Richard Kern - Photographer, U.S.A.

“Pressing the shutter”

LS: Sei una leggenda. Vendi fantasie come nessun altro al mondo. Fantasie erotiche e violente in bianco e nero negli anni ’80, decandenti e nere all’inizio della decade dei ’90 e candidamente voyeuristiche in questo 21esimo secolo. – Qual è il tuo linguaggio?

RK: Ho iniziato a scattare foto alle persone del mio ambiente. Le primissime erano di gente che era nei miei film o che era nel giro della droga. Negli anni ’80 avevo una coinquilina che per un periodo fece la spogliarellista, di conseguenza ho scattato molti personaggi di quel mondo. Per un po’ ho fotografato delle ragazze del gruppo degli Alcolisti Anonimi, quando ne sono uscito. Non ho mai chiesto a nessuno di posare per me, capitava che ragazze annoiate sentissero che stavo fotografando e che venissero a proporsi come modelle. Nel corso degli anni, ho continuato ad andare alla deriva in diversi mondi, utilizzando le ragazze che incontravo per provare diversi stili. A New York, le modelle venivano dalla scena artistica, a Los Angles da quella porno. C’è stato un periodo in cui venivano dai negozi di American Apparel. Funzionava che una ragazza venisse a posare, lo dicesse alle sue amiche che poi venivano a farlo. Negli ultimi anni, la maggior parte delle mie modelle mi hanno scritto grazie allo show che ho fatto per Vice Magazine, “Shot by Kern”. Ho preso molte foto di modelle che erano lì così, ma poi ho cominciato ad anoiarmi e ho iniziato a fotografare le ragazze atteggiamenti che le identificassero in quel preciso istante.

Marty Nations and Lydia Lunch - Fingered (R.Kern - 1986)

LS: Puoi parlarmi della tua gioventù selvaggia a New York?
RK: Non credo che la mia vita fosse cosi selvaggia quando penso a come vivevo allora e come vivo ora… forse lo è stata. Il mio quartiere era pieno di edifici abbandonati e spacciatori. Il mio primo appartamento – lo realizzai solo più tardi – era in un palazzo controllato da un gruppo di spacciatori. Quattro appartamenti erano usati per tagliare e preparare eroina e cocaina e gli altri tre venivano usati dai drogati per vivere e farsi.

Monica in green light - 1993

Jen on her head - 1994

LS: Il tuo lavoro del primo periodo esplora il fetish. Il movimento punk. Puoi parlarmene?
RK: Sono stato molto influenzato dall’attitudine del movimento punk. La mia idea era che se qualcuno avesse guardato le mie fanzines e i film di quei tempi, il suo cervello si sarebbe in qualche modo incasinato un po’ di più e cosi facendo anch’io avrei contribuito a distruggere la cultura come aveva sempre esistito. Erano sogni da gioventù arrabbiata. Non credevo in nessuna regola o legge. Forse Fingered è stato un successo nel senso che molta gente mi ha detto che dopo averlo visto, la loro vita sessuale aveva cambiato. Adesso mi arrabbio se vedo che qualcuno non raccoglie la cacca del suo cane sul marciapiede. Sono indignato quando vedo una bici andare in senso contrario in una via a senso unico.

Elenore's first shave - 2003

LS: Tu esplori il potere delle relazioni tra spettacolo e voyeur.

RK: Forse

Brushing - 2009

LS: Mi ricordo il group show ‘Mnemosyne – The Atlas of images‘ curato dal Centro Arti Visive (2009) con la proiezione del film ‘The Bitches’. Puoi dirmi di più?

RK: The Bitches era più o meno sulla figura di Nick Zedd e il modo in cui poteva apparire cosi macho con le donne e poi trasformarsi in una drag e comportarsi come una donna. Il finale mi ha permesso di allontanarmi da tutta la misoginia del resto del film.

LS: Il tuo primo mezzo artistico è stato il video. Poi hai scelto la fotografia. Puoi parlarmi di questo cambiamento?

RK: In realtà il mio primo strumento è stata la fotografia. Ho iniziato a fotografare per hobby quando facevo le scuole medie. Ho pubblicato diverse fanzines nella meta degli anni ‘70 come unico modo per mostrare le mie foto. Le prime avevano uno stile noir. Andavo in giro a cercare cose strane da fotografare. Un amico mi disse di fotografare tenendo la camera sull’anca senza che la gente e ne accorgesse. Ho forse 10 belle foto di quel periodo. È dura andare in giro aspettando che succeda qualcosa. È molto piu facile allestire una situazione da fotografare. Ho iniziato a fare film perché pensavo che fosse più facile essere notato. Fare film mi sembrava più glamour che fare foto.

LS: Negli ultimi dieci anni anche il tuo linguaggio ha cambiato. Dimmi qualcosa di più…

RK: Non penso che il mio linguaggio sia cambiato, forse io sono invecchiato. Il livello delle mie foto si è forse alzato ma solo perché ci sono molti altri fotografi che fanno le stesse cose che faccio io. Ci sono tonnellate di merda là fuori e anch’io ho fatto la mia parte.

LS: Puoi dirmi a parole tue cosa definisce la femminilità?

RK: In una donna non mi piace il trucco, il profumo o le creme profumate. Odio il deodorante. Mi piace al naturale. Il trucco pesante mi fa pensare alle drag queens. Non mi piace il seno rifatto e la chirurgia plastica in generale.

Lucy, class of 2010

LS:Qual è il tuo processo mentale o meglio il dialogo interno a te stesso prima di premere l’otturatore?

RK: Quando premo l’otturatore, sono già in pilota automatico e sto pensando solo all’inquadratura e a tutte le linee dello sfondo che stanno dietro al mio soggetto. Di solito, arrivo allo shooting con una lista di cose da fare già pianificate. Allora do un’occhiata veloce alla location per capire quali cose nella mia lista potrebbero funzionare meglio. Poi, inizio con quello che sembra più promettente e poi vado avanti con il resto della lista per tutto il tempo che rimane.

Adderall - 2011

http://www.richardkern.com

Intervista a cura di Camilla Boemio
Traduzione di Martina Maffini