrompevano il flusso invece di rafforzarlo. Ciò tuttavia non significava che volessimo mettere tutte le sceneggiature insieme, semplicemente quella non era la giusta maniera di metterle insieme. Se fossero dovute rimanere parte del libro – convinsi Raimond – avremmo dovuto includerle tutte, non solo alcune tanto per aggiungere un certo sapore di film.

Questa scelta significò certamente più lavoro per Raimond; fu inoltre chiaro che una così sostanziale e consequenziale aggiunta di sceneggiature necessitasse di una sezione separata alla fine del libro. Questa azione avrebbe chiarito lo statuto delle immagini fotografiche ed al tempo stesso suscitato attenzione attorno ai vari script. Mi è subito piaciuta l’idea di disegnare un sistema di navigazione che stabilisse chiaramente la relazione tra scena rappresentata fotograficamente e la sceneggiatura alla fine del libro. Tra l’altro creare una sezione apposita per le sceneggiature ha permesso di trovare una soluzione alla questione della tipografia da utilizzare: ho deciso di utilizzare uno stile neutro come spesso viene fatto per questo tipo di documenti.

A questo punto, essendo design e struttura ormai abbastanza articolati, ho potuto concentrarmi sulle caratteristiche fisiche del libro stesso. Prima di tutto le pagine dovevano aprirsi perfettamente per enfatizzare le fotografie e per consentire la possibilità di assaporarne il valore. La seconda cosa importante su cui mi sono concentrato è stata la ricerca di una differente sensazione tattile per la parte del libro dedicata alle sceneggiature; ho scelto quindi, in contrasto con l’alta qualità della della carta patinata opaca pensata per le fotografie, una sottile e non patinata che fosse nella stessa tonalità di bianco della prima o in un colore ben distinto.

Terzo punto: ho voluto creare una separazione che fosse davvero fisica tra le due parti del libro, non diversa dai muri finti che vediamo nei palcoscenici o nei set dei film stessi.

Individuare la giusta copertina

Un paio di settimane più tardi ci trovammo a discutere con Hans Gremmen – l’editore -, lui stesso prolifico designer di libri. Innanzitutto Hans fu felice del design e dell’editing anche se ha manifestò alcuni dubbi riguardo la copertina. La copertina era costituita da immagine ed titolo sovrapposto ad essa e scritto con caratteri importanti. La sua opinione era quella che non riflettesse le peculiarità della casa editrice.

È un dato di fatto che non corrispondesse al suo gusto in termini di copertine. Hans ha suggerito piuttosto di scegliere o un’immagine o del testo e non una combinazione delle due. In questo caso particolare avrebbe preferito semplicemente un approccio tipografico.

All’inizio non fui d’accordo, dal momento che mi era stato commissionato da Raimond il disegno di un libro che fosse culturalmente interessante ma non codificato in modo tale da escludere un ampio e meno informato pubblico. Per queste ragioni ero convito fosse necessario cominciare a comunicare dalla copertina stessa e, una volta scelta una buona combinazione di immagine e titolo, questa avrebbe supportato l’idea molto meglio di un semplice titolo, il quale – tanto per rendere le cose ancora più complicate – non era stato ancora scelto definitivamente.

Durante questo incontro discutemmo anche diverse possibilità per la rilegatura del libro e ne uscì che tutti e tre eravamo d’accordo che questo oggetto nelle nostre mani non sarebbe dovuto sembrare un libro ufficiale quanto piuttosto essere percepito come qualcosa di informale, quasi come una reale sceneggiatura di un film. Più ci pensavo e più questa cosa mi sembrò logica ed interessante; l’idea di avere una cover che fosse semplicemente in cartone con giusto del tessuto per proteggere il dorso del libro si rivelò ad un certo punto davvero attraente.

Oltretutto questa idea funzionava davvero bene per comprendere il design interno del libro.

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© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

© Ext-Int by Raimond Wouda (Fw: Books, 2015)

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Perfezionare il titolo

Alcune settimane più tardi Raimond pensò al titolo Ext.—Int. che fa riferimento alle abbreviazioni utilizzate nelle scenografie stesse. Ext. sta per esterno ed Int. per interno; generalmente queste abbreviazioni sono susseguite da un limitato numero di parole che descrivono la scena dal punto di vista di location, atmosfera e ora del giorno.

Per la gente che gravita nell’industria cinematografica queste due abbreviazioni risultano immediatamente chiare, per le altre persone invece possono risultare un po’ meno evidenti. Per indirizzare il pubblico più generalista, o almeno stuzzicare la sua attenzione, ho elencato queste parole tipiche di ogni set per ogni scenografia presente nel libro. Questa lista, misteriosa nella sua compattezza, è il retro della copertina.

Sperando che crei il giusto grado di suspense.

Il testo con Robin Uleman è a cura di Marina Caneve

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Raimond Wouda BIO: (1964). Ha frequentato l’Accademia Reale di Arti ad Il Hague tra 1987 e 1992. Ha lavorato su molti progetti principalmente a lungo termine. Nelle sue fotografie lui rivela un coinvolgimento appassionato nei confronti delle persone dei Paesi Bassi. Oltre alla “Scuola” che si focalizza sulla vita degli adolescenti olandesi, altre sue opere includono “Tuindorp Oostzaan”, uno studio sull’ultimo quartiere olandese in cui vive la classe operaia ad Amsterdam e “Odience” che si focalizza sul pubblico come una comunità sociale. Recentemente Wouda sta continuando il progetto sulla serie di scuole secondarie negli altri paesi europei. Nel 2013 finirà il suo lavoro sul Dutch Filmindustry. Con un istinto infallibile ed un occhio acuto Wouda cattura con una serie di foto lo sguardo ricco della vita di ogni giorno in un meraviglioso equilibrio.

Softcover: 160 pagine con 69 fotografie a colori.
Photography: Raimond Wouda
Book design: Robin Uleman
Paper: Tatami White 135 gr, Munken Lynx 90 gr
Binding: Sewn, paperbound with soft cover with
linen cover over spine
Language: English
ISBN: 978-94-90119-38-6
Size: 29,5 x 24 cm

raimondwouda.com
www.robinuleman.nl
fw-photography.nl

A cura di Gianpaolo Arena