Lise Sarfati - Fotografa, U.S.A.

“She”

Landscape Stories: La sua serie She, realizzata tra il 2005 e il 2009, racconta di quattro donne, due sorelle, Sloane e Sasha, la madre Christine e sua sorella Gina. Ce ne può parlare?

Lise Sarfati: Si tratta dell’interrelazione tra quattro donne appunto, due sorelle, Gina e Christine, che sono arrivate ai quarant’anni, e le due figlie di Christine, Sasha e Sloane, ventenni. E’ come guardare all’interno di questo gruppo di donne attraverso specchi e riflessi.

 

© Lise Sarfati, Sloane #07 Oakland, CA 2007, courtesy Brancolini Grimaldi

© Lise Sarfati, Gina #12 Oakland, CA 2009, courtesy Brancolini Grimaldi

 

LS: In questa serie qual è il suo rapporto con l’architettura?
LS: She è realizzato nelle case di legno nella zona del Ghetto di Oakland in California, costruite nel periodo vittoriano. La serie descrive altresì l’ambiente del centro di Oakland che ha un tipo di architettura molto particolare.

LS: Può raccontarci qualcosa riguardo la sua ricerca sull’identità della donna?
LS: In The New Life mi ero concentrata sulle ragazze di 15 e 16 anni, raramente ragazzi. She è incentrata sulle donne.

 

© Lise Sarfati, Gina #24 Oakland, CA 2007, courtesy Brancolini Grimaldi© Lise Sarfati, Christine #10 Hollywood, CA 2006, courtesy Brancolini Grimaldi

© Lise Sarfati, Christine #10 Hollywood, CA 2006, courtesy Brancolini Grimaldi

 

LS: Tutti i suoi lavori sono davvero molto belli ma ce n’è uno che preferisco tra tutti: ‘Christine #04′ Tell me …
LS: Se si legge l’immagine in modo superficiale si vede uno specchio, un abito da sposa, Christine al centro dell’immagine. Il mio lavoro non è biografico, in questo caso, tuttavia, posso dire, si tratta di un matrimonio che non è mai avvenuto.

 

© Lise Sarfati, Christine #04 Oakland, CA 2005, courtesy Brancolini Grimaldi

LS: C’è differenza nel realizzare una serie negli Usa o altrove?

LS: E’ diverso, certamente.

LS: Preferisce lavorare in piccole città dove la vita scorre più lentamente e può meglio conoscere i suoi soggetti. She è stato realizzato tra Oakland, Berkeley, San Francisco, Los Angeles e Phoenix. Ci racconti a riguardo.

LS: Essere nelle città di provincia degli Stati Uniti mi sembra più interessante e pertanto lo preferisco. Mi piace l’architettura e lo spazio. She è stata realizzata nei luoghi dove le donne vivevano durante i quattro anni della realizzazione. Durante quel periodo di tempo si sono trasferite, ma la serie è stata perlopiù scattata a Oakland, nei pressi di San Francisco.

 

© Lise Sarfati, Sloane #62 Oakland, CA 2007, courtesy Brancolini Grimaldi

© Lise Sarfati, Sloane #66 Oakland, CA 2009, courtesy Brancolini Grimaldi

 

LS: Ci sono dei pittori ai quali guarda in cerca di ispirazione (anche pensando ad altre sue serie)?

LS: Non credo che la mia ispirazione provenga dai pittori quanto da una cultura della pittura dalla quale provengo, il mio primo lavoro fu come fotografa per l’Accademia delle Belle Arti di Parigi.

LS: Cosa le interessa dell’adolescenza?

LS: She non tratta dell’adolescenza; The New Life era focalizzata su questo tema.

 

© Lise Sarfati, Gina #09 Berkeley, CA 2009, courtesy Brancolini Grimaldi

© Lise Sarfati, Gina #08 Oakland, CA 2009, courtesy Brancolini Grimaldi

 

LS: L’uso del colore analogico nel suo lavoro si distingue molto e ha un ruolo importante in tutte le sue immagini. Può descrivere la relazione che intercorre tra i colori nelle sue opere?

LS: She è stata realizzata con una pellicola per diapositive a colori e io sono molto precisa quando si arriva all’uso del colore. Ho passato molto di tempo a far sì che la correzione del colore e l’equilibrio fosse il  più accurato possibile. Ho voluto creare una serie che fosse un’entità unica. Mi piace usare la pellicola e non il digitale. Mi piace mantenere la sensazione di una fotografia, piuttosto che di qualcosa di troppo chiaro, nitido e marcato come puoi vederne su uno schermo.

LS: Le sue foto sembrano avere una certa aura cinematografica. E’ qualcosa che lei cerca intenzionalmente di proiettare sulle immagini tipo la messa in scena tipica dei cineasti?

LS: Il mio approccio non è quello della messa in scena. Scelgo i soggetti delle mie foto con molta attenzione e poi lavoro con la loro e la mia energia. Non li istruisco, non li inserisco in un set né li estrapolo dalla loro vita. Ci tengo molto all’autenticità della situazione. Non voglio nulla di esagerato o falso.

LS: Qual è il cinema che preferisce e quale è all’origine della sua ispirazione?

LS: Robert Bresson.

 

© Lise Sarfati, Christine #45 Pioneertown, CA 2008, courtesy Brancolini Grimaldi

LS: Il paesaggio è un elemento importante della sua narrazione. In The New Life

LS: Sì, il mio lavoro è incentrato sul paesaggio americano in particolare She. Il ghetto di Oakland è come uno specchio del centro della città.  Nel ghetto puoi vedere anche l’interazione tra la vegetazione e le strade, alberi e cactus sono disseminati tra le case. Le finestre delle case di legno sembrano dipinti di Edward Hopper. Il centro della città di Oakland è stato costruito nel corso del 20esimo secolo e ha un tipo molto particolare di atmosfera che mi piace.

 

She di Lise Sarfati è stato recentemente pubblicato dall’editore Twin Palms, saggio a cura di Quentin Bajac.
www.twinpalms.com/?p=forthcoming&bookID=183

www.lisesarfati.com

Intervista a cura di Camilla Boemio

Traduzione a cura di Sergio Tranquilli