Olivo Barbieri - Fotografo, Italia

“Scenari urbani”

LS: Qual è il suo rapporto con l’architettura?

OB: L’architettura e l’urbanistica sono interessanti. Osservando l’architettura  si può decifrare l’dea di mondo di chi l’ha realizzata.

 

© Olivo Barbieri - site specific_BRASILIA 09

 

LS: William Gibson nel suo romanzo “Neuromante” uscito nel 1984 usa per la prima volta il termine “Sprawl” descrivendo un ambiente urbano privo di ogni apparente logica dove la velocità delle connessioni fisiche e virtuali si insidia attraverso lo stereotipo della città senza regole o confini. Cosa rappresenta per lei lo “Sprawl”?
OB:
«Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto». In quegli anni ho citato spesso l’inizio di Neuromante. Credo che con l’avvento del web per tutti, tutto il mondo sia “Sprawl”. Le televisioni sintonizzate su canali morti spariranno a breve.

 

© Olivo Barbieri - site specific_NEW ORLEANS 12

 

© Olivo Barbieri - site specific_GIBELLINA 11 (earthquake)

 

LS: Può parlarci della serie site specific_ e in particolar modo cosa l’ha spinta a cambiare il punto di vista “allontanandosi” dal soggetto e iniziando a fotografare da un elicottero?

OB: Nel 1999 ho iniziato una serie di progetti: Stadi 2009, India 2009, Virtual Truths 1996-2000, Notsofareast 2002 etc. col fuoco selettivo. Cercavo di inventare/scoprire un sistema di visione grazie al quale all’interno di un’immagine si potesse individuare facilmente il punto iniziale di “lettura”. Presto però mi accorsi che tutto si trasformava in un modellino, un plastico in scala della porzione di mondo rappresentato. I rapporti gerarchici e dimensionali tra gli oggetti gli edifici e le persone mutavano. Mi chiesi allora cosa sarebbe accaduto se mi fossi staccato da terra e mi fossi servito di un oggetto volante, un elicottero. Dopo l’”undici di settembre” volevo capire cosa si provasse capovolgendo il punto di vista: da oggetto terrestre minacciato a oggetto volante minaccioso. Nel 2003 realizzai le mie prime fotografie da un elicottero, nel 2004 il film site specific_ROMA 04 e site specific-_SHANGHAI 04, nel 2005 il film site specific_LAS VEGAS 05, nel 2006 il film SEVILLA 06, nel 2008 il film site specific_MODENA 08, nel 2010 il film site specific_BANGKOK 10. È del 2006 Seascape#2, il solo film di questa serie girato con un prototipo di drone su Napoli. Come si sa per site-specific nell’arte contemporanea si intende un’istallazione temporanea in un luogo specifico, normalmente un museo o una galleria d’arte. Per rivederlo/reinterpretarlo volevo allontanarmi dal mondo, dai rumori, dai suoni e dalle parole. Volevo rappresentare il mondo come un’installazione temporanea in trasformazione, una possibilità che solo l’arte ci concede, considerarlo irreale e non finito per poterlo interpretare, giudicare, trasformare.

 

© Olivo Barbieri - site specific_Roma 04

 

LS: Può parlarci del progetto Seascape#2?
OB:
Seascape#2  Castel dell’Ovo, Napoli, 06 è l’unico film che ho girato con un drone. Credo che i droni, intendendo per drone un oggetto volante/vedente siano  importantissimi, raddoppiano la nostra percezione del mondo, ribaltando completamente e continuamente il punto di vista.  Aiutano in modo rilevante  a comprendere le cose in un contesto più ampio e preciso, poiché attraverso di loro ci percepiamo non più solo da osservatori ma da “osservati”. Sono però anche micidiali sistemi di controllo, ma questa è un’altra storia.

 

© Olivo Barbieri - site specific_NAPOLI 09

© Olivo Barbieri - site specific_CATANIA 09

 

LS: Nel 1984 nasce anche uno dei progetti fotografici Italiani più importanti, che la vedrà coinvolto: “Viaggio In Italia”. Come ricorda quell’esperienza?

OB: Quelli sono stati anni intensi, si parlava molto tra “colleghi” di ciò che si voleva fare, di che cosa avrebbe potuto essere il nostro ruolo. Vedevo spesso Guido Guidi, Vincenzo Castella, Luigi Ghirri e poi Mario Cresci, Gabriele Basilico e Franco Vaccari. “Viaggio In Italia” fu un’esperienza notevole, e anche un po’ crudele: spesso si dimentica che non fu un progetto realizzato ex novo, ma che nasceva da quello che fino ad allora avevamo fatto, una specie di regesto dello stato dell’arte.

 

© Olivo Barbieri - Capri 2013 #1

© Olivo Barbieri - Capri 2013 # 7

 

LS: Osservando alcune immagini della serie HOUSTON e LOS ANGELES non ho potuto fare a meno di pensare ad alcuni interventi digitali sull’immagine, una sorta di struttura architettonica digitale, molto vicina a quella di un videogioco (ne è un esempio SimCity, uscito agli inizi degli anni 90). L’urbanista americano Kevin Lynch afferma a tal proposito che la città postmoderna è il luogo dell’alienazione e che il soggetto si sforza di produrre delle “mappe” concettuali per ridurre la complessità degli scenari urbani in cui si muove. Come si rapporta il suo lavoro a questa teoria?

OB: site specific_  può accostarsi al concetto di città simulata. Sono stato un appassionato lettore dell’opera di William Burroughs che si definiva “mappatore di aree sconosciute”. Quando penso a SimCity mi ricordo degli album di Flash Gordon che leggevo da bambino, ho dimenticato completamente le storie, ma ricordo le immagini di uomini alati volanti su città futuribili non dissimili alle attuali città asiatiche. Flash Gordon forse è stato il SimCity della mia generazione.

 

© Olivo Barbieri - site specific_HOUSTON 12

© Olivo Barbieri - site specific_LOS ANGELES 12

 

 

LS: Molti editori si stanno spostando sul “libro d’autore o d’artista”, spesso optando per pubblicazioni indipendenti low budget, pubblicando direttamente online, dove il libro fotografico diventa qualcosa di più di un “contenitore” trasformandosi molto spesso in opera. Che importanza ricopre per lei la pubblicazione di un libro, rispetto ad un’esposizione fotografica?

OB: Creare libri d’artista è una reazione logica e necessaria alle possibilità di divulgazione che offre il digitale. Recentemente però subiamo una proliferazione simple mind di questi oggetti. Soprattutto credo si stiano creando  troppi prodotti mediocri contenenti immagini originali in edizione. Detto questo, il  libro e l’esposizione delle opere quasi sempre sono complementari. A volte il libro serve anche a dare un senso forse definitivo al progetto.

 

© Olivo Barbieri - site specific_MONTREAL 04

 

LS: L’Italia è un paese con una profonda radice culturale che si districa tra le arti visive, l’architettura, la pittura e l’arte contemporanea – basti pensare ad avanguardie quali il Futurismo, la Metafisica e l’Arte Povera – ma nonostante questo, diversamente da altri paesi, la fotografia sembra rimanere ancora ai margini di questo panorama. Perché?

OB: Con le dovute proporzioni credo sia un problema globale e non solo italiano. Ciò che può preoccupare è rintracciare il “fascino” possibile dell’arte contemporanea, continuamente distratta da dive, divi, quotazioni, buonismo generico in galleria, al museo, in aste internazionali e biennali, paesi emersi o emergenti, nuovi super ricchi, hedge funds, no profit, futuri poveri.

 

www.olivobarbieri.it
Book Site Specific by Aperture

site specific_03 13, saggio di Christopher Phillips, Aperture

 

Intervista a cura di Daniele Lisi