Sascha Weidner – Fotografo, Germania

“The Perfect Moment”

LS: Cosa significa celebrare la bellezza del momento perfetto, e impadronirsi di esso, trasformandolo in un occhio inflessibile verso se stessi e l’ambiente?

SW: Penso di avere bisogno di perdermi quando scatto fino ad avvicinarmi a me stesso, di avere continui stimoli. Inoltre vi è la necessità di archiviare, memorizzare e incorporare un attimo attraverso le lenti di quello che può essere considerato come un ‘quasi perso’. Ciò riflette, anche, le idee di contenimento e di conclusione – E’ come entrare in un nuovo continente. Un continente che deve essere illimitato, la mia ricerca di immagini assomiglia a un puzzle, il cui modello è sconosciuto anche a me.

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zero II, 70 cm x 70 cm, Pigmentrprint, 2012

LS: Il suo cosmo radicalmente soggettivo di immagini è il film poetico della vita, in cui ogni scatto è una dichiarazione di totale esuberanza di affermazione della vita o di malinconia silenziosa. Ce ne parli.

SW: A volte penso le mie fotografie siano come le canzoni e la loro poesia assorbe i ricordi e le nostalgie, creando immagini reali / irreali di risonante bellezza. La vita è come un film, e ogni immagine è sinonimo di nostalgia. Le mie fotografie impostano capisaldi agli estremi, oscillando tra l’altezza e la profondità, il positivo e il negativo, eliminando la metà. Il mio sguardo, tuttavia, non solo contiene una chiara vista dalle cime delle montagne, ma anche una vista sulla valle oscura che si trova al di sotto della copertura nuvolosa. Se si contempla la superficie liscia delle mie fotografie abbastanza a lungo, esse si aprono, raccontando la mia storia, così piena di discrepanze, ed esprimendo: il personale, l’isolamento e il desiderio, la bellezza e terrore, così come la naturalità e l’artificialità. La percezione, inizialmente, in termini estetici, di queste immagini diventano pure intensificate e il loro tema centrale della fragilità emerge, che è comunque sottostato DELL’ amore. Mi piacciono questi viaggi in altri mondi – alla fine, significano scoperta perpetua, condizionano per caso guidato, e permettono il mio stato di crescere. Le immagini evocano, forse, dipinti del pittore romantico Caspar David Friedrich o Caravaggio e la passione per il romanticismo nelle fotografie si rivela; noi percepiamo una figura nella fotografia, continuando il tema del perdersi. Tutto ciò che si riferisce nei cambiamenti e nei rinnovamenti costanti della vita; è tutto collegato in qualche modo.

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caché II, 110 cm x 110 cm, Pigmentprint, 2010

LS: Qual è il suo background?

SW: Nella mia famiglia nessuno era veramente impegnato nelle arti. Eravamo una famiglia normale, tipica della classe media tedesca. A volte mi sentivo un poco come un uovo di cuculo, nato in una famiglia “sbagliata”, perché nessuno riusciva a capire cosa stessi facendo e perché lo facevo. Senza dubbio, ed indirettamente, mi hanno incoraggiato. Solo l’amore familiare può fare qualcosa di simile – il sostegno senza conoscerne le cause.

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adieu II, 50 cm x 50 cm, C-Print, 2010

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grounded II, 90 cm x 90 cm, C-Print, 2006

LS: Ogni fotografia sembra quasi chiusa in se stessa in modo ermetico, in combinazioni, le immagini danno vita ad un dialogo drammatico tra i singoli eventi.

SW: Mi piace usare l’immagine come un codice – dei codici drammatici. Mi piace combinare questi diversi codici per qualcosa di più grande. In realtà, li sto usando come un narratore, in cui ogni scatto è una dichiarazione di un’esuberanza di affermazione della vita o di una malinconia silenziosa. Non mi piacciono le mostre pulite. Ogni immagine è un codice e lo spazio che uso è parte di una strategia creativa. Quindi unisco diversi formati in impianti non lineari e asimmetrici che coprono intere pareti. Le immagini esplodono sul muro, come i fuochi d’artificio cosmici.

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aurora II, 100 cm x 100 cm, C-Print, 2005

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mulholland drive II, 80 cm x 80 cm, C-Print, 2006

LS: Può essere legato ai fotografi Nan Goldin, Wolfgang Tillmans, e Ryan McGinley, in termini sia di oggetti analizzati, sia per i metodi. Cosa ne pensa?

SW: Penso che ognuno di noi racconta la propria storia, ma tutti noi, soprattutto nei primi lavori, è rimasto profondamente fedele a se stesso. Un curatore ha detto che le gesta “di un’apertura apparentemente incondizionata” è quello che collega tutti noi. Questa emozionale vista ravvicinata è nata da una soggettività radicale. Ma penso che solo i primi lavori possano essere combinati, specialmente nelle opere successive ci sono enormi differenze. Inoltre, le mie fotografie sono anche estetiche e le immagini sono molto più silenziose. È piuttosto visibile, nel momento prima o dopo, rispetto al momento dell’azione.

LS: Le immagini sfumano il confine tra mise-en-scene e l’autenticità. Mi dica…

SW: Traggo alcuna distinzione tra fotografia e la vita; le mie immagini a colori non vengono frettolosamente prese da istantanee, con cautela sono composizioni costruite. Luce e ombra inoltre sono deliberatamente collocate per accentuare quello che spesso è irreale, a volte rendono profondamente suggestiva l’atmosfera della realtà.
In realtà è una domanda molto interessante perché è possibile fotografare un’immagine autentica? Non è tutto indirettamente messo in scena perché possa mostrare solo una parte di esso? Possiamo ancora fidarci?
Forniscono causa di questo motivo ogni immagine con il numero romano II. La cifra che non esiste. Almeno non come una fotografia, è solo un ricordo del momento in cui ho fatto l’immagine, quando ero ‘lontano, in un’altra realtà’. Il numero romano II cerca di condensare tutto questo.

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Lutte de l´ange avec J. II, 55 cm x 65 cm, C-Print, 2007

LS: Molti editori si stanno muovendo sul ” libro d’autore o d’artista”, spesso optando per pubblicazioni low-budget e indipendenti; nelle quali il libro fotografico diventa qualcosa di più di un contenitore. Quanto è importante la pubblicazione di un libro, a fronte di una mostra fotografica?

SW: Un libro, come una mostra, è in grado di viaggiare e la maggior parte del tempo si può trovare in tutto il mondo, come in biblioteche o librerie. Quindi, può essere visto da più spettatori, anche in diversi paesi. E’ quasi come una mostra senza fine. Ma ancora più importante, un libro è un libro e così il più delle volte cerco di usarlo non solo per mostrare il mio lavoro, del resto cerco di raccontare una storia come uno scrittore che include un prologo, un climax e una fine. Penso sia, una degli elementi più noiosi, vedere solo immagini in un libro senza utilizzare la complessità di come potrebbe funzionare questo ultimo.

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O. a. O. II, 110 cm x 110 cm, Pigmentrprint, 2013

LS: Può introdurci i libri ‘Enduring Beauty’ e ‘bleiben nirgends’? Due diverse pubblicazioni.

SW: Nel libro »bleiben ist nirgends« (»stare è da nessuna parte”); unisco immagini fotografiche scattate dai mass media e dalle storia dell’arte con le mie fotografie. Associazioni strutturali e contenutistiche corrispondenti e, allo stesso tempo, creo una collisione visiva dove ne traggo un serbatoio pittorico. Questa collezione è in gran parte di immagini di eventi orribili, scene del crimine, carneficine e vittime. Spesso possono essere collegati a eventi concreti riportati dalla stampa. Tuttavia, in questo contesto, potrebbero essere, anche, un archivio di archetipi visivi di violenza e pericolo. Così, un edificio demolito si trasforma agli occhi della nostra mente in un Ghiaccio in mare di Caspar David Friedrich, un mucchio di sabbia e spazzatura sul bordo dell’autostrada diventa l’isola della Morte di Arnold Böcklin. Sono immagini dedicate più alla bellezza dell’orrore – che dedicata all’orrore – è stato pubblicato come “Enduring bellezza” nel formato di un opuscolo intarsio LP. In realtà sarebbe una specie di album bianco, il seguace della mia prima pubblicazione “Bellezza rimane”, un LP nero opuscolo intarsio.

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installation ´the pictures of others´, Prague

LS: Tutte le sue mostre sono così favolose. Mi ricordo la mostra al Goethe-Institut Prag o lo show presso l’Australian Centre for Photography, di Sydney, nel quale un corridoio introduceva alla memoria del mondo, ed il secondo spazio, nel quale le immagini si decomponevano chimicamente. Il progetto unisce l’oggetto e l’installazione; incoraggiando i visitatori ad indagare, toccare e maneggiare le opere disposte in vassoi di camera oscura di sviluppo. Come pensa ad un’idea relativa all’ allestimento site-specific di uno spazio espositivo?

SW: Una delle prime cose che faccio sempre visitando lo spazio espositivo. Scatto delle foto, camminando su e giù, ottenendo tutti i piani architettonici, bevo il caffè in silenzio e prendo del tempo per pensare. La maggior parte del tempo lo spazio comincia ‘a parlare’ a me; cerco di rispondere. Diventano unite nel processo le pareti dello spazio nel suo complesso, acquisiscono una propria densità e diventano cariche di tensione. Così, l’idea parte – ogni volta – in uno spazio.

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installations at australian centre for photography, Sydney

LS: Ci mostri un’idea preparatoria di una nuova serie. Cosa succede?

SW: Lascerò presto la Cina perché sono stato invitato; ci tornerò per Three Shadows Photography Art Center a Pechino. In realtà, mi piacerebbe parlare di una nuova serie, un concetto chiaro, mi piace essere come uno studente Becher, ma non sono mai stato uno studente Becher. Forse non sono abbastanza tedesco per questo. Non so cosa accadrà, dove il sentiero mi porterà. Devo solo cercare di avere gli occhi affamati e rimanere fedele a me stesso; poi tutto è possibile.


www.saschaweidner.de

Intervista a cura di Camilla Boemio

Traduzione a cura di Camilla Boemio