Jan Kempenaers - Photographer, Belgium

Monumental Sculptures

LS: Dove è possibile individuare le radici del suo lavoro? Ha sentito l’influenza di artisti o poeti?

JK: Ho iniziato i miei studi a metà degli anni ’80 alla Royal Academy a Gand, dove ora sto insegnando e facendo ricerca. A quel tempo il dipartimento di fotografia era davvero preso dal Momento Decisivo di Cartier-Bresson. Io non ne ero così appassionato, anzi lo sentivo frustrante perché ho sempre pensato che in quelle fotografie fosse stato omesso il momento migliore.

Nel mio primo anno di studi ero alla ricerca di qualcosa di differente. Scoprii due libri di Robert Adams nella biblioteca – From the Missouri West e Los Angeles Spring – e un libro di Lewis Baltz, Park City. Era più o meno il 1986 quando ero alla ricerca di questi fotografi. Dopo di che ho iniziato a fare fotografie di paesaggio nelle quali  ricercavo inusuali combinazioni degli elementi che si potevano identificare, strade, fabbriche, abitazioni.

 

© Jan Kempenaers - 1945, 2010

© Jan Kempenaers - Hotel-Haludovo, 2010

 

LS: La Land Art e il movimento dei New Topographics sono stati una fonte di ispirazione nella ricerca del suo stile fotografico?
JK:
Robert Adams e Lewis Baltz sono sicuramente due artisti del periodo New Topographics. Ho visto il libro sui New Topographics a metà degli anni ’80 e le fotografie dell’esibizione nel ’75. In quel periodo mi incuriosiva anche il libro di John Davies, Green and Pleasant Land. La Land Art al contrario non ha mai catturato la mia attenzione.

 

© Jan Kempenaers - F. Marcos, 2010

© Jan Kempenaers - Hotel, 2004

 

LS: Fa delle specifiche ricerche riguardo ciò che si accinge a fotografare? Ha già un’idea ben precisa circa il progetto fotografico quando inizia a realizzarlo? Quanto è importante il lavoro preparatorio?
JK:
Dipende dal progetto. Se penso a Spomenik allora devo dire che preparare un itinerario, e raccogliere delle informazioni su di esso, è stato importante. Devi sapere che monumenti troverai e dove, più o meno, li troverai. E’ difficile fare delle foto senza sapere cosa cercare e dove cercarlo.

Per la fotografia di paesaggio è molto importante viaggiare, muoversi ed accogliere ciò che si materializza sulla tua strada. Non con l’idea fissa di cosa fotograferai quanto con la disponibilità a registrare ciò che si manifesta attorno, usando l’intuizione più che sapendo esattamente cosa fotograferai.

 

© Jan Kempenaers - Rock #1, 2010

© Jan Kempenaers - Rock #2, 2010

 

LS: In che modo il progetto si evolve da quando inizia a scattare? Come si fa a scegliere i luoghi da fotografare?
JK:
Innanzitutto è importante osservare un luogo per vedere se si tratta di un soggetto interessante. A quel punto io posso già prevedere come sarà l’immagine: l’esperienza permette di trovare gli spunti migliori all’interno di un paesaggio. La stessa durata del progetto dipende dal soggetto, a volte realizzo più foto di uno stesso luogo: una serie permette di sviluppare un processo. In altri casi vado alla ricerca  di soggetti simili che possano in seguito far parte di una serie. Con Spomenik è stato diverso.

Mi è accaduto in Irlanda, Scozia e Nuova Zelanda. C’è da essere estremamente concentrati, altrimenti si complica tutto. É così per me ora in Belgio: per me è importante avere l’esperienza di un paesaggio per la prima volta, se mi diviene troppo familiare perdo le immagini. Se lo avete visto centinaia di volte non lo vedete più. Per questo è importante viaggiare, si incontrano sempre nuove cose, una dietro l’altra.

 

© Jan Kempenaers - Spomenik #1, Podgarić, 2006

© Jan Kempenaers - Spomenik #9 (Jasenovac), 2007

 

LS: Riferendoci a Spomenik 2006 – 2009 … Nei Balcani ha ritratto gli Spomenik in un paesaggio montano nebbioso e al crepuscolo. Queste sculture monumentali sembrano oggetti misteriosi, qualcosa tra rovine e la potente bellezza del Sublime. Può dirci qualcosa di più circa la realizzazione del progetto? Ha un rapporto speciale con quel posto?

JK: Terminata la guerra a Sarajevo scattai delle foto nei luoghi dove si era sparato. Nei giorni di pioggia andavo in biblioteca alla ricerca di libri. Trovai un’enciclopedia ed interessanti esempi di arte provenienti dalla ex Jugoslavia. Fotocopiai quelle pagine. Appena prima di iniziare il mio dottorato di ricerca, frugando nei miei archivi, mi imbattei in quei fogli e così decisi che sarebbe stato interessante fotografare quei monumenti.

In seguito, con il mio amico Zlatko Wurzberg della Jan van Eyck Academy di Maastricht, sono andato in numerose biblioteche nell’area di Zagabria dove abbiamo trovato dei libri sui monumenti. In uno di quei libri c’era anche una mappa degli anni ’70 che indicava la dislocazione di tutti i monumenti attraverso la ex-Jugoslavia. Ce ne sono a centinaia: alcuni piccoli, alcuni in città, non molto simili a quelli che ho fotografato, così grandi. Sulla base di queste ricerche è iniziato il viaggio. Molti di quei luoghi avevano delle atmosfere intriganti. Mi colpì come alcuni di quei monumenti fossero stati collocati in zone selvagge. Ho fotografato quelli che mi attiravano di più, non c’è altro.

 

© Jan Kempenaers - Spomenik #10 (Sanski Most), 2007

© Jan Kempenaers - Spomenik #11 (Niš), 2007

 

LS: Che cos’è il Sublime per lei? Fa parte del suo modo di vedere?

JK: Non ho mai lavorato a partire da una interpretazione teoretica del concetto di sublime. Il mio dottorato riguardava il pittoresco nel paesaggio e i criteri storici che compongono l’immaginario relativo al paesaggio. Riguarda lo sviluppo storico della fotografia, quella contemporanea e, ovviamente, anche la mia. Utile per descrivere i criteri che negli anni sono stati determinanti per il mio lavoro: in questo senso ne so un po’ a proposito del pittoresco, meno riguardo il Sublime.

 

© Jan Kempenaers - Spomenik #15 (Makljen), 2007

© Jan Kempenaers - Spomenik #18 (Kadinijača), 2009

 

LS: Può raccontarci qualcosa di più sulla creazione del libro Spomenik?
JK: Dopo aver scattato le foto, mi sono incontrato con Roger Willems e Mark Manders di Roma Publications e hanno proposto di realizzare un libro con le fotografie. Ancor prima che accettassi avevano già delineato il progetto. Nel frattempo è stato stampato tre volte. Ha attirato l’attenzione di un gran numero di persone interessate all’arte contemporanea e non solo, anche persone che hanno a che fare con la moda o con il product design. Dal momento che il libro è uscito, molte persone hanno iniziato la ricerca dei monumenti. Mi piace il fatto che sia stato una fonte di ispirazione per gli altri.

Nel libro ci sono solo 26 fotografie senza informazioni sui monumenti. Sono le stesse immagini usate nell’esposizione. Non lo vedo come un libro documentario, cerco di rendere accattivanti le immagini dei monumenti.

 

© Jan Kempenaers - The Bunker #1, 2010

© Jan Kempenaers - T0wer, 2014

 

LS: Che attrezzatura utilizza? Pensa che sia importante essere tecnicamente abile?

JK: Io uso tutti i tipi di attrezzature, ma al giorno d’oggi lavoro solo con le fotocamere digitali. Non credo che sia importante essere tecnicamente abile ad un livello altissimo. Dipende dal tipo di immagine che si desidera: si possono fare immagini interessanti senza criteri tecnici.

 

© Jan Kempenaers - Installation 1, BREESE LITTLE June 2013

© Jan Kempenaers - Installation 2, BREESE LITTLE June 2013

 

LS: Quali sono i suoi prossimi progetti?
JK:
Ci sarà un nuovo libro finito entro la metà di settembre. Sarà presentato alla Art Book Fair di New York, così come a Parigi, Amsterdam e Roma. Insieme con l’artista danese Kasper Andreasen sto lavorando a tre progetti di arte in spazi pubblici. Egli lavora con il disegno, quindi siamo alla ricerca di forme ibride tra fotografia e disegno. Per quanto riguarda la mia ricerca post-dottorato presso l’Accademia Reale di Gand, sono alle prese con le possibilità della fotografia astratta e delle diverse tecniche di stampa.

 

Jan Kempenaers è associato alla KASK/School of Arts Ghent

www.jankempenaers.info
www.breeselittle.com

Intervista a cura di Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Sergio Tranquilli