Dan Holdsworth - Fotografo, U.K.

“A Sublime perception”

LS: Lei ha un approccio romantico nei confronti della natura? Nelle sue serie le montagne diventano a tratti figure eteree, a tratti geometriche nelle quali perdersi …

DH: Trovo fondamentali e di grande inspirazione la natura e la scienza, per fare e per pensare, il mio processo di ricerca implica l’essere al di fuori, nel mondo, così questo significa che anche io trovi spesso in una serie il mio punto di partenza, di riflessione sul mondo contemporaneo, avviene mentre fotografo quello che potrebbe essere definito naturale. Questo agognato spazio non sempre deve essere un deserto lontano. Trovo la naturalezza in inaspettati luoghi nei quali riesco ad emanare lo stesso messaggio liberatorio, in zone trasgressive che crescono ed evolvono ai margini della città, nelle zone post industriali. Il senso riflettente dalla natura è palese nel margine nel quale la individui. Mi interessa il confine, è più convincente, nel quale tutte le cose diventano visibili. Ho sempre trovato molto affascinante il fatto che George Orwell scrisse il suo libro seminale ‘Nineteen Eighty-Four’, vivendo un’esistenza remota sull’isola di Jura, nella regione selvaggia Scozzese.

 

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Forms', 2013

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Forms', 2013

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Forms', 2013

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Forms', 2013

 

 

LS: La fenomenologia della tecnologia, e la coscienza sono semplici punti di partenza per le sue serie fotografiche, né documentazioni né finzioni, i suoi paesaggi evocano la prova inquietante, un tipo di conoscenza che si estende oltre la cognizione immediata. Ce ne può parlare?
DH:
Uno dei miei grandi interessi  da tempo, è la natura del suo processo che è di default dell’interazione della luce con un recettore sensibile, un processo definito dalla luce. La luce e il tempo in una fotografia sono combinati in un unico materiale inseparabile. Mi sembra che l’attuale cultura umana sia in grave difficoltà nei concetti di tempo di elaborazione, mentre le offerte del capitalismo globale propongono un consumo di tempo che non consente più di un’ampia ecologia di tempo per essere esplorato. Come tale siamo legati ad un sistema in cui la crescita della conoscenza scientifica e l’accelerazione del capitalismo globale sembra essere in rotta di collisione. La fotografia ha un processo fondamentalmente definito e realizzato in tempo materiale, la sua capacità di comunicare idee circa le relazioni umane al tempo, sia nel contesto del nostro clima culturale attuale; fornisce una grande fonte per le persone le quali possono ripensare le loro relazioni con la natura.

 

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Geothermal Power Plant', 2000-2007

 

LS: Cosa è per lei il Sublime?
DH:
Per me il Sublime è la condizione della mente umana in relazione alle conoscenze, una frontiera sempre in movimento sviluppata nel giro di valutazioni scientifiche in relazione all’intuizione, in particolare la percezione del tempo. Il sublime è il feedback della mente che si trasforma in arte come un riflesso percettivo sviluppato: nel nuovo pensiero, nei modi di vedere nello ‘spazio’ di nuova comprensione, nella tecnologia scientifica. Il più evidente esempio storico di questo è l’impatto sulle coscienze umane nella scoperta scientifica del tempo geologico. La scienza geologica ha ‘invecchiato’ la Terra e ha completamente alterato il ruolo dell’ uomo all’interno della sua storia. Questo rapporto tra la scienza e la natura é il feedback attraverso la visione del Sublime.

 

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Blackout', 2010

 

LS: Può parlarmi di Megalith? Dove scene quotidiane di stazioni di servizio, parcheggi, cartelloni pubblicitari, o torri broadcast si susseguono come nei ‘non – luoghi‘ di Marc Augé ed in molte immagini della storia dell’arte Americana.
DH:
Sì, esistono assolutamente questi non luoghi come il sottoprodotto della macchina capitalista, sono stati prima analizzati dall’esplorazione di opere di artisti che vivono in America e in Germania: i parcheggi di Ed Ruscha, i parchi industriali di Lewis Baltz, i Becher industriali con le loro infrastrutture industriali. Megalith, del 2000 e del 2002, rappresenta il rovescio di un cartellone pubblicitario, in Olanda e in California, accanto a un’autostrada. Nel fotografare dal retro e sovra-esposto, accentuando l’unione delle strutture di luce nello spazio, le intenzioni della struttura sono sovvertite rivelando qualcosa di più fondamentale e di arcaica modernità. Le opere che ho creato in questo periodo hanno cominciato ad assumere un modo di lavorare con la luce, in due modi: uno ha un risonanza che guarda verso l’alto, si riposiziona il lavoro all’interno di un più grande deserto del nostro universo, l’arcaico, la tecnologia è il wildernesss estesa degli umani, due esploro lo spazio di queste architetture attraverso un strategia, come possono sembrare i modelli quasi virtuali del mondo, piuttosto che documenti di cose, esistono negli occhi delle menti … Questo è importante in quanto dà distanza dal soggetto, al fine di vedere il mondo umano da una posizione molto diversa.

 

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Megalith', 2000-2002

 

 

LS: Le serie presentano il mondo con una rinnovata potenza mistificante: come spazi liminali tra la realtà e la sua dissolvenza. Cosa ne pensa?

DH: Anche in questo caso, ha molto più a che fare con un distanziamento del soggetto dalla lettura accettata, di pensare a queste strutture in una nuova scala di tempo, per riposizionare la scala temporale umana.

LS: Come sceglie i suoi soggetti?

DH: Attraverso fasi di ricerca, nelle quali dialogo con: amici, scienziati, leggendo giornali scientifici o viaggiando. La scelta del soggetto prevede molta energia ed una dose di allineamento nelle varie fasi.

 

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Hyperborea', 2006

 

 

LS: Come distingue la sua posizione o il suo interessie da quello di Hilla e Bernd Becher?

DH: Se penso alla  tassonomia ed alla fotografia, sono un riferimento fondamentale. Le fotografie che realizzo tendono ad esplorare più idee della scienza, della tecnologia e dell’ambiente in generale. Sono anche impegnato con i limiti del mezzo stesso, e l’idea di tutto il processo e il linguaggio delle immagini come materiale in sé. Recentemente ho lavorato con materiali digitali, utilizzando i dati di mappatura per la produzione di modelli 3D da cui il rendering di immagini, che elaboro in modo che vadano al di là di un procedimento fotografico convenzionale.

 

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Transmission', 2012

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Transmission', 2012

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Transmission', 2012

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Transmission', 2012

 

 

LS: Arrivati a questo punto, sembra che la questione del paesaggio e da dove provenga sia uno dei temi cardini della sua ricerca …

DH: Sì, questo si riferisce di nuovo al Sublime ed al rapporto tra la nostra esperienza dell’ambiente, le nostre percezioni del paesaggio, come sono guidate dalla scienza e dalla tecnologia, il senso del deserto interiore ed esteriore della percezione. Ho recentemente lavorato a Crater Glacier negli Stati Uniti, ghiacciaio di trentatre anni che sta crescendo nel cratere del vulcano Mount St. Helens, dal 1980, è il più giovane ghiacciaio del mondo e probabilmente non raggiungerà mai alcun tipo di maturità, anche in anni umani, a causa della sua vicinanza al nucleo terrestre, ma di certo non pongo tanti interrogativi circa il tempo e la permanenza. Sembrerebbe essere un potente simbolo del fragile equilibrio della vita sulla Terra.

 

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Transmission', 2012

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Transmission', 2012

courtesy of © Dan Holdsworth from 'Transmission', 2012

 

 

LS: Lei hai presentato mostre internazionali, tra le quali il solo shows al BALTIC Cantre for Contempororary Art, il  group shows alla Tate Britain ed al Centre Pompidou. Era nella lista del Beck’s Futures Prize dell’ 2001, dell’ ICA,  a Londra.
Il suo lavoro é nelle collezioni di: Tate Collection, Saatchi Collection, e la Victoria and Albert Museum, di London. Quali sono i suoi nuovi progetti?
DH:
Ho recentemente completato due nuove serie: Transmission and Forms.
Transmission è stata esposta l’anno scorso da Brancolini Grimaldi a Londra e Forms sarà esposta, per la prima volta, al Scheublein Fine Art a Zurigo nel mese di giugno. I prossimi progetti vedranno collaborazioni mirate  con ‘scientists’, con il materiale della scienza e della mappatura.

 

www.danholdsworth.com

Intervista a cura di Camilla Boemio

Traduzione a cura di Camilla Boemio