Massimo Siragusa - Fotografo, Italia

“Teatro italiano”

LS: In che misura la sua curiosità intellettuale  e il suo desiderio di conoscenza hanno dato forma e alimentato la sua ricerca fotografica?

MS: La fotografia è, per me, innanzitutto un mezzo di espressione con cui cerco di raccontarmi e di capire, non solo me stesso, ma anche il mondo che mi circonda. E’ un processo continuo, che non si limita al momento dello scatto ma che coinvolge tutta l’intera esistenza, e che si alimenta delle migliaia di stimoli che ricevo ogni giorno. Curiosità e desiderio di conoscenza sono la mia linfa vitale.

 

© Massimo Siragusa

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LS: Dedica molta attenzione a quanto avviene nel mondo della fotografia e dell’arte contemporanea?
MS:
Non molta. Perlomeno non tanto quanto dovrei. Forse dedico più attenzione alla letteratura.

 

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LS: Il suo libro “Teatro d’Italia” edito da Contrasto, contiene ritratti di luoghi antichi e contemporanei, noti e anonimi, come giardini, monumenti, belvedere e piazze. Come individua progetti e luoghi che considera interessanti per la sua ricerca fotografica?
MS:
Non c’è una vera regola. In alcuni casi i luoghi e i progetti mi “arrivano” in maniera del tutto casuale. In altri, invece, verifico sul campo un’idea, o un pregiudizio. In ogni caso devo sempre avere la sensazione di dover soddisfare un bisogno, un’esigenza assoluta di scoperta e conoscenza.

 

© Massimo Siragusa

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LS: Riferendomi alla domanda precedente… Letteratura, quinte, teatro… quanta poesia e quanta prosa ci sono nelle sue fotografie? Quanto è stato importante per lei nutrire un immaginario culturale altro attraverso arte, letteratura, cinema?
MS:
Che uomini saremmo senza conoscenza? L’arte, la letteratura e il cinema alimentano la nostra anima. Nessuna delle foto che ho fatto sarebbe mai esistita senza un buon libro al mio fianco.

 

© Massimo Siragusa

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LS: Lavorare in Italia e vivere in questo paese vuol dire essere circondati e immersi nella bellezza, nella storia, nella memoria. Quanto è influenzato dall’ambiente e dai luoghi in cui è cresciuto? Cosa significa per lei lavorare in Italia?

MS: Adoro l’italia. Amo le sue bellezze, ma anche le enormi contraddizioni che fanno parte del suo tessuto. Un paese bellissimo, che può addirittura permettersi il lusso di distruggere sistematicamente il suo territorio e la sua cultura. E’ proprio dai tanti stimoli che arrivano da mille direzioni diverse  che traggo linfa continua per il mio lavoro. Ancora oggi, dopo tanti anni di lavoro, non mi sono stancato di questo paese.

 

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LS: Una fotografia può documentare un luogo, descrivere un ambiente, fornire le indicazioni necessarie alla creazione di una storia. Nella sua opinione quanto è importante che una buona fotografia sappia anche essere allusiva, ambigua e capace di nascondere indizi e tracce?

MS: Nessuna  fotografia può essere soltanto documentaria e descrittiva. Dietro ogni buona fotografia c’è sempre un tratto di ambiguità e allusione. C’è il punto di vista del fotografo, le sue idee e il suo modo di vedere la vita. Se non si trovano piani diversi di lettura, se non c’è nessuna sorpresa dentro una foto, probabilmente quella è una fotografia di cui avremmo potuto fare anche a meno.

 

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LS: In che modo la Fotografia può avere un significato politico? Dove la parola “politica” rimanda a un’idea nobile, ampia e complessa: a un civismo inteso come dibattito su ciò che è condiviso, allo spazio fra gli uomini…

MS: Una fotografia ha decine di significati diversi. Sicuramente anche un significato politico. Può generare opinioni e punti di vista. Può aiutare a riflettere. E se non è facile che possa realmente determinare un cambiamento o risolvere conflitti, può, senza dubbio,  contribuire alla nascita o alla formazione di una coscienza.

 

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LS: Nella sua esperienza professionale in che modo si sono sviluppati i rapporti con la fotografia commerciale, la ricerca, il collezionismo?  Quali sono i vincoli rappresentati da una committenza spesso priva di una cultura fotografica?

MS: La fotografia è ricerca ed espressione personale, ma è anche il modo che ho scelto per poter vivere. Sin dal primo momento, perciò, ho provato a fare coesistere questi due aspetti. Ho cercato di costruire un mio stile e di mantenere coerente il mio modo di fare fotografia anche quando dovevo rispondere a delle richieste. Per me, la cosa fondamentale è essere scelti da un cliente per quello che si fa e per come si fa. È il concetto fondamentale per cui un fotografo è un autore e deve essere riconosciuto ed apprezzato per questo. Certo, il rapporto con la committenza non è sempre facile, ma l’importante è riuscire a trovare il giusto compromesso tra esigenze diverse, senza dover rinunciare al proprio modo di lavorare. Per quanto riguarda il collezionismo, ho avuto meno problemi. Ho sempre immaginato il mio lavoro legato a temi e serie, anche quando le gallerie erano quasi inesistenti.  Per questa ragione ho avuto una relativa facilità ad inserirmi nel settore del collezionismo, anche se è un ambiente chiuso con regole rigidissime.

 

© Massimo Siragusa

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LS: La rappresentazione fotografica dell’architettura, come appare nelle riviste, è stereotipata e omologata secondo dettami estetici che vogliono l’architettura incontaminata, asettica e pura. L’architettura però ha una sua vita interna, muta secondo le variazioni del tempo e della luce e non è esente dal logorio dei materiali. In che modo e’ possibile usare il medium in modo personale per interpretare l’architettura senza farsi appiattire sulle posizioni della committenza privata?
MS:
Io amo molto l’architettura, le strutture urbane e gli ambienti dove viviamo. Mi piace vederli vivi, molte volte con le persone inserite all’interno che  aiutano a definirne i volumi e gli spazi. Non sono un autentico fotografo di architettura, preferisco definirmi un fotografo documentarista. In ultima analisi però, per non farsi appiattire dalla committenza bisogna mantenere fermo il proprio punto di vista sapendo interpretare le richieste che ci vengono fatte secondo il proprio stile.

 

© Massimo Siragusa

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LS: A cosa sta lavorando attualmente? Quali progetti ha in mente per il 2013?
MS:
Ho sempre molti progetti in cantiere, ma non mi va di svelarli. Preferisco parlare delle cose che ho fatto, piuttosto che elencare quelle da fare. Sa, sono siciliano, è anche scaramanzia…

 

www.massimosiragusa.it

Intervista a cura di Gianpaolo Arena