Danila Tkachenko - Restricted Areas

Dewi Lewis Publishing, 2015

Il prodigioso e pluripremiato fotografo Danila Tkachenko, con Restricted Areas, è alla sua seconda, fortunata, pubblicazione. Il volume esce nel 2015, edito in Italia da Peliti Associati, promotore del premio European Publishers Book Award e raccoglie un ciclo di scatti eseguiti nel corso di tre anni di spedizioni lungo l’asse imbiancato del Kazakistan, della Bulgaria e fino al Circolo Polare Artico. Lo shooting è su diverse zone off limits, città oramai mute, militari e industriali dell’ex Urss, simbolo della Guerra Fredda e della più ambiziosa tecnocrazia di regime. Il moscovita Tkachenko ha lavorato al progetto ogni inverno per tre anni, viaggiando attraverso più di 15.000 miglia e aspettando ogni volta il momento giusto per scattare con la sua Mamiya dopo aver individuato la posizione di interesse.

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© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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L’autore, avendo una certa confidenza con i luoghi, dà dimostrazione di un nudo fatto che riguarda il suo corpo e conseguentemente la sua reattività fisiologica: la nonna di Tkachenko vive in Ozërsk, un villaggio costruito attorno a una fabbrica di plutonio. Parte della fabbrica è stata fatta saltare in aria nel 1957. A partire dal 2012 Tkachenko ha iniziato a pensare alla tensione tra la promessa della tecnologia e lo scempio che spesso ne causa. È la tecnologia progettata per la guerra e quel che oggi ne resta, intere aree in disuso, decine di città segrete che ospitavano i programmi militari e scientifici più sensibili del governo. “E’ stata l’ispirazione per tutta la serie,” dice l’autore.  Quel che rimane viene assemblato in un catalogo di oggetti (reali? Miniaturizzati?), gli strumenti punitivi del potere in Russia: il più grande sottomarino diesel, elementi di missili spaziali… tutto ciò che ambiva negli anni Sessanta alla conquista mondiale puntando letteralmente all’occupazione di qualsiasi scenario: dalle profondità marine al cosmo remoto. E quindi venivano ideati aerei sperimentali, antenne paraboliche interplanetarie, enormi sommergibili…

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© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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Restricted Areas ha ricevuto il plauso di giurie internazionali come: Emerging Photographer Fund 2015 (I premio, grant), Foam Talent (publication and traveling exhibition), Lensculture Exposure Awards (I premio Series), ed European Publishers Award for Photography. La serie è stata pubblicata su: BBC Culture, The Guardian, IMA Magazine, GUP Magazine, British Journal of Photography, National Geographic, formule collaudate in lode di un volume ben riuscito. Benché il titolo non sia né ammiccante nè esotico, questi posti sono riprodotti con quell’eleganza adamantina che solo il lindore della neve sa suggerire. Così le immagini godono democraticamente di una luce lattescente: è la distesa immacolata, il manto bianco che, come una coperta, le avvolge tutte narrando tuttavia e in forte contrasto – con le loro tonalità ipnotiche, uno dei capitoli più neri della storia russa. È nel silenzio improvvisamente acquisito di questi posti e tramite una bellezza solida e compatta che gli orrori umani vengono spiegati. Nella tundra gelida però i monumenti fatti di relitti e carcasse nascondono una natura acquitrinosa, più intrisa d’acqua, e così fanno capolino, emergono per disgelare gli orrori della Guerra Fredda. Come le cose che subiscono una smarginatura e dilagano senza forma, così questi dolorosi segmenti di storia si ritraggono dalla loro atrocità e Danila li riconsegna al loro versante mite, flessibile e più puramente estetico: una cipria passata sopra l’orrore e che se la si toglie, si resta soli, ciascuno col proprio spavento.

Il progetto è esposto presso la Fotogalerie Friedrichshain, in occasione dell’European Month of Photography Berlin 2016, dal 15 settembre fino al 29 ottobre. Il solo show è arricchito con materiali di archivio e dati aggiuntivi, riferimenti culturali e storici agli oggetti della serie.

Valentina Isceri

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© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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INTERVISTA con Danila Tkachenko

VISei nato nell’anno dell’Autunno delle Nazioni. Il 1989 ha segnato molti destini nella storia della Russia Sovietica. In questo lavoro ti sei sentito anagraficamente coinvolto? Quale è la tua vicenda personale e familiare rispetto a questi luoghi?

DT – Sì, in qualche misura è vero. Tutte le generazioni nate nei primi anni del 1990 son cresciute con il senso di vivere sulle rovine di un’utopia. Questa serie è collegata alla storia della mia famiglia. Mia nonna vive ancora in una “restricted city” e mio nonno lavorava lì alla centrale nucleare, diversi anni fa, morì di malattia che molto probabilmente è stata causata dalle radiazioni. Il progetto di Restricted Areas effettivamente è iniziato dopo che sono andato a trovare di nuovo mia nonna, e lì ho appreso tutta la storia della città. Mi ha fatto riflettere molto sul ruolo del progresso tecnologico nella storia dell’umanità, e del suo futuro.

VIRestricted Areas è stato esposto e curato da Davide Monteleone alla Galleria del Cembalo, noto spazio romano, insieme a due altre mostre: Stella Rossa della pittrice Rozalija Rabinovic e Nel chiuso dell’URSS di Sergei Vasiliev. Quali sono stati secondo te i “ponti visivi” con i due artisti?

DT – È stato un grande onore per me essere esposto insieme a tali autori. Certamente li considero vicino a me. Rabinovich ha immaginato l’inizio di un’utopia e la fede in essa – questa è l’essenza di tutta l’avanguardia russa. Vasiliev ha mostrato la cultura della prigione che è diventata parte dell’identità nazionale dopo numerose repressioni politiche di persone che non erano d’accordo con il Governo. A mia volta, io mostro le rovine dell’utopia dopo la sua fine.

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© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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VIQual è stata l’ispirazione che ti ha spinto a mappare questi luoghi costrittivi?

DT – Sono stato ispirato dall’idea utopica di costruzione di Stato ideale del futuro, e l’impossibilità di realizzare questo ideale. E’ anche la mia critica sul progresso tecnologico che potrebbe portare alla distruzione.

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© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Restricted Areas by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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VI - Oltre alle difficoltà tecniche dovute a condizioni climatiche poco favorevoli – ma fortemente volute, quali sono state le altre restrizioni nel fotografare luoghi inaccessibili oltre che vietati e forse anche pericolosi?

DT – Sì, alcuni posti sono stati difficili, ma ho avuto delle buone racchette da neve e sono sempre stato più veloce rispetto alle guardie preposte. La difficoltà più grande è stata l’attesa del bel tempo per le riprese. Spesso ci son voluti giorni e settimane fino a quando nevicava e le condizioni erano quindi più adatte per lo scatto.

VIMi racconti qualche aneddoto accaduto durante le riprese?

DT – E’ difficile scegliere qualcosa di particolarmente interessante – il processo di ripresa assomiglia a giorni lavorativi normali (scherzo). Una volta ho dovuto aspettare per un lungo periodo, fino a quando il tempo non è stato buono per le riprese e mi trovavo con i Nenets (un antico popolo del nord). Mi hanno alimentato con pesce congelato e mi hanno permesso di guidare sulle renne (allego foto dell’insediamento Nenets).

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© Nenets by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Nenets by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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VIQuanto tempo hai impiegato per la documentazione, l’esplorazione, il viaggio e la ripresa? E dopo quali vicissitudini o incontri è cresciuta la consapevolezza del progetto libro?

DT – Ci sono voluti circa tre anni per rendere il progetto nella sua totalità. Una parte significativa l’ho trascorsa al computer su Internet, alla ricerca di questi luoghi, anche il tempo di ripresa dipendeva dalle condizioni meteorologiche, non solo da me stesso. Oltre a questo, ho dovuto visitare alcune località in autunno – per preparare il paesaggio, rimuovendo gli ostacoli (cespugli e piccoli alberi), per ricreare il paesaggio ideale. Alla fine la serie comprende solo parte di alcuni oggetti fotografati perché in altri casi il risultato non è stato soddisfacente e così non ho usato il materiale. Il libro si è rivelato brillante, io sono molto grato a Mario Peliti, e Davide Monteleone, naturalmente, per la creazione di un oggetto libro così. Non so se ci saranno nuove prospettive sul progetto, ma sicuramente adesso rappresenta un buon modo per la presentazione di questa serie.

VIYou tell me some necdotes happened while shooting or the particular some pictures to you deares?

DT – It’s hard to choose something especially interesting – process of shooting resembles regular working days (joke). Once I had to wait for a while, until the weather gets well for shooting, and I was staying with Nenets (an ancient northern people). They fed me frozen fish and let me ride on reindeers (you could find picture of the settlement in the attachment). As to the favorite pictures, I would say that I don’t separate the series into different images. What matters for me is the whole body of work and the idea and stories behind it.

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© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

VICi parleresti dell’esperienza del libro, della scelta e del rapporto con l’editore e gli altri attori coinvolti?

DT – Quando ho fatto il primo libro Escape ho passato un sacco di tempo per la sua produzione, tra molti schizzi e campioni. Ho discusso con l’editore Hannes Wanderer (Peperoni Books) tutto il percorso e il processo. Il libro è bello, non sono sicuro solo della copertina – è molto lucida e commerciale, a mio parere, ma lo posso giudicare solo ora che è passato un po’ di tempo. Per Restricted Areas ho vinto diversi premi europei eppure il processo di lavorazione del libro ha preso molto meno tempo. Abbiamo discusso di tutto, naturalmente, le questioni importanti e soprattutto la cover, il testo, la ricerca del layout e le correzioni … Molte decisioni sono state prese dall’editore stesso, e il risultato mi ha stordito per quanto fosse bello così come sembrava sarebbe dovuto essere.

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© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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VINadav Kander con “Dust”, Tamas Dezso con “Notes for an Epilogue”, Sasha Rudensky con “Remains”: conosci i loro lavori e pensi possano esserci dei punti di contatto, non solo “semantici” tra i loro e il tuo lavoro?

DT – Sì, conosco questi progetti e, probabilmente, ci sono alcuni punti di contatto, queste storie sono anche collegate alla storia post-sovietica. Ma non sono molto interessanti per me personalmente, non mi piace molto guardare il lavoro di altri fotografi. Come uno scrittore ha detto, “s’impara a scrivere attraverso altre arti”. Lo stesso è per me, un po’ come guardare un film e seguire altri campi dell’arte contemporanea.

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© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

© Escape by Danila Tkachenko (Dewi Lewis Publishing, 2015)

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Danila Tkachenko BIO: (nato nel 1989 a Moscow) è un visual artist che lavora con la fotografia documentaria. Nel 2014 si è diplomato alla Rodchenko Moscow School of Photography and Multimedia, nello stesso anno ha vinto il World Press Photo 2014 con il progetto Escape. Nel marzo del 2015 ha ultimato Restricted Areas con cui ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo tra cui premi, mostre e pubblicazioni. Al momento Danila Tkachenko è impegnato su due progetti in Russia  e in Cina.  Danila Tkachenko è rappresentato dalla Kehrer Gallery (Berlino), Galleria del Cembalo (Roma), Pechersky Gallery (Mosca).

Editor: Dewi Lewis Publishing/Peliti Associati (Italy)
Hardcover: 80 pagine
Photography: Danila Tkachenko
Text: Con un testo di H.G. Wells e una mappa dei luoghi
Language: Pubblicato in 5 versioni: Inglese / Italiano / Tedesco / Francese / Spagnolo
ISBN: 978-1-907893-82-7
Size: 24.5 x 30 cm

www.danilatkachenko.com

A cura di Valentina Isceri

Traduzione a cura di Cristian Cai