Ferit Kuyas - Fotografo, Turchia

“City of Ambition”

LS: Ci sono fotografi o movimenti artistici che l’hanno particolarmente influenzata o ispirata? Chi sono i suoi artisti preferiti e perché?

FK: Agli esordi mi hanno particolarmente influenzato i classici americani. Quando ho visto “Dunes Oceano” di Edward Weston nel 1936 a Zurigo sono rimasto fulminato. È stato in quel momento che ho capito che volevo impegnarmi seriamente nella fotografia. Sono passato dal 35 mm al 4×5 pollici immediatamente e in seguito all’8×10.

 

Volterra, Italy 1987

 

Adoro le opera di Josef Sudek, e guardando le sue foto ho imparato moltissimo sulla luce. Se non avessi conosciuto i lavori di Elger Esser probabilmente non avrei mai avuto il coraggio di fotografare City of Ambition nella maniera in cui ho fatto. Mi piace molto anche Stephen Shore. È il punto di unione tra la fotografia classica in bianco e nero e la fotografia a colori contemporanea. Ci sono le poi influenze che vengono dagli scambi con degli amici artisti. Per esempio Luis Delgado. L’aver trascorso del tempo con lui mi ha aperto il mio progetto A Quintology of Diaries a molte nuove direzioni. Trovo che abbia un’intelligenza e un senso dell’umorismo spiccatissimi. Il mio fotografo contemporaneo preferito è probabilmente Simon Norfolk. Non soltanto le sue foto hanno un senso incredibilmente estetico, ma raccontano sempre una storia e mi fanno pensare. Ci sono troppi artisti contemporanei che ammiro molto. Se dovessi sceglierne tre che hanno sempre un grosso impatto su di me ogni volta che vedo i loro lavori nominerei Damian Hirst, Anish Kapoor e Richard Serra.
Quando da bambino visitavo i musei con i miei genitori rimanevo sempre affascinato dai dipinti del Canaletto. Chissà, forse è questa la ragione per cui mi piace avere sempre molti dettagli nelle mie foto?

 

Construction Site, Changjiang Nr. 1 Road, Chongqing 2005 – From City of Ambition

 

 

LS: Ha cominciato studiando architettura e legge. Che cosa la ha fatto passare alla fotografia? In che modo pensa che questi studi abbiano influenzato il suo modo di fare fotografia? Come ha scoperto la fotografia in quanto mezzo di espressione?
FK:
In effetti la fotografia è sempre stata presente fin da quando avevo 15 anni. Volevo studiare fotografia ma c’è stata tutta una serie di circostanze avverse, così ho studiato architettura all’Università Politecnica di Zurigo per due anni e poi sono passato all’Università di Zurigo dove ho portato a termine gli studi in legge. Solo durante la mia tesi di dottorato ho capito che quello non era il modo in cui volevo passare la vita. Ho cominciato a lavorare come interprete e traduttore e mi sono formato nel campo della fotografia.

Aver studiato architettura mi aiuta ad intendere lo spazio e a comprendere meglio I progetti architettonici. Effettivamente lo “spazio” non è uno dei miei temi preferiti, ma adoro fotografare lo spazio e questo è un bene quando fotografi spesso architettura.

I miei studi in legge mi aiutano a pensare in maniera strutturata e organizzata e questo mi ritorna utile quando preparo i progetti o le commissioni per i miei clienti.

Ho scoperto la fotografia grazie ai miei genitori, soprattutto grazie a mio padre. Un giorno, quando stavamo cominciando un viaggio in Turchia mi ha dato una vecchia Voigtlaender dicendomi “magari ti va di scattare qualche foto”. Ovviamente le mie fotografie gli piacevano. Più in là, quello stesso anno ho avuto la mia prima macchina per il mio sedicesimo compleanno. Ce l’ho ancora.

 

Nikko, Japan 1971

 

LS: Ha un unico metodo di lavoro che segue ogni volta o varia per ogni progetto? Potrebbe parlarci dei temi che le sono più cari nel suo artwork e durante il processo creativo?
FK:
Per cominciare un progetto personale ho bisogno che sia prima di tutto ben chiaro nella mia testa e a livello emozionale. Altrimenti non lo intraprendo.

Prima di cominciare stendo un concetto base. In questa fase, se si tratta di un progetto a lungo termine cerco di tenermi aperto il più possibile. Convivo con quelle foto per un certo tempo e poi, in un momento successivo approfondisco e rifinisco gli aspetti che mi sembrano importanti per la resa del progetto.  Non vedo i concetti come qualcosa di rigido ma piuttosto come qualcosa di fluido. City of Ambition e Aurora hanno seguito questo principio.

Se si tratta invece di un progetto molto ben definito come A Quintology of Diaries Part 4 – Fifty Objects I haven’t touched for Five Years and some other Things, c’è un lavoro concettuale e di organizzazione molto più lungo cosicché il concetto arriva a definirsi molto dettagliatamente prima che arrivi a fare la prima foto. Dopo di ciò c’è una fase in cui giro intorno al soggetto e all’idea fino a che trovo il giusto sguardo su di essi e solo dopo passo all’esecuzione.

 

Razor, 2012 – From A Quintology of Diaries Part 4 – Fifty Objects I haven’t touched for Five Years and some other Things

 

LS: Ci potrebbe dire qualcosa di più riguardo alla creazione del suo libro ‘Chongqing – City of Ambition’. Come è nato il progetto? Quanta importanza da’ all’aspetto politico e sociale di ciò che espone?
FK:
L’idea per City of Ambition mi è venuta durante una visita ai genitori di mia moglie a Chongqing.  Mi sono sentito subito affascinato da quei fiumi immensi che si mischiano con la città, dalle dimensioni, dalla topografia. Così ho pensato per un po’ di fare un progetto su questo sperimentando con punti di vista differenti finchè nell’autunno del 2005 ho deciso di cominciare. In successive visite fino a gennaio 2008 ho continuato a fotografare, ma infine è stato Maarten Schilt dell’editore Schilt Publishing a scorgere il potenziale del mio lavoro e a volerne la pubblicazione. Il libro è uscito nell’autunno 2009 in tedesco (Benteli Publishers) e in inglese nella primavera del 2010 (Schilt Publishing).

 

City of Ambition book cover

 

 

Pur essendo consapevole delle implicazioni politiche e sociali del mio lavoro non cerco mai di essere tendenzioso o moralista. Non cerco mai di giudicare ma cerco piuttosto di creare un immaginario in cui gli spettatori possano semplicemente vedere da soli ciò che sta succedendo.

 

Construction Site, Jingkai District, Chongqing 2005 – From City of Ambition

 

 

LS: La città di Chongqing (32 milioni di abitanti, situata lungo il fiume Yangtze, nella provincia di Sichuan nel sud-est della Cina) è una delle città a più alto ritmo di crescita. Le sue immagini hanno a che fare con l’inquinamento, la classe operaia e le condizioni ambientali in Cina e hanno in loro un certo lato malinconico. Come è arrivato a questi temi nella sua pratica artistica?

FK: Anche se Chongqing si trova nella provincia di Sichuan non fa più parte di quella provincia. È una delle quattro municipalità cinesi a fare provincia a sé

Quello che vedi nelle foto non è tanto inquinamento quanto nebbia. Il soprannome della città in Cina è “La città della nebbia” da secoli. Ci sono giornate nebbiose da Ottobre ad Aprile e la nebbia e la foschia giocano sicuramente un ruolo importante nel prevalente stato d’animo malinconico della città, e io stesso tendo ad essere malinconico quando sono in Cina. Un’altra cosa che mi ha reso malinconico è la prossima fine del mio matrimonio e credo questo traspaia… ma non vorrei essere frainteso, prevalentemente sono una persona felice.

 

Wasteland, Jingkai District, Chongqing 2005 – From City of Ambition

 

 

Penso invece di tendere piuttosto a creare immagini che sanno di romantico o eroico, e questo qualcosa di naturale che mi porto dietro da molto tempo. Ho la tendenza ad imbellire anche la bruttezza. I problemi sociali, l’inquinamento etc… rimangono visibili ma sono racchiusi all’interno di  foto accattivanti il ché le fa diventare più come delle specie di piatti avvelenati. E questa ambiguità mi piace.

 

Chaotianmen, Chongqing 2008 – From City of Ambition

 

LS: La Cina consuma il 30% delle sigarette prodotte nel mondo. Ci può dire qualcosa sulla genesi e lo sviluppo del suo progetto ‘Chinese Smokers’? Come è riuscito a mettere questi soggetti in posa per le sue foto? Come li ha trovati? E quali sono state le reazioni delle persone che ha fotografato mentre era in Cina? 

FK: Quando sto scattando per un progetto spesso sono costretto ad aspettare finché gli oggetti e i soggetti trovano il giusto spazio nella foto. Durante queste attese ho l’abitudine di guardarmi attorno alla ricerca di oggetti che sono stati gettati via. I pacchetti di sigarette cinesi sono solitamente interessanti e catturano facilmente la mia attenzione, è così che mi sono ritrovato a produrre una serie di scatti sui pacchetti di sigarette gettati via.

 

Cigarette Pack #13, Chongqing 2005

 

Un giorno, dopo un pranzo, ho trovato un pacchetto di sigarette fuori dal ristorante. Mentre mi stavo preparando per fotografarlo, un passante ha messo velocemente il suo pacchetto per terra dicendo che quello che stavo per fotografare era sporco e che avrei piuttosto dovuto fotografare il suo. Aveva un aspetto interessante, così gli ho parlato e gli ho chiesto di posare per me insieme al suo pacchetto di sigarette.

 

Smoker #1, Chongqing 2005 – From Chinese Smokers

 

 

Anche in seguito, durante la lavorazione di City of Ambition, ho avuto rapporti diretti con i miei soggetti. I cinesi sono generalmente molto curiosi e piuttosto interessati alla fotografia. Quando stavo di fronte alla mia macchina, sul treppiede, continuamente c’era qualcuno che si avvicinava e chiedeva cosa stessi facendo, e così io chiedevo loro di posare per il mio progetto “Chinese Smokers”. In poco tempo mi sono trovato a trascorrere intere giornate a camminare e a visionare persone su persone per il mio progetto. La mia prima domanda era sempre: mi scusi, lei fuma? Se la risposta era positiva, chiedevo loro se potessero posare per me mostrando il loro pacchetto di sigarette. Molte delle persone che ho fermato devono aver pensato che fossi pazzo, ma una volta acconsentito diventava un momento divertente.

 

LS: Oggi si tende a lavorare per serie di immagini. Che forza ha secondo lei un’unica foto?

FK: Ah, invidio molto I fotografi che riescono a mettere in serie un’immagine più potente dell’altra. Io ho sempre ragionato per serie di immagini, si adatta bene al mio modo di concepire quello che faccio, ed è anche l’unico modo che ho per creare un corpo di lavori coeso. Questo per me è un approccio naturale, e credo continuerò a pensare per serie e progetti, ma è anche vero che di tanto in tanto una singola foto quasi si distacca dalla serie per forza, significato o senso estetico e allora riesco a percepirla anche come immagine singola.

 

Security Guard at Office Building, Xingguang Boulevard, Chongqing 2005 – From City of Ambition

 

 

LS: Quali attrezature utilizza? Pensa che sia importante essere tecnicamente competente? Quanta importanza ha il colore nelle sue foto?

FK: Le attrezzature che uso dipendono totalmente dal progetto. Uso obiettivi per il 4×5 e 8×10 pollici, medi formati con dorso digitale, DSLRs, SLRs, machine compatte e perfino iPhone. Uso pellicole e polaroid ma lavoro anche in digitale.

Penso che avere una buona conoscenza tecnica aiuti. Certamente però non tutto dipende dalla tecnica. Una foto imperfetta dal punto di vista tecnico ma forte rimane comunque una buona foto. Una foto banale ma tecnicamente perfetta rimarrà sempre una brutta foto.

Sapere quello che faccio mi permette di lavorare più velocemente, mi da fiducia e mi permette di prendere le giuste decisioni. Essere in grado di avere una visione complessiva della foto finale e sapere come riuscire ad ottenerla mi rende le cose più semplici.

 

Air Force Officers, Shanghai 2008 – From Shanghai Memories

 

 

Il colore ha acquistato molta importanza negli ultimi anni. Quando ho finito Shangai – un progetto in bianco e nero condiviso con i fotografi svizzeri e amici  Edy Brunner e Marco Paoluzzo – Ho deciso di non utilizzare più il bianco e nero in Cina e nello stesso tempo avevo appreso che i cinesi adorano i colori e ne fanno un grande uso. Volevo rendergli qualcosa e questo si poteva fare soltanto fotografando a colori. Da allora non riesco a fare a meno di lavorare a colori e la cosa non mi dispiace affatto.

 

 

Poeple’s Square, Shanghai 2007

 

LS: Potrebbe dirci qualcosa sul suo nuovo progetto Aurora (Space/Struggle)? Che tipo di ricerca sta sviluppando e quanto essa è legata al suo passato? Come è possibile trovare un legame tra Guatemala City, l’area in cui ha lavorato e il suo significato?
FK:
È successo perché ho vinto il GuatePhoto Award 2010. Sono andato a Guatemala City per ricevere il premio e poi sono stato invitato nuovamente nel 2011 dall’Alliance Française per una mostra personale e per curare un workshop sulla fotografia di paesaggio. Nel frattempo mi era apparso sempre più ovvio che non sarebbe stato semplicemente un viaggio legato a questi due eventi ma che avrei avviato un progetto su quella città.

Credo sia più legato al mio futuro piuttosto che al mio passato. C’è un legame col passato nel senso che sono sempre stato attratto dalle grandi città come soggetti, ma il legame più forte col mio futuro lo vedo in quanto mi ha aperto una porta verso l’America latina, luoghi che avevo sempre tralasciato per via del mio attaccamento al Sud-est asiatico.

 

Zone 5, Guatemala City 2011

 

Inizialmente pensavo che questo sarebbe stato “un’altro” progetto di paesaggi urbani, tipo un sequel di City of Ambition, solo in una cultura e una luce totalmente diverse. Appena ho terminato la prima parte – Space – tuttavia ho subito avvertito che mancava qualcosa, ed è stato questo il momento in cui ho avuto l’idea dei ritratti. Tuttora penso che Struggle sia la parte più forte di quello che è diventato un progetto duale.

Entrare in contatto con le persone che fotografavo è stata un’esperienza fantastica. Non sono solo soggetti per una bella foto, ma sono esseri umani con una storia dietro, con le loro ansie, speranze e sfide. Sento di aver ricevuto quasi un dono per avere avuto la possibilità di trascorrere del tempo con loro e di raccontare la loro storia. È stata un’esperienza che mi ha reso più umile.

 

Brenda, Waitress at Café Léon, three days into her first good job, living in Colonia Maya, Zone 18, Guatemala City 2012

Il significato? Potrei dire che c’é speranza, ottimismo e calore perfino nei luoghi e nei momenti in cui sembrerebbe più difficile.

LS: Qual’è stato il suo libro fotografico preferito negli ultimi anni?
FK:
The Sound of Two Songs di Mark Power.

www.feritkuyas.net

Intervista a cura di Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Mirco Pilloni