BERT DANCKAERT - Fotografo, Belgio

In questa sezione i 10 photobooks del cuore selezionati e raccontati da Bert Danckaert, fotografo. Danckaert è nato nel 1965 ad Antwerp, in Belgio. Ha studiato fotografia alla Accademia di Belle Arti e all’Istituto Nazionale per le Belle Arti (NHISK) a Antwerp. A partire dalla metà degli anni novanta ha lavorato come fotografo e ha esposto i suoi lavori in mostre personali e collettive in Belgio e all’estero. L’attività di artista è affiancata da quello di critico fotografico per riviste (H Art) e dall’attività di curatore freelance. È professore associato di fotografia all’Accademia di Anversa. Membro del collettivo di fotografi europei POC (Piece of Cake). Nel 1999 ha iniziato la serie ‘Make Sense!’ che è divenuta un libro nel 2006. Nel 2007 ha iniziato a lavorare alla serie ‘Simple Present’ da cui nel 2008 il libro ‘Simple Present – Beijing’, ‘Cape Town Notes’ nel 2009, la serie completa nel 2013.

 

 

‘Bert Danckaert, Beijing, 2007’

‘Bert Danckaert, Beijing, 2007’

 

Non solo i libri più importanti, non solo i più innovativi. Quelli che ci sono più cari o che guardiamo per il puro piacere della lettura. Quelli che rientrano tra le nostre scelte preferite di sempre e che più spesso riportiamo alla mente. Quelli che ci hanno aperto delle finestre su altre culture e che descrivono o creano mondi. Quelli che accendono la nostra curiosità e il nostro interesse. Quelli che continuiamo a cercare nonostante siano impolverati, ingialliti dal tempo o consumati, che ci hanno fatto innamorare della fotografia e che ancora oggi continuano a sedurci. Quelli che più desideriamo. Domani saranno naturalmente altri.

 

 

10 books from Bert Danckaert library

10 books from Bert Danckaert library

 

 

Per mettere assieme una lista di dreambooks mi sono dovuto dar da fare un bel po’. Mi è stato chiesto di stilare la lista dei libri da isola deserta e non quella dei libri più importanti o dei più innovativi. Quelli che più si hanno a cuore, quelli che hanno a che fare con il piacere della lettura e dello sguardo.

Così ho iniziato a frugare nella mia libreria in cerca dei libri che ho scambiato con gli amici, perlopiù persone del gruppo www.pocproject.com: Signs  di Peter Granser o Is this place great or what di Brian Ulrich erano sulla mia scrivania. Ho pensato anche a delle rarità come Etudes Plastiques, una rivista sexi degli anni quaranta, un libro ereditato da uno zio morto in seguito allo svuotamento della sua casa, dove anche i peli pubici sono ritoccati. Ho a cuore anche un libro per bambini che acquistai, Pucki de kabouter di Reneé van Tuyll. Nel libro si narra, attraverso pessime stampe in bianco e nero, di uno gnomo, di un cane e di una bambola Barbie.

Ho deciso di non inserire questi libri. Hanno a che fare con ricordi personali, il loro senso ha a che fare con un punctum troppo nascosto ed ermetico.

La mia lista probabilmente è più prevedibile che sorprendente. Corretta artisticamente e storicamente, forse un po’ accademica. Ma d’altronde una lista è un fatto personale. Questi libri sono stati e sono tuttora la più importante guida che mi abbia aiutato a comprendere, comparare e mettere in dubbio… il mistero dell’immagine fotografica.

 

 


Bert Danckaert studio

Bert Danckaert studio

 

 

Walker EvansAmerika Schirmer/Mosel, 1990

Probabilmente il fotografo più influente di tutti i tempi. Il suo lavoro combina una profonda attenzione sociale e un interesse ossessivo nel mezzo stesso. Oltre all’ovvio livello socio-documentario vi si trovano tracce di concettuale e anticipazioni di pop art.

 

 

Walker Evans - Amerika

Walker Evans – Amerika

Walker Evans - Furniture Store Sign, Birmingham, Alabama, 1936

Walker Evans – Furniture Store Sign, Birmingham, Alabama, 1936

 

 

Robert Frank - The Americans Steidl, 2008

Frank appartiene a quel gruppo di artisti che hanno evitato di avere una meta ben precisa nel processo artistico. Essere on the road è l’obiettivo. Frank è l’action painter e il musicista free jazz della fotografia. Sempre alla ricerca sottraendo qualcosa al buio. Ai limiti dell’impossibilità ma sempre significativo.

 

 

Robert Frank - The Americans

Robert Frank – The Americans

Robert Frank - Luncheonette, Butte, Montana, 1955-1956

Robert Frank – Luncheonette, Butte, Montana, 1955-1956

 

 

Ed Ruscha - Photographer Steidl, 2006

Il pittore Ruscha, influenzato da Walker Evans, iniziò a fotografare nei primi ani sessanta viaggiando per l’Europa. Colse il concettuale di Evans e lo mise a fuoco sulla banalità realizzando serie divertenti con un atteggiamento impassibile. Ruscha, a sua volta, ha avuto un’enorme influenza sui fotografi più ‘seri’ dei New Topographics.

 

 

Ed Ruscha - Photographer

Ed Ruscha – Photographer

Ed Ruscha - Parking lots, 1967

Ed Ruscha – Parking lots, 1967

 

 

Lee Friedlander - The Museum of Modern Art Museum of Modern Art, New York, 2005

Autobiografico come Robert Frank, Friedlander guarda con ironico scetticismo alla società. Il tono non è così cupo come in certe foto di Frank. Friedlander mette le cose in prospettiva, compreso se stesso, con un intelligente senso dell’umorismo.

 

 

Lee Friedlander - The Museum of Modern Art

Lee Friedlander – The Museum of Modern Art

Lee Friedlander - Colorado, 1967

Lee Friedlander – Colorado, 1967

 

 

Britt Salvesen and Alison NordstromNew Topographics Steidl, 2009

Il lavoro dei New Topographics combina un atteggiamento documentario da diciannovesimo secolo, uno sguardo sul paesaggio (danneggiato) contemporaneo con un’attenzione (concettuale?) su spazi non spettacolari e noiosi. Il banco ottico rimpiazza il 35mm e lo sguardo autobiografico lascia il posto ad un’osservazione apparentemente oggettiva.

 

 

New Topographics catalogue

New Topographics catalogue

New Topographics: Lewis Baltz - South Corner, Riccar America Company, 3184 Pullman, Costa Mesa

New Topographics: Lewis Baltz – South Corner, Riccar America Company, 3184 Pullman, Costa Mesa

 

 

Mike Mandel and Larry Sultan - Evidence D.A.P., 2003

Anche in questo caso fotografia semplice e lineare e concettualismo si fondono in questa pietra miliare del lavoro di Mandel e Sultan. Negli anni settanta hanno raccolto migliaia di immagini da archivi della polizia, istituti di ricerca, vigili del fuoco, ecc. Questo lavoro è così importante perché è così fondamentalmente fotografico: traslando fotografie scientifiche dal loro contesto a uno nuovo artistico, il loro senso si sposta da quello della semplice evidenza a uno puramente visuale, come enigmi. Una sorta di ready-made.

 

 

Mike Mandel and Larry Sultan - Evidence

Mike Mandel and Larry Sultan – Evidence

Sultan and Mandel - Evidence, 1977

Sultan and Mandel – Evidence, 1977

 

 

Paul Graham - SteidlMack, 2009

Graham in fotografia è probabilmente uno degli innovatori più importanti dopo il 1980. Invece di – come i reporter – andare in posti esotici per raccontare storie di culture nascoste, fotografi come Paul Graham e Martin Parr hanno deciso di non andare via e restare in Inghilterra per concentrarsi sulla realtà sociale locale del loro paese. Loro non stavano guardando l’altro, ma – attraverso la macchina fotografica – alla propria situazione. Graham per esempio ha realizzato foto nelle sale d’attesa dei centri per l’impiego (Beyond Caring); egli stesso in quel momento era senza lavoro. Lentamente il suo lavoro è diventato sempre più complesso (l’opposto è successo a Parr…) principalmente mettendo in discussione il mezzo stesso (American Night, A Shimmer of Possibility).

 

 

Paul Graham

Paul Graham

Paul Graham - Beyond Caring, 1985

Paul Graham – Beyond Caring, 1985

 

 

John Baldessari Rizzoli International Publications, 1990

Credo che John Baldessarri e Lee Friedlander sarebbero andati molto d’accordo. I loro lavori sono differenti ma c’è lo stesso tipo di umorismo. Baldessarri è conosciuto perlopiù per i suoi collages-murales fatti di immagini trovate, soprattutto foto di scena. Baldessari decostruisce il processo di significato coprendo parti (ad esempio, con i suoi famosi punti colorati sui volti) o creando significato assurdo combinando immagini e combinando le immagini con il testo. Un concettualismo all’estremo, quasi una parodia tagliente su se stesso. Dovreste vederlo cantare Sol Le Witt nel 1972! https://www.youtube.com/watch?v=udljwzJcTiU

 

 

John Baldessari - Rizzoli International Publications

John Baldessari – Rizzoli International Publications

John Baldessari - Rizzoli International Publications

John Baldessari – Rizzoli International Publications

 

 

Jeff Wall - Catalogue Raisonné 1978-2004 Steidl, 2005

L’idea di Wall di lasciare che il momento passi è straordinaria. È naturalmente una reazione al momento decisivo di Cartier-Bresson per il quale forma e significato si fondono assieme in un unico momento sublime in tempo reale. Wall lascia che passi, non porta con sé neanche una fotocamera. Ciò che ha visto lo ricorda, lo ricrea e lo rievoca (o lo inventa di fantasia). I suoi grandi light box richiamano la pittura classica così come la pubblicità da poco che vediamo alla fermata dell’autobus o all’aeroporto.

 

 

Jeff Wall - Catalogue Raisonné

Jeff Wall – Catalogue Raisonné

Jeff Wall - Mimic, 1982

Jeff Wall – Mimic, 1982

 

 

Lynne Cohen - Nothing is Hidden Steidl, 2012

Di questa lista Lynne è l’unica artista che conosco personalmente. Siamo diventati amici nel 1993 quando le feci da assistente per un workshop. Rimanemmo in amicizia fino alla sua morte avvenuta nel maggio 2014. Spesso il suo lavoro si presenta come registrazione di installazioni artistiche. Ma tutto ciò che vediamo nelle sue foto viene dal mondo in cui viviamo. Lei trova questi luoghi strani confezionati con manufatti più folli nei laboratori, aule, centri benessere… Il semplice atto fotografico diventa un gioco complicato di riferimenti e significati. Anche in questo caso l’umorismo, l’assurdità, la riproduzione e il concettualismo si fondono insieme. Il mio lavoro ha sempre riguardato l’artificio psicologico, sociologico, intellettuale e politico. Questo è evidente nelle prime immagini, ma negli ultimi anni è ancora più chiaro. Ora sono più interessata all’inganno, alla claustrofobia, al controllo e alla manipolazione. Ritengo che il mio lavoro abbia una valenza sociale e politica senza tuttavia che vi sia un messaggio esplicito. È per questo motivo che mi sento più vicina allo spirito di Jacques Tati che a quello di Michel Foucalt.” – Lynne Cohen

 

 

Lynne Cohen - Nothing is Hidden

Lynne Cohen – Nothing is Hidden

Lynne Cohen - Nothing is Hidden

Lynne Cohen – Nothing is Hidden

 

 

A cura di Gianpaolo Arena

Traduzione: Sergio Tranquilli

www.bert-danckaert.be