Doug DuBois - My Last Day at Seventeen

Aperture, 2015

I teenagers di Cobh.

L’ultima pubblicazione di Doug DuBois, My last days at seventeen, è firmata Aperture e pubblicata nel 2015 dalla storica casa editrice newyorkese. In un ritorno di tenerezza per l’età più eccitante dell’esperienza umana, Doug propone uno storytelling sul mondo dei diciassettenni esaminando le difficoltà della loro crescita nell’Irlanda dei nostri giorni e attirando il plauso della critica di tutto il mondo.

Eccentrici e tentacolari o invisibili e solitari, gli adolescenti sono dunque i protagonisti di questo set fotografico, tra la staged photography attraverso veri e propri shooting  e il reportage più autentico, fatto di incontri casuali con i soggetti. Così, nel sordo agitarsi di coscienze s’intuisce una  fitta e tumultuosa rete di individualità che si orienta verso una visione ancora confusa e che trova stimolo talora nell’aggregazione, tal’altra in qualcosa di poco tangibile ma comunque in un sentimento di reciprocità e solidarietà nell’avvenire.

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© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

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Ne emerge il potere propulsore e animatore che solo una forte personalità quale quella dei giovani può venir fuori in una comunità di “seventeen”, con tutto il carico di insicurezze e difficoltà conseguenti.

Il tessuto narrativo di queste e altre storie adolescenziali viene fuori attraverso la fotografia, piegata per veicolare emozioni e tensioni non elaborate e impiegate come strumento di comunicazione più immediato, oltre che articolato. Nel vasto e inquietato movimento dei teenagers, e quindi in My last days at seventeen, parecchie di queste cose sono presenti, nella proporzione in cui è giusto che vi siano e con la spontaneità propria di chi si cala nel contesto, vivendolo giorno per giorno. Coltivando il proprio dono lirico nella narrazione, il fotografo statunitense Doug DuBois lascia una riproduzione della sua serietà e sincerità: guardiamo questo libro e i suoi protagonisti che si dileguano tra le pagine pur avvolgendoci in uno sguardo ambiguo e ammiccante. Tutto si sovrappone e si confonde e un dato solo su tutto splende: la giovinezza col suo serbatoio di contraddizioni, tra agi e mollezze, difficoltà e crisi esistenziali. La vitalità del fotoromanzo, com’è ovvio, è soprattutto in ragione della sua qualità artistica, e dalle personali esperienze da cui il volume nasce.

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© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

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Alla sua seconda pubblicazione (la prima focalizzata sul racconto più intimo con i propri familiari All the days and nights, Aperture 2009), My last days at seventeen raccoglie gli esiti di cinque anni trascorsi nella cittadina di Cobh, Country Cork, a fotografare un gruppo di giovani provenienti dal complesso residenziale di Russell Heights.

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© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

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INTERVISTA con Doug DuBois

GAL’uso della luce è molto importante. In che misura la luce l’aiuta a creare la storia?

DD – Ho fotografato in Irlanda e la luce lì è sia bellissima che frustrante. Nuvole e temporali vanno e vengono così velocemente che ad un dato momento piove e un attimo dopo c’è un’incredibile luce da tempesta, poi tutto sembra schiarirsi solo per poi riannuvolarsi e portare via tutto quanto. Ogni cambiamento nella luce altera la tonalità, il colore e la forma della scena. Devi soltanto fartene una ragione e non esserne troppo frustrato.

Quando tutto prende corpo, è meraviglioso. Ho una foto di questo ragazzino di 12 o 13 anni, Jordan, che penzola dal palo della luce all’ingresso del suo quartiere. Si era arrampicato su questo palo alto 50 piedi come fosse niente. Doveva venire giù cosi che potessi impostare la mia fotocamera. Posizionai tutto e Jordan salì il palo un’altra volta. C’era tutto – Una luce grandiosa e Jordan stava penzolando perfettamente. Feci una foto e misi a posto il volet, quando tre donne vennero fuori da tre case diverse urlando a Jordan di scendere immediatamente dal palo. Tutte e tre mi rivolsero uno sguardo truce e senza dire una parola tornarono dentro. Fui fortunato con quella foto ma cose così non succedono spesso.

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© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

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Fotografo molti interni e per questi, spesso utilizzo combinazioni di luci stroboscopiche, luce d’ambiente e occasionalmente luce alogena. In questo caso si tratta di una produzione, che spesso richiede ore da organizzare. Queste possono risultare alquanto laboriose – non sono veloce come dovrei essere – e includere la sistemazione di mobili, test digitali o con Polaroid e una gran quantità di pazienza da parte del soggetto. Mia sorella e mio nipote sono una squadra eccezionale. Uno regge una luce o un riflettore mentre io fotografo l’altro.

Alla fine, non importa quanto elaborata o spontanea sia la luce, deve contribuire al tenore emotivo e al significato dell’immagine. Se la luce si impadronisce della scena e dell’immagine, si ottiene uno sfoggio virtuoso di nulla, e se la luce non c’è o non è quella giusta, allora si ha il problema opposto – un’espressione povera di una grande idea.

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© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

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GAHa un metodo di lavoro che segue per ogni serie, o cambia per ciascun progetto?

DD – Non sono terribilmente sistematico e ogni progetto impone delle necessità diverse offrendo sfide uniche. Certamente possiedo un bagaglio di tecniche e modi di affrontare i progetti, ma variano abbastanza, penso, al fine di mantenere le cose interessanti.

In Irlanda, spesso girovago senza meta con la macchina fotografica, sperando di imbattermi in una fotografia – come Jordan sul palo, o una piccola folla di persone che osservano un vicino che pittura la sua casa, o Kevin ed Eirn che si alzano dal letto alle 2 del pomeriggio. Ho lavorato in questo modo per molto tempo e lo sento come un metodo fresco e pieno di possibilità. Fino a che mi sentirò così, continuerò allo stesso modo.

Gli estratti dell’intervista, già edita e pubblicata nel 2011, sono a cura di Gianpaolo Arena. Qui l’intervista completa: www.landscapestories.net/interviews/doug-dubois

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© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

© My Last Day at Seventeen by Doug Dubois (Aperture, 2015)

Le fotografie di Doug Dubois (nato a Dearborn, Michigan, 1960) si trovano nelle collezioni del Museum of Modern Art, New York; San Francisco Museum of Modern Art; J. Paul Getty Museum, Los Angeles; e Los Angeles County Museum of Art. Ha ricevuto borse di studio dalla John Simon Guggenheim Foundation, MacDowell Colony e National Endowment for the Arts. DuBois ha esposto presso il J. Paul Getty Museum e il MoMA. La sua prima monografia è stata All the Days and Nights (Aperture, 2009), e ha fotografato per diversa riviste tra cui il New York Times Magazine, Time, Details, e GQ. DuBois insegna al College of Visual and Performing Arts at Syracuse University.

Hardcover: Clothbound, 156 pages with 79 four-color images. Includes a graphic novel component.Patrick Lynch (illustrations) is a cartoonist, illustrator, and graphic designer based in Dublin. He is cofounder of the small publishing outfit Cardboard Press and a member of the Edition Book Arts group.
Publisher: Aperture Foundation​, 2015
Language: English
ISBN: 978-1-59711-313-7
Product Dimensions: 9 3/8 x 11 1/2 in. (24 x 29.3 cm)

dougdubois.com
aperture.org

A cura di Valentina Isceri

Traduzione a cura di Cristian Cai