MAX PAM - Fotografo, Australia

In questa sezione i 10 photobooks del cuore selezionati e raccontati da Max Pam, fotografo. Negli ultimi quarant’anni Max Pam ha reinterpretato continuamente la sue esperienza attraverso un originale mix di fotografia e autobiografia. È stato riconosciuto come un fotografo di viaggio ma poca attenzione è stata prestata alla struttura del suo lavoro e alle sue tecniche. Il suo lavoro combina l’interesse per l’istantanea e lo scatto pseudo-documentario da momento decisivo con altre modalità di documentazione che possono includere immagini di ricordi o note di scrittura diaristica. L’autobiografia di Pam, similmente ad Araki, è eccessiva, provocatoria e spesso affascinata da un glamour abietto. Vi resta tuttavia, distinguendo il suo lavoro da molta fotografia contemporanea, una sensibilità costante per l’incontro faccia a faccia. Due suoi libri, Going East e Ramadan in Yemen, sono inclusi in Phaidon’s History of the Photobook Vol 2 del 2006 e nel terzo volume del 2013. Le sue stampe sono in collezioni nazionali e private in Australia, Francia, Gran Bretagna, Italia e Giappone. Alcuni dei libri pubblicati sul lavoro di Max Pam includono: Max Pam (1999), Etiopia (1999), Oceano Indiano Journals (2000). Ma è stato il primo Going East – Twenty Years of Asian Photography (1992) a vincere il più prestigioso premio per un libro, il “Prix du livre.” Il suo libro più recente Atlas Monographs(2009) ha vinto il Premio Internazionale Photo Book a Photoespana a Madrid nel 2010.

 

From 'Going East' – India (1971)

From ‘Going East’ – India (1971)

 

Non solo i libri più importanti, non solo i più innovativi. Quelli che ci sono più cari o che guardiamo per il puro piacere della lettura. Quelli che rientrano tra le nostre scelte preferite di sempre e che più spesso riportiamo alla mente. Quelli che ci hanno aperto delle finestre su altre culture e che descrivono o creano mondi. Quelli che accendono la nostra curiosità e il nostro interesse. Quelli che continuiamo a cercare nonostante siano impolverati, ingialliti dal tempo o consumati, che ci hanno fatto innamorare della fotografia e che ancora oggi continuano a sedurci. Quelli che più desideriamo. Domani saranno naturalmente altri.

 

Max Pam library

Max Pam library

Max Pam workspace

Max Pam workspace

 

Edward WestonThe Daybooks of Edward Weston edited by Nancy Newhall. NY: Horizon Press, 1961–1964. 2 vols.

Non ho mai posseduto questo libro. Mi è stato consigliato dalla docente Roslyn Bandite, alla scuola d’arte di Londra nel 1971. Poiché aveva totalmente catturato la mia immaginazione lo tenni per tutto l’anno in prestito dalla biblioteca. Racconta con precisione il modo in cui visse a Città del Messico negli anni 1923-1927. Espone le sue vicende e contraddizioni creative ed emotive in modo diretto e coinvolgente. C’era molto da scrivere a riguardo: egli frequentò la sinistra radicale e il mondo bohemien, tra cui Frida Kahlo e Diego Rivera. Si tratta del primo fotografo che discute di fotografia che io abbia mai letto, ne apprezzavo l’atteggiamento privo di compromessi riguardo la vita e l’arte, su come fossero inseparabili. Mi ha spinto a percorrere la stessa strada.

 

Edward Weston – The Daybooks of Edward Weston

Edward Weston – The Daybooks of Edward Weston

 

Bill Brandt - Perspective of Nudes Hardcover – January 1, 1961

Uno dei libri più stimolanti della mia collezione. Vidi i suoi nudi ad una retrospettiva del 1970 tenuta alla Hayward Gallery di Londra. Fu amore a prima vista. Nessuno è in grado di fotografare le forme femminili con la stessa verve e intensità.

 

Bill Brandt - Perspective of Nudes

Bill Brandt – Perspective of Nudes

 

Diane Arbus - Camera Magazine, 1971

Possiedo Revelation, l’opera definitiva della Arbus, ma non possiedo il numero di Camera Magazine dove la vidi la prima volta. Ho avuto questa epifania nella biblioteca della scuola d’arte. In parole povere mi sono buttato sula rivista, l’ho sfogliata, letto l’articolo sul suo lavoro e da quel momento non sono più stato lo stesso dal punto di vista creativo. Prima di quel momento ero sicuro di cosa la fotografia potesse raggiungere; subito dopo sapevo pienamente come la fotografia potesse funzionare, sia in quanto arte che come comunicazione, al suo livello più primordiale e più potente.

 

Camera Magazine

Camera Magazine

diane-arbus-the-weird-and-the-wonderful-identical-twins-roselle-new-jersey-1967

 

E.J. Bellocq - Storyville Portraits Hardcover, June 1, 1970 by Lee Friedlander (Author), John Szarkowski (Author) MOMA

Possedevo questo libro fino a quando nel 1974 non lo detti in prestito a un amico per non riaverlo mai più indietro. Deve essere da lezione sul dare in prestito i gioielli della propria libreria! Questo libro e la sua potente rappresentazione dei corpi nudi qualche volta feticizza i corpi femminili delle operaie ma è unico nella relazione che stabilisce: mi ha incoraggiato a usare lo stesso sistema collaborativo nel rapporto artista-modella, non solo nel ritrarre il corpo femminile ma anche per tutto il resto del mio lavoro figurativo (ad esempio lavoro e ambiente come portatori di significati importanti).

 

E.J. Bellocq - Storyville Portraits

E.J. Bellocq – Storyville Portraits

E.J. Bellocq - Storyville Portraits

E.J. Bellocq – Storyville Portraits

 

Bernard PlossuLe Voyage Mexicain 1965-1966 Paris, Contrejour, 1979. In-8 broché de 71p renfermant 53 photographies. Préface de Denis Roche. Édition Originale.

Il fotografo francese Bernard Plossu aveva vent’anni quando, nel biennio 1965-66, calpestava le strade del Messico attratto dall’alterità rappresentata dalla beat generation. In questo libro Plossu riesce a trasmettere il desiderio di fuga in un modo visuale poetico, misterioso e del tutto unico. Ogni volta che riprendo questo libro pieno d’anima, mi sento come se avessi assorbito un migliaio di canzoni d’amore sul vivere sulla strada. Non c’è da stupirsi che circa 50 anni dopo, Bernard Plossu è ancora un maestro assoluto della produzione fotografica.

 

Bernard Plossu – Le Voyage Mexicain 1965-1966

Bernard Plossu – Le Voyage Mexicain 1965-1966

Bernard Plossu – Le Voyage Mexicain 1965-1966

Bernard Plossu – Le Voyage Mexicain 1965-1966

 

Ed Rusha - Twentysix Gasoline Stations Published in April 1963[1] on his own imprint National Excelsior Press,[2]

Twenty-Six Gasoline Stations suscitò un grande effetto su di me quando lo vidi per la prima volta quarant’anni fa. Si tratta di una serie fotografica di cose apparentemente insignificanti, semplicemente organizzata e pubblicata autonomamente, che mi ha accompagnato per tutto questo tempo e non ha mai smesso di essere una fonte di ispirazione. La foto di una pompa di benzina, scattata nello stile di un agente immobiliare, è di per sé abbastanza insignificante. Ventisei pompe di benzina ritratte esattamente allo stesso modo e catalogate in un sottile volume, costituiscono un atto di genio. La prima edizione del 1963 fu in 400 esemplari; gli estimatori lo considerano il primo vero libro d’artista, io aggiungerei che probabilmente resta il migliore.

 

Ed Rusha - Twentysix Gasoline Stations

Ed Rusha – Twentysix Gasoline Stations

Ed Rusha - Twentysix Gasoline Stations

Ed Rusha – Twentysix Gasoline Stations

 

Tadayuki Kawahito - Portraits, the people of Varanasi Curieux-do Tokyo, 1975

Questo libro è davvero molto importante per me. A volte a contare non è tanto la qualità della produzione fotografica ma è più una questione di tempismo. Ho trovato il libro sugli scaffali del Maruzen Book Store a Kobe nel 1976. Per alcuni anni mi sono allontanato dal mio primo amore, l’Hasselblad. Scioccamente pensavo che per esser preso sul serio dovevo fotografare in 35mm. Il libro di Kawahito ha cambiato tutto. Il libro è pieno di bellissimi ritratti in bianco e nero da una delle città più sacre dell’India. Una lavoro realizzato in 6×6 così pieno di cultura e talento. Quella stessa settimana, tornato a Tokyo, mi recai da Yodabashi Camera Store e acquistai una 6×6 Zenza Bronica, abbandonando per sempre il 35mm e la OM1. Grazie a questo libro tornai alla mia religione! Due mesi dopo ero in India pieno di ispirazione.

 

Tadayuki Kawahito - Portraits, the people of Varanasi

Tadayuki Kawahito – Portraits, the people of Varanasi

 

Jonathan CapePagan Innocence: K. F. Wong London, 1960

Il lavoro di KF Wong in Borneo e in particolare sul popolo Iban mi ha consegnato una struttura perfetta che permette di decifrare il codice della cultura Iban Dyak in questo paradiso di giungla. Questo è stato molto importante dato che abbiamo vissuto nel Borneo, in una piccola città chiamata Kuala Belait per quattro anni, 1979-1983. Ho passato molto tempo con gli Ibans, mi piacevano e soffrivo a vedere come venivano spremuti dal governo malese e dall’industria del legno. Sfortunatamente non ho molto da mostrare riguardo la mia esperienza con loro; era un pessimo momento per il mio lavoro. KF, che viveva a Kuching Sarawak, era molto noto nel giro dei club fotografici amatoriali del sudest asiatico; aveva ricevuto numerosi apprezzamenti. Con il tempo compresi che il suo lavoro era uscito fuori dal classico bianco e nero degli anni ’50, quando fu realizzato il lavoro col flash di riempimento contenuto in questo libro. Dal 1970 il suo gusto è stato dirottato dai teleobiettivi, dagli strazianti cliché Kodachrome, alberi di palme e tramonti.

 

Jonathan Cape – Pagan Innocence: K. F. Wong

Jonathan Cape – Pagan Innocence: K. F. Wong

Jonathan Cape – Pagan Innocence: K. F. Wong

Jonathan Cape – Pagan Innocence: K. F. Wong

 

 

Allen Ginsberg - Indian Journal City Light Books, San Francisco, 1970

La fotografia in questo libro è abbastanza interessante, la scrittura ancor di più. La forma del flusso di coscienza, prendendo dalla strada e riflettendo da stanze da due soldi, mi incoraggiò a scrivere sulle mie riviste. Ginsberg è una figura davvero importante nella letteratura americana contemporanea, anche perché si posiziona fuori dall’industria culturale, ponendosi come uno degli eroi della cultura giovanile. Ha anche abbandonato l’era Beatnik dopo esserne stato uno degli scrittori che avevano contribuito a definirla, proprio con questo viaggio in India. Ha viaggiato attraverso il subcontinente con il suo amante, il poeta Peter Orlovsky. Entrambi hanno adottato l’abito della strada principale dell’India, il Kurta pigiama, e fatto crescere i loro capelli come hanno fatto molti maschi indiani, hanno preso ingenti quantità di droghe, indossato perline di meditazione, sono entrati in contatto con l’universo metafisico indiano. Era il 1964 e loro due, sebbene durò poco, hanno definito l’inizio dell’era hippy.

 

Allen Ginsberg - Indian Journal

Allen Ginsberg – Indian Journal

Allen Ginsberg - Indian Journal

Allen Ginsberg – Indian Journal

 

Tadanori Yokoo - The Complete (Japanese Edition) Barron’s, 1977

Ho comprato questo libro in un momento in cui ero completamente ossessionato con la roba giapponese: la cultura, il cibo, l’amore, la fotografia, il cinema e il design. Non ci sono migliori designer di Tadanori Yokoo. La capacità di disegno densa e apparentemente priva di sforzo che mostra è un tratto ricorrente dello stile giapponese, stile a cui lui ha aperto la strada. Cita costantemente la xilografia Ukyio, i manga e le strisce comiche, il cinema del dopoguerra. Le sue illustrazioni e la sua capacità progettuale mi incoraggiarono a provare. Non ho la millesima parte del suo talento ma ho avuto l’impressione che conti, più del talento, l’emozione e finanche l’ossessione nel realizzare segni, e come un disegno ne esca fuori potenziato, più di quanto possa fare la fotografia o la scrittura.

 

Tadanori Yokoo - The Complete (Japanese Edition)

Tadanori Yokoo – The Complete (Japanese Edition)

Tadanori Yokoo - The Complete (Japanese Edition)

Tadanori Yokoo – The Complete (Japanese Edition)

 

A cura di Gianpaolo Arena

Traduzione: Sergio Tranquilli

www.maxpam.com