PINO MUSI - Fotografo, Italia

In questa sezione i 10 photobooks del cuore selezionati e raccontati da Pino Musi, fotografo (Salerno, 1958). Pino Musi vive e lavora tra Milano e Parigi. Si avvicina alla fotografia all’età di quattordici anni, quando inizia ad apprendere da autodidatta la tecnica del bianco e nero. Il fascino per la camera oscura, così come l’assidua frequentazione – almeno fino a metà degli anni ottanta – delle “cantine” che ospitavano il teatro sperimentale d’avanguardia, segnano profondamente la sua ricerca sia sul piano linguistico sia su quello concettuale. Nel tempo, il suo lavoro si interseca con molteplici aree di interesse, dall’antropologia all’architettura, dall’archeologia alla produzione industriale. Fondamentali, inoltre, sono stati gli incontri con il regista Jerzy Grotowski e con l’architetto svizzero Mario Botta, con cui ha portato avanti per anni una stretta collaborazione. Contraddistinta dall’insistente sperimentazione sulla forma, mai fine a se stessa, ma coerente ad un rigore progettuale, la ricerca di Pino Musi trova modalità di espressione privilegiata nella realizzazione di libri, soprattutto libri d’artista, ricevendo importanti riconoscimenti internazionali.

 

Ritratto di Pino Musi

Portrait of Pino Musi

 

Non solo i libri più importanti, non solo i più innovativi. Quelli che ci sono più cari o che guardiamo per il puro piacere della lettura. Quelli che rientrano tra le nostre scelte preferite di sempre e che più spesso riportiamo alla mente. Quelli che ci hanno aperto delle finestre su altre culture e che descrivono o creano mondi. Quelli che accendono la nostra curiosità e il nostro interesse. Quelli che continuiamo a cercare nonostante siano impolverati, ingialliti dal tempo o consumati, che ci hanno fatto innamorare della fotografia e che ancora oggi continuano a sedurci. Quelli che più desideriamo. Domani saranno naturalmente altri.

 

Immagine dello studio di Pino Musi

Immagine dello studio di Pino Musi

 

Ho sempre pensato, fin da quando ho cominciato a fare fotografie, che nutrirmi dell’immaginario degli altri, inteso nella più ampia palette espressiva, fosse un grande dono della vita. Quale poteva essere quindi il modo più semplice per poter stabilire un contatto diretto con questo immaginario? Scegliere ed acquistare libri. Di fotografia, certo, o anche libri dove la fotografia dialogasse con altri linguaggi in modo da costituire un luogo caldo tra gli interstizi e le grandi aperture dello spazio delle pagine, dove ci fossero spunti per sviluppare la mia capacità selettiva e di autonomia di visione, dove assorbire energia per il lavoro di fotografo che andavo maturando. Mi sono dato quindi fin da subito una serie di regole per definire le scelte della mia biblioteca: i libri prima di tutto avrebbero dovuto avere contenuti forti, anche se non sempre facilmente condivisibili, avrebbero dovuto far decantare le forme della fotografia con inattesi rimandi, avrebbero dovuto far risaltare il lavoro dell’autore, ma non celebrarlo con pedanteria, avrebbero dovuto preferibilmente non essere cataloghi con progressivi accumuli di immagini, ma corti circuiti di scritture, avrebbero dovuto essere stampati e fabbricati a regola d’arte.

Nelle diramazioni della mia biblioteca dover selezionare dieci libri è cosa ardua, forse ingiusta. Ho deciso, quindi, anche per non complicarmi la vita, di lasciar spazio ad un atto di amore totalmente istintuale: scegliere i primi dieci che riemergono nella mia memoria e ritornare su di ognuno con un breve testo di accompagnamento.

 

Immagine della libreria di Pino Musi

Image from Pino Musi library

Immagine della libreria di Pino Musi

Image from Pino Musi library

 

Vladimir HipmanPrace Je Ziva  Prague Ceská Grafická Unie A. S., 1945

Autore di grande talento e di notevole abilità tecnica Hipman realizza questa importante monografia sull’industria ceca all’indomani della seconda guerra mondiale. Purtroppo scompare subito dopo a causa di una epurazione politica. Attraverso viste di fabbriche, strutture in acciaio, accumulo di materie prime, ritratti di operai, l’autore ceco rende omaggio al lavoro dell’uomo senza cadere in una facile retorica celebrativa. Questo libro mi è caro perché è stato faticoso reperirlo dopo averlo cercato a lungo. Negli anni novanta ho avuto una vera e propria passione per i libri stampati in heliogravure, tecnica molto in voga fino agli anni settanta, contraddistinta da una grande matericità degli inchiostri e da una profondità dei neri mai raggiunta successivamente nella stampa dei libri fotografici, e ho cominciato, quindi, a mettermi alla ricerca di quelli che ritenevo più interessanti.

 

cover of the book: Vladimir Hipman 'Prace Je Ziva'

internal cover of the book (with dust jacket): Vladimir Hipman ‘Prace Je Ziva’

© Vladimir Hipman from 'Prace Je Ziva'

© Vladimir Hipman from ‘Prace Je Ziva’

© Vladimir Hipman from 'Prace Je Ziva'

© Vladimir Hipman from ‘Prace Je Ziva’

© Vladimir Hipman from 'Prace Je Ziva'

© Vladimir Hipman from ‘Prace Je Ziva’

 

Paul Strand/Claude Roy - La France de Profil  La Guilde du Livre, 1952

Libro sulla campagna francese con fotografie di Strand del 1950-1951, realizzato a quattro mani con lo scrittore Claude Roy e magnificamente stampato in heliogravure. Strand ha continuato a promuovere un’idea di fotografia che è un tutto unitario, senza mediazioni, senza ricami, diretta. Nel 1940 ai suoi studenti diceva: “Quando si mette una foto su un muro, o funziona come un tutto o non funziona affatto. E ogni scusa, ogni argomento, ogni impalcatura che le si crea intorno non fa altro che comprometterla ulteriormente”. Concetto che per me è diventato fondamentale in tutto il mio lavoro di fotografo. Il libro è interessante per come integra immagini e testo in un gioco di sottili contrappunti grafici e di rimandi di senso, senza mai far diventare il testo didascalia della foto e viceversa. La cosa poi che mi è sembrata intrigante e bizzarra di questo lavoro è che, nonostante la dichiarazione di intento degli autori, soprattutto di Roy, di rifiutare un approccio vis à vis con la realtà (peraltro lo stesso titolo lo esplicita), le immagini di Strand continuano ad essere rigorosamente icastiche, riprendendo il motivo, caro al grande fotografo americano, del ritratto frontale.

 

© Paul Strand/Claude Roy from 'La France de Profil'

© Paul Strand/Claude Roy from ‘La France de Profil’

© Paul Strand/Claude Roy from 'La France de Profil'

© Paul Strand/Claude Roy from ‘La France de Profil’

© Paul Strand/Claude Roy from 'La France de Profil'

© Paul Strand/Claude Roy from ‘La France de Profil’

 

Sherwood Anderson/Art Sinsabaugh - 6 Mid-American Chants by Sherwood Anderson – 11 Midwest Photographs by Art Sinsabaugh. The Nantahala Foundation, Highlands, North Carolina. Jonathan Williams Publisher, 1964

Pubblicato nel 1964, questo è il primo libro di Art Sinsabaugh, ideato e curato da Jonathan Williams sotto l’impronta della sua Jargon Society. Williams era noto per la bellezza, lo stile, e l’unicità delle sue pubblicazioni. I “canti” di Anderson ritraggono il paesaggio rurale del Midwest come luogo di comunione, rifugio dall’oppressione della città, come ambiente traboccante di ricordi e misteri. Art Sinsabaugh ha dato forma visiva specifica alle immagini letterarie di Anderson, ma con la sua scrittura fotografica ha aggiunto un elemento innovativo per l’epoca: una dilatazione orizzontale dell’inquadratura che ha reso il paesaggio ancora più struggente. Sinsabaugh ha lavorato con una camera 12×20 inch. tagliando successivamente il negativo in un formato ancora più stretto e lungo. Le immagini finali ne risultano allo stesso tempo molto grandi e molto piccole, lunghe e sottili. Una linea moltiplicata all’infinito e ricca di minuziosi dettagli nel confine fra il piano orizzontale e quello verticale.

 

cover of the book:  6 Mid-American Chants by Sherwood Anderson - 11 Midwest Photographs by Art Sinsabaugh

cover of the book: 6 Mid-American Chants by Sherwood Anderson – 11 Midwest Photographs by Art Sinsabaugh

 

Yutaka Takanashi - Toshi-e (Toward the City), 1974

Yutaka Takanashi, nato a Tokyo, ha studiato fotografia alla Nihon University. Dopo un grande successo come fotografo commerciale, è diventato co-fondatore del gruppo “Provoke”. Nel 1974 ha pubblicato questo primo suo libro, con l’ausilio del grande Kohei Sugiura, forse il più importante grafico giapponese di quegli anni.  Da molti esperti e a ragione, a mio avviso, “Toshi-e” è considerato come uno dei migliori libri fotografici di tutti i tempi e coloro che hanno familiarità con la storia dei libri fotografici giapponesi sono perfettamente consapevoli del fatto che questo è stato uno dei libri più importanti emersi dal movimento Provoke, ma, soprattutto, forse, il libro che ha elaborato in modo più visionario e drammatico la post catastrofe nucleare vissuta dal Giappone. Altro capolavoro in heliogravure, Il volume (diviso in due blocchi separati, uno più grande ed uno più piccolo) utilizza spesso e di proposito varie fotografie ripetute più volte per rendere ancora più ossessiva e opprimente questa atmosfera abbagliata e pulviscolare, la polluzione visiva in cui Takanashi avvolge la sua città. Quando si sfogliano le pagine di “Toshi-e” ci si rende conto che, nonostante sia stato pubblicato molti anni fa, la sua scrittura è ancora viva e attuale. Proprio come ogni classico non risulta mai datato. Libro oggi introvabile, sono riuscito faticosamente a reperirlo in ottime condizioni solo dopo anni di ricerca.

 

© Yutaka Takanashi from 'Toshi-e (Toward the City)'

© Yutaka Takanashi from ‘Toshi-e (Toward the City)’

© Yutaka Takanashi from 'Toshi-e (Toward the City)'

© Yutaka Takanashi from ‘Toshi-e (Toward the City)’

 

Larry Sultan/Mike MandelEvidence libro d’artista del 1977 e riedizione DAP del 2003

E’ una raccolta di immagini selezionate dagli archivi di istituzioni pubbliche e private, aziende e agenzie americane e ricontestualizzate in un libro da Mike Mandel e Larry Sultan. Base fondamentale, in quegli anni, per una nuova pratica concettuale attraverso la fotografia, il libro tenta, riuscendoci, una forma di spiazzamento da quel dogma che voleva che ogni fotografia avesse una paternità e fosse all’interno di un percorso narrativo comprensibile e rassicurante. Le fotografie, nel loro intento originale, erano state realizzate e usate per documentare precise situazioni collegate ad attività industriali, a sperimentazioni scientifiche o altro, ma nella nuova sintassi visiva messa in opera da Larry Sultan e Mike Mandel le stesse immagini risultano spaesate, ormai fuori completamente dal contesto originario, non “dimostrando” praticamente più nulla al di fuori dell’enigma messo in gioco dai due artisti americani. Nel libro questa tendenza è espressa chiaramente da una sequenza che si limita a strutturare le immagini su una base visiva asimmetrica valorizzando al massimo l’efficacia autonoma di ciascuna fotografia. La grazia concettuale in cui Mandel e Sultan hanno prodotto questo lavoro è sorprendente ed è servita da input per tutta una serie di artisti che hanno lavorato nella loro stessa direzione in anni successivi, francamente non sempre con risultati di particolare rilievo.

 

© Larry Sultan/Mike Mandel from 'Evidence'

© Larry Sultan/Mike Mandel from ‘Evidence’

© Larry Sultan/Mike Mandel from 'Evidence'

© Larry Sultan/Mike Mandel from ‘Evidence’

© Larry Sultan/Mike Mandel from 'Evidence'

© Larry Sultan/Mike Mandel from ‘Evidence’

 

Nicholas Nixon - L’insieme di tutti i suoi libri

Chi conosce Nicholas Nixon probabilmente lo conosce attraverso “The Brown Sisters”, un progetto, partito quasi trenta anni fa, in cui Nixon ha fotografato, ogni anno, sua moglie e le sue tre sorelle. La serie è assolutamente semplice e familiare e testimonia l’affetto verso i suoi cari, ma anche l’arte e l’onestà del fotografo americano. Nixon sfida in maniera decontratta lo spettatore a riconoscere i cambiamenti operati dall’ invecchiamento e, senza scendere mai in una dichiarazione retorica dei valori della famiglia, mette gioiosamente in risalto i legami duraturi. Autore molto più complesso di quanto la serie delle sorelle Brown evinca, Il fotografo utilizza un apparecchio 11×14 inch. per la realizzazione delle sue immagini, usandolo, caso più unico che raro, con la stessa freschezza con cui si usa una fotocamera di piccolo formato. Una tecnica messa a punto anche con l’ausilio di un sapiente uso dei flashes elettronici. Tutti i suoi libri, per quanto non eccezionali, purtroppo, dal punto di vista della mise en page e della fattura, sono straordinari tasselli del suo immaginario ed un chiaro esempio della sua originalità espressiva e della sua maestria. Dove i fotografi d’azione cercano il momento decisivo, Nixon cerca l’interazione decisiva. La fotografia di Nixon fa costante riferimento ad una universale necessità di bisogno di compagnia, uomini e donne mostrano la propria vulnerabilità e il desiderio di incontrarsi. Le sue recenti fotografie hanno una distanza molto ravvicinata al soggetto: coraggiosamente Nixon diventa attore, parte di un rapporto fisico, di un atto d’amore. In tutta la sua opera è presente la pietas verso l’altro, ma anche verso se stesso. Nelle foto di persone l’autore tende spesso ad omettere le facce optando invece per le viste di torsi, braccia, mani, gambe e piedi, non lasciando mai però lo spettatore col senso che i suoi soggetti siano freddamente “sezionati”.

 

© Nicholas Nixon book covers

© Nicholas Nixon book covers

© courtesy of Nicholas Nixon

© courtesy of Nicholas Nixon

© courtesy of Nicholas Nixon

© courtesy of Nicholas Nixon

 

Hiroshi Sugimoto - Theaters (Special Edition)  Sonnabend Sundell Editions and eyestorm, 2000

Libro di Sugimoto sulla conosciutissima serie dei teatri e dei drive-in. Disegnato divinamente da Takaaki Matsumoto, le immagini sono state scannerizzate e separate in quadratone da Robert J. Hennessey, uno dei mostri sacri della prestampa e poi stampato a Rhode Island da Meridian Printing. In più il volume è accompagnato da una photogravure originale di Sugimoto stampata da un altro grande maestro: Jon Goodman. Il tutto racchiuso in boites di alluminio senza saldature. Un capolavoro minimalista che restituisce con un’altissima qualità di realizzazione tutte le sfumature espressive dell’universo di Sugimoto.

 

© Hiroshi Sugimoto from 'Theaters (Special Edition)'

© Hiroshi Sugimoto from ‘Theaters (Special Edition)’

© Hiroshi Sugimoto from 'Theaters (Special Edition)'

© Hiroshi Sugimoto from ‘Theaters (Special Edition)’

 

Lars TunbjörkOffice Journal Publishers, 2002

Questo libro sugli uffici include foto di spazi giapponesi, americani e svedesi e le persone che li occupano. Tunbjörk punta voracemente il suo obiettivo su ogni sorta di oggetto comune: il tappeto, la scrivania ad angolo, la torta di compleanno, una massa di fili elettrici, sedie vuote, cestini e schedari, corpi ripiegati in pose improbabili, illuminati da una cruda e vivida luce. Questi elementi forniscono informazioni su come, nelle diverse culture, si viva l’oppressione degli spazi ristretti e si interagisca in maniera scomposta entro i limiti di un recinto in cui si è rinchiusi: persone che parlano al telefono sotto la propria scrivania, donne che diffondono documenti su tutto il pavimento in un rituale senza senso, in realtà cercano una via di fuga o un adattamento ad uno spazio in cui non ritroveranno mai una condizione di piena vivibilità. “Office” solleva legittimi interrogativi sulle dinamiche culturali dello spazio. Libro originale nella sua scrittura, estremamente lontana da me, ma proprio per questo molto attraente.

 

© Lars Tunbjörk from 'Office'

© Lars Tunbjörk from ‘Office’

© Lars Tunbjörk from 'Office'

© Lars Tunbjörk from ‘Office’

© Lars Tunbjörk from ‘Office’

© Lars Tunbjörk from ‘Office’

 

Lynne Cohen - Occupied Territory Aperture, 2012

Se c’è veramente una autrice che io possa definire “compagna di viaggio” questa è Lynne Cohen, scomparsa da poco lasciandomi un gran vuoto. Lynne Cohen ha fotografato ambienti sin dai primi anni 1970. Si riesce sempre a percepire un umore dei luoghi in tutte le sue immagini. Anche se spopolati i suoi ambienti non risultano mai freddi e gli indizi che la Cohen lascia nello scenario, nello stesso tempo ci informano di un vissuto reale, ma contemporaneamente ci catapultano direttamente in quello spazio, in una sorta di transfert dove ognuno può comporre la storia che desidera. Questa è una implicazione fondamentale del suo lavoro: le sue fotografie segnano spazi occupati più dalla fantasia dello spettatore che da corpi fisici. Ci lasciano, appunto, come il titolo di questo libro bellissimo dichiara, occupare quel territorio, il suo territorio.

 

© Lynne Cohen from 'Occupied Territory'

© Lynne Cohen from ‘Occupied Territory’

© Lynne Cohen from 'Occupied Territory'

© Lynne Cohen from ‘Occupied Territory’

© Lynne Cohen from 'Occupied Territory'

© Lynne Cohen from ‘Occupied Territory’

© Lynne Cohen from 'Occupied Territory'

© Lynne Cohen from ‘Occupied Territory’

 

Issei Suda - 1975 Miuramisaki Akio Nagasawa Publisher, 2012

Quest’anno ad Arles ho ricevuto in dono dal mio amico editore e gallerista giapponese Akio Nagasawa questo libro da lui edito con gran cura nel 2012. Composto da una serrata sequenza di sole 6 immagini (la famosa sequenza del serpente) stampate in modo sublime, questo libro / opera si oppone alla prassi dilagante del libro fotografico come racconto che ritorna sul medesimo contenuto con sequenze ridondanti, operando coraggiosamente nella direzione di una sintesi efficacissima dell’immaginario di Suda. Issei Suda occupa una posizione originale nella fotografia giapponese con i suoi ritratti, le foto di scene di strada e in particolare per la sua importante serie “Fushi Kaden”. Il quotidiano, l’ordinario, in composizioni semplici e dirette, ma pervaso da un mistero destabilizzante. Il fotografo giapponese ha iniziato la sua carriera nel 1967 come fotografo di scena del gruppo teatrale d’avanguardia “Tenjo Sajiki”, una compagnia teatrale diretta dal drammaturgo Terayama Shuji. La sua origine di fotografo di teatro me lo rende particolarmente caro in quanto anch’io ho cominciato ad interessarmi di fotografia, da ragazzo, in stretto rapporto con il teatro sperimentale di quegli anni.

 

© Issei Suda from '1975 Miuramisaki'

© Issei Suda from ’1975 Miuramisaki’

 

A cura di Gianpaolo Arena

www.pinomusi-operatingtheatre.com