Luigi Presicce – Artista, Italia

“Magical and Mistery”

LS: I tuoi lavori fondono elementi teatrali, rituali, il ‘misticismo irreligioso‘ di Carmelo Bene con un costante riferimento alla cultura e all’iconografia popolare, sempre alla ricerca di una dimensione metafisica e irreale. In occasione, ad esempio, della celebrazione di S. Antonio Abate a Novoli, hai realizzato la performance ‘La Benedizione dei Pavoni‘ nella quale dialogavano santità e magia. All’interno di una grande gabbia e alla presenza di due bambini, unici spettatori della performance, hai inscenato la tua apparizione a un gruppo di pavoni per sei lunghe ore.Sei rimasto fermo in posa creando un immobile tableau vivant. Puoi parlarmene?

LP: C’è anche molta mitologia intorno a quello che faccio e di certo non sono un fachiro. Di ore ne abbiamo impiegate molte di più per realizzare la performance, soprattutto per far abituare i pavoni alla mia presenza. Come si vede nel video (iniziato a girare di giorno e finito di sera), i pavoni mi ignorano completamente come se fossi sempre stato li con loro. La prima volta che sono entrato nella loro casa, invece hanno avuto una reazione molto emotiva nei miei confronti e scappavano da tutte le parti. Credo che anche l’immobilità abbia fatto molto in questo senso.

 

@ Courtesy Luigi Presicce. La benedizione dei pavoni, 2011, performance per solo due bambini, abitazione privata Porto Cesareo (Lecce). Video Francesco G. Raganato.

 

LS: I tuoi esordi come artista vedevano primeggiare il mezzo della pittura e dei disegni, per poi prediligere: performance, video e fotografia. Puoi parlarmi dell’evoluzione del tuo linguaggio?

LP: Ho sempre affermato che a un certo punto ho cercato l’invisibile nelle cose e la pittura non era più il mezzo adatto a questo mio tipo di ricerca, per questo ho iniziato a concepire delle performance private dove l’opera era il processo e l’oggetto ricavato solo la reliquia dell’atto. Poi, nel 2007 ho incontrato Joan Jonas e nel 2008 Kim Jones, due artisti americani che lavorano principalmente con la performance e che mi hanno dato molto in questo mio percorso conoscitivo. Per il resto non parlerei di video e fotografia nella mia pratica, in quanto non sono i miei linguaggi e non sono io a occuparmene. La documentazione delle mie performance è sempre affidata a collaboratori esterni che ormai assecondano la mia idea delle cose, ma mantengono la loro identità come autori.

Courtesy Luigi Presicce/O'Artoteca, Milano. Dal Dio Seth che combatte a Osiride risorto (particolare di 10 tavole fotografiche) 2010, performance chiusa al pubblico, O'Artoteca, Milano. Foto Giovanna Silva.

Courtesy Luigi Presicce/O'Artoteca, Milano. Dal Dio Seth che combatte a Osiride risorto (particolare di 10 tavole fotografiche) 2010, performance chiusa al pubblico, O'Artoteca, Milano. Foto Giovanna Silva.

Courtesy Luigi Presicce/O'Artoteca, Milano. Dal Dio Seth che combatte a Osiride risorto (particolare di 10 tavole fotografiche) 2010, performance chiusa al pubblico, O'Artoteca, Milano. Foto Giovanna Silva.

 

LS: Cosa rappresenta per te Gino De Dominicis?

LP: Probabilmente quello che rappresenta per tante altre persone che ne hanno subito il fascino in giovane età.

LS: Sei un mistico contemporaneo dell’arte, un iniziato. Cosa ti ‘nutre‘? Cosa leggi, dove trovi spunti e dettagli che abilmente trasformi? Cosa cattura la tua attenzione?

LP: Tempo fa ho realizzato un libro in due volumi (copia unica) dal titolo Mistici e Maghi, che raccoglie immagini ritrovate, collage, disegni originali o semplici interventi fatti a mano sulle immagini stesse. Questo libro contiene tutta una serie di riferimenti ai quali mi rivolgo da tempo, e non si tratta solo di santini o illusionisti, ci sono luoghi legati ad avvenimenti o personaggi, accostamenti apparentemente senza senso, strumenti o momenti diversi dello stesso soggetto.In breve sarei per dire che il mio lavoro nasce da folgorazioni per niente casuali che diventano ossessioni e da subito nasce la necessità di sapere tutto su un determinato argomento o personaggio. Da li le cose si complicano perché poi continuano a spuntare fuori segni e altre strade da seguire.

 

@ Courtesy Luigi Presicce. Mistici e Maghi, 2009, libro d'artista in due volumi, edizione unica rilegata in pelle (in collaborazione con Dragana Sapanjos).

@ Courtesy Luigi Presicce. Mistici e Maghi, 2009, libro d'artista in due volumi, edizione unica rilegata in pelle (in collaborazione con Dragana Sapanjos).

@ Courtesy Luigi Presicce. Mistici e Maghi, 2009, libro d'artista in due volumi, edizione unica rilegata in pelle (in collaborazione con Dragana Sapanjos).

 

LS: Il tuo lavoro fotografico ‘Janny Haniver Show‘ del 2010, tratto da una performance realizzata alla Fondazione Claudio Buziol, ha conquistato la mia immaginazione.

 

LP: Sempre per essere chiari su questo punto, il lavoro fotografico è di Nicola Turrini, un mio bravo collaboratore occasionale, suggerito in quell’occasione da Cesare Pietroiusti. Per quanto riguarda la performance posso dirti che è stato molto interessante lavorare in quegli spazi in seguito alla residenza combinata con O’Artoteca di Milano e la Fondazione Buziol di Venezia. Il titolo della performance si riferisce direttamente all’oggetto che si vede in primo piano sul tavolo tondo di marmo, è una razza di mare che durante la performance, realizzata a porte chiuse, è stata da me tagliata in modo da acquistare l’aspetto di una piccola figura diavolesca. Questa pratica e la figura che da essa viene generata era famosa nel Regno Unito già nel sedicesimo secolo con il nome appunto di Jenny Haniver, oggi comunemente detto pesce diavolo. A questo si è aggiunto il racconto di Klossowski sul Bafometto, la figura animalesca adorata dai cavalieri templari, e quindi i relativi ordini segreti che a questi sono collegati, come la Libera Muratoria, i tagliatori di pietre e la massoneria orginaria raffigurata dai due adepti che nella scena affiancano il Maestro. Questi hanno in mano due spade posizionate a raffigurare il simbolo del sole e una pietra non squadrata misurata con un compasso. Sul petto due ritratti fotografici appesi al collo di Aleister Crowley in due momenti molto distanti della sua vita, uno in cui si vede il fondatore del satanismo moderno, magro che indossa vesti e strumenti magici in pieno periodo di espansione della Golden Dawn e l’altro a Cefalù, esiliato e grasso. Il Maestro invece siede centrale alla scena con una mano che indica chiaramente la sua posizione di superiorità rispetto agli adepti (il dito grande copre i due piccoli), che per altro hanno un’identità vanificata dal nero sulla faccia e dal naso d’oro posticcio, ricavato da un calco di quello del Maestro. A questo va aggiunto ancora un altro aspetto, dato da un piede dorato chiaro riferimento alla gamba d’oro di Pitagora, già presente in altre performance.

 

@ Courtesy Luigi Presicce. Janny Haniver show, 2010, performance a porte chiuse, Fondazione Claudio Buziol, Venezia. Foto Nicola Turrini.

@ Courtesy Luigi Presicce. Janny Haniver show, 2010, performance a porte chiuse, Fondazione Claudio Buziol, Venezia. Foto Nicola Turrini.

 

LS: Sembra che visitare il tuo studio sia un esperienza unica… quanto approdare in una terra sconosciuta e ritrovare cimeli smarriti. Un modo per carpire l’illuminazione…

LP: Un modo forse per entrare dove il pensiero si rende manifesto attraverso gli oggetti e l’atto stesso della raccolta.

LS: Il cinema di Alejandro Jodorowsky, penso alla ‘Montagna Sacra‘, ti ha influenzato? 

LP: Ne Il grande Architetto c’è un chiaro riferimento a Jodorowsky, la performance realizzata in quattro quadri, rielabora proprio l’uccisione simbolica dei maestri, in primo luogo Hiram Abif l’architetto egiziano costruttore del tempio di Salomone, poi il Duce d’Italia, Gurdjieff e Jodorowsky appunto, che compare in due personaggi nello stesso quadro, due sosia, uno giovane e uno vecchio.

 

Courtesy Luigi Presicce/Marsèlleria permanent exhibition, Milano. Il grande Architetto, 2011, performance in quattro quadri per solo due bambini, San cesario di Lecce, Otranto, Lecce, Villa Convento. video Francesco G. Raganato.

Courtesy Luigi Presicce/Marsèlleria permanent exhibition, Milano. Il grande Architetto, 2011, performance in quattro quadri per solo due bambini, San cesario di Lecce, Otranto, Lecce, Villa Convento. video Francesco G. Raganato.

Courtesy Luigi Presicce/Marsèlleria permanent exhibition, Milano. Il grande Architetto, 2011, performance in quattro quadri per solo due bambini, San cesario di Lecce, Otranto, Lecce, Villa Convento. video Francesco G. Raganato.

 

LS: Quanto le tue origini hanno formato la tua poetica? Quanto il Sud è Magia?

LP: Tutta la liturgia che c’è nel mio lavoro deriva da una mia crescita spirituale all’interno di dinamiche familiari tipicamente del sud, quello che molti definiscono rituale nel mio lavoro è invece liturgico.

 

@ Courtesy Luigi Presicce. Annunciazione di Pitagora agli acusmatici, 2010, performance per solo due spettatori, cave di argilla, Marti (Pisa). Foto Jacopo Menzani.

Courtesy Luigi Presicce/Festival Les Urbaines. Monsieur Osiris, 2010, performance aperta al pubblico, cappella Guglielmo Tell, Lousanne (CH). Foto Nelly Rodriguez.

Courtesy Luigi Presicce/Festival Les Urbaines. Monsieur Osiris, 2010, performance aperta al pubblico, cappella Guglielmo Tell, Lousanne (CH). Foto Nelly Rodriguez.

 

LS: I soggetti dei tuoi lavori sono fortemente anti – Rinascimentali, un anti – Rinascimento che abbraccia le tesi geniali di Eugenio Battisti. Un cinquecento nel quale si fondano elementi magici. pagani, popolari… Distorcendo un’idea di verità, ed ordine. Cosa ne pensi?

LP: Io sono un giovane artista medievale (questa è una citazione)

LS: Hai partecipato a Documenta 13 curata da Carolyn Christov-Bakargiev. Con un progetto collettivo legato al Salento ce lo puoi descrivere?

LP: Il collettivo, Lu Cafausu, nasce a San Cesario di Lecce dalle ceneri del ben più noto gruppo Oreste. Io con Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese e Cesare Pietroiusti, siamo stati invitati da ANDANDAND, un gruppo curatoriale formato da due artisti newyorkesi d’adozione. René Gabri e Ayreen Anastas ci hanno proposto di partecipare al loro progetto che è parte di Documenta 13. Documenta ha interamente prodotto la prima edizione de La festa dei vivi (che riflettono sulla morte) avvenuta il due Novembre del 2010, un pellegrinaggio con varie tappe fatto per le vie di San Cesario spingendo a mano una barca.

 

www.luigipresicce.it

Intervista a cura di Camilla Boemio