Tara Sellios - Fotografa, U.S.A.

“Lessons of Impermanence”

LS: Da dove nasce il suo interesse per la fotografia? C’è stato un momento particolare di cui ha memoria o un elemento scatenante? Come è iniziata la sua attrazione per la fotografia?

TS: Il mio interesse per la fotografia è stato un processo graduale. Sfortunatamente non ho avuto quel momento romantico con il mezzo che qualche fotografo ha. È stato qualcosa che ho imparato ed esercitato nel tempo. Dopo molti tentativi ed errori ho realizzato che la fotografia era il mezzo adatto a perseguire il mio lavoro. Il mio esercizio artistico è iniziato con il disegno e la pittura, ed è stato solo più tardi che la curiosità mi ha portato a intraprendere lo studio della fotografia. Non l’ho amata all’istante, a essere onesta. A dire il vero ero piuttosto intimidita, ma d’altra parte c’era qualcosa che non mi avrebbe fatto mollare. È stata una sfida.

 

Untitled No. 1 (from the series Impulses), 2012, 50x40 inches, Digital C-print

Untitled No. 1 (from the series Impulses), 2012, 50×40 inches, Digital C-print

 

LS: Quale poetica o artista l’ha maggiormente influenzata agli inizi? Dove possono essere trovare le radici del suo lavoro?

TS: Da tutta la vita nutro un amore profondo per i vecchi dipinti. La storia dell’arte è una mia passione e sono particolarmente attratta dalle maestose e intense opere religiose. Torno spesso a rivedere la pala d’altare di Matthias Grunewald, o a Hieronymus Bosch, Michelangelo e simili. Nel campo della letteratura faccio riferimento costantemente alla Divina Commedia di Dante, che ha a sua volta influenzato molta dell’arte a cui guardo. Ci sono artisti contemporanei di cui sono estremamente appassionata ed è interessante notare come anche loro paiono essere ispirati dai Grandi Maestri, che credo siano un po’ la matrice di tutti noi.

 

Untitled No. 2 (from the series Impulses), 2012, 50x120 inches, Digital C-print

Untitled No. 2 (from the series Impulses), 2012, 50×120 inches, Digital C-print

 

LS: Cosa la emoziona maggiormente della fotografia? E cosa invece trova più frustrante?

TS: Ci sono molti aspetti della fotografia che mi attirano. Amo il suo esercizio ritualistico, e quanta precisione richiede sia dal lato tecnico della macchina fotografica e della pellicola, sia nella preparazione del soggetto in sé. Come fotografa, nutro una naturale attrazione e sensibilità per la luce, anche nelle situazioni di tutti i giorni. Le mie fotografie sono scattate con luce naturale dalla finestra. Usare la luce per “dipingere” un’immagine ha per me un aspetto magico che è insostituibile con qualsiasi altro mezzo.
In senso più concettuale, il mezzo mi emoziona perché ogni lieve elemento surreale dell’immagine viene amplificato grazie allo scopo tipico della fotografia di rappresentare come attuale un momento che è esistito nel tempo. Penso che questo amplifichi la misteriosa, inspiegabile natura dell’immagine. Nei miei lavori l’uso della fotografia dona all’immagine una qualità viscerale e particolarmente impressionante. La carne, il sangue e le varie materie dei diversi oggetti sono reali e tangibili, e la strana composizione ritratta si è realmente verificata. Voglio che gli osservatori si sentano come se fossero stati condotti verso qualcosa che non era previsto vedessero.
Può sembrare stupido, ma talvolta il mezzo mi lascia frustrata per le stesse ragioni per cui mi emoziona. A volte sono davvero impaziente di vedere il risultato finale. Soprattutto con fotografie di grande formato, ci sono prima diversi passi da compiere, dalla pellicola al stampa finale. Può essere anche un mezzo che non perdona. In generale, comunque, le frustrazioni che provo con il mezzo lo rendono solo più soddisfacente alla fine, quando i risultati desiderati vengono raggiunti.

 

Sketch for Impules No. 7, 2012, 12x18 inches, watercolor and ink on paper

Sketch for Impules No. 7, 2012, 12×18 inches, watercolor and ink on paper

Untitled No. 7 (from the series Impulses), 2012, 40x50 inches, Digital C-print

Untitled No. 7 (from the series Impulses), 2012, 40×50 inches, Digital C-print

 

LS: Riflette a lungo sul suo lavoro prima di realmente iniziarlo? Come sviluppa i suoi quaderni degli schizzi? Disegna e scrive molto per definire e dare forma al suo lavoro?

TS: La fase che viene prima della preparazione di un mio lavoro è a dire il vero la più lunga, quella che mi occupa la maggior parte del processo creativo. Ed è anche probabilmente la mia preferita. Faccio molte ricerche, scrivo tanto e pianifico. Leggo e osservo molta storia dell’arte. Attraverso anche un periodo in cui sono ansiosa di uscire fuori e fare esperienza dell’arte in gallerie e musei. Un paio di mesi sono spesi viaggiando in varie città per cercare e godere l’arte di altri artisti. Tengo un personale quaderno degli appunti in cui scribacchio pensieri e idee. È quando ho una base solida di ciò che il portfolio dovrà sembrare che inizio a fare degli schizzi. Di solito ho una specie di lista di punti da compiere prima di dedicarmi al disegno. Ogni schizzo è solitamente una fotografia nel suo farsi già ben pensata. La fase di bozze e disegno è funzionale a rendere il processo della fotografia più facile e meglio organizzato, ma anche l’aspetto concettuale e narrativo del lavoro sono per me molto importanti.

 

Sketch for Impules No. 1, 2012, 18x12 inches, watercolor and ink on paper

Sketch for Impules No. 1, 2012, 18×12 inches, watercolor and ink on paper

Sketch for Impules No. 3, 2012, 18x12 inches, watercolor and ink on paper

Sketch for Impules No. 3, 2012, 18×12 inches, watercolor and ink on paper

 

LS: Facendo riferimento al suo lavoro “Impulses” (2012), come si è evoluto il progetto da quando ha iniziato a scattare? Dedica più tempo pensando al suo lavoro che alla fase pratica della fotografia o sperimenta le cose man mano?

TS: “Impulses” è stato molto concettualizzato prima d’iniziare a scattare, poiché avevo un’idea molto chiara di cosa l’intero corpo di lavoro dovesse trasmettere. Pianifico e disegno sempre l’intero portfolio prima di fotografarlo. Faccio esperimenti nella fase di preparazione e disegno, di modo che non perda poi troppo tempo, materiale e denaro.

Il concetto dietro “Impulses” era quello dell’amore, e le frustrazioni, tensioni e lotte che circondano la coppia. Sono arrivata a un punto nella mia vita in cui questo era qualcosa a cui avevo bisogno di dedicarmi. I temi dell’attrazione e della repulsione, della vita e della morte, dell’erotico e del macabro erano tutti argomenti su cui volevo riflettere. Nelle mie ricerche mi sono imbattuta nella scultura di August Rodin “La porta dell’inferno” con cui ho immediatamente sentito un legame e ne sono subito divenuta ossessionata. È un’opera complessa e sorprendente che raffigura gli amanti in vari stati emozionali e fisici ai confini con l’inferno. Ho sentito un forte dialogo con l’opera e mi ha certamente ispirata quando ho realizzato “Impulses”.

 

Untitled No. 10 (from the series Impulses), 2012, 40x50 inches, Digital C-print

Untitled No. 10 (from the series Impulses), 2012, 40×50 inches, Digital C-print

 

LS: Ha un metodo di lavoro che segue per ogni serie o varia da progetto a progetto? Puo spiegare i temi della sua arte e il suo processo di lavoro?

TS: Il mio metodo di creazione di un corpo di lavoro dall’inizio alla fine è piuttosto ritualistico e rimane pressoché invariato da serie a serie. Come affermato prima inizio con un periodo di ricerca, scrittura e pianificazione. Da qui, sviluppo una sorta di scaletta e faccio schizzi delle immagini per comprendere colori, composizione e materiali che saranno necessari. Dagli schizzi, rifletto ancora un po’ e scrivo più in profondità alcune cose su ogni immagine. Alla fine, fotografo. Uso una macchina fotografica Zone VI 8×10 e pellicola a colori. Uno scatto richiede di solito alcuni giorni di raccolta del materiale e degli attrezzi necessari, ma ogni scatto è fatto in un solo giorno con luce naturale. Sono probabilmente così ossessionata dalla pianificazione di ogni immagine perché poi non ho così tanto tempo per ricostruire la natura morta e fotografare. Processo poi la pellicola ed effettuo l’acquisizione delle immagini attraverso la tecnica dello scanner a tamburo, cosicché riesca ad avere i files digitali degli scatti.

 

Untitled No. 1 (from the series Luxuria), 2013, 50x40 inches, Digital C-print

Untitled No. 1 (from the series Luxuria), 2013, 50×40 inches, Digital C-print

Untitled No. 4 (from the series Luxuria), 2013, 50x40 inches, Digital C-print

Untitled No. 4 (from the series Luxuria), 2013, 50×40 inches, Digital C-print

 

LS: L’uso della luce è un aspetto molto importante. Facendo riferimento al suo ultimo progetto “Luxuria” (2013), la luce l’ha aiutata a creare la storia? C’è qualcosa di speciale che la ispira e guida nella creazione di una determinata sensazione?

TS: La qualità della luce in “Luxuria” è certamente pensata per aiutare nel racconto della storia, o quanto meno nella definizione di un tono emozionale per la serie. Il termine “Luxuria” è una parola latina trovata spesso nella storia dell’arte religiosa, e significa “desiderio auto indulgente”. Questo corpo di lavoro è centrato sui concetti di vino, sensualità, eccesso, e la lotta per provare a trovare piacere in questi. Volevo che le immagini avessero una chiave bassa, terrena, una nota seduttiva che aleggiasse su di loro, così ho fotografato all’ora del giorno in cui la luce inizia ad andarsene. La reazione che un insieme di lavori voglio scateni nell’osservatore è specifica per ogni serie di fotografie. Penso al mio lavoro genericamente come a un romanzo, e ogni serie un capitolo del libro; sono tutti collegati e possiedono una narrazione progressiva. Man mano che proseguo la luce e il colore sembrano diventare più scuri. La serie a cui sto lavorando ora avrà pochissima illuminazione.

 

Sketch for Luxuria No. 7, 2013, 18x12 inches, watercolor and ink on paper

Sketch for Luxuria No. 7, 2013, 18×12 inches, watercolor and ink on paper

Untitled No. 8 (from the series Luxuria), 2013, 50x40 inches, Digital C-print

Untitled No. 8 (from the series Luxuria), 2013, 50×40 inches, Digital C-print

 

LS: La lezione appresa dalle nature morte di Inving Penn, la pittura europea, Diego Velazquez, Eugène Delacroix o forse El Greco e Caravaggio. Qual è stato l’apporto di questi esempi nella sua interpretazione fotografica della natura morta? È cambiata nel tempo e nella luce?

TS: Ci sono molti lavori di still life nel grande archivio dell’arte mondiale, dal passato fino ad oggi, e molto di quel lavoro è stato trasposto nella fotografia in vari formati. Tradizionalmente, lo scopo della natura morta nella storia dell’arte era nel senso del “memento mori” (“ricordati che devi morire”), e agiva come un promemoria della natura effimera della vita. I pittori fiamminghi e tedeschi sembrano essere i più riconosciuti per questo tipo di lavoro, soprattutto nello still life, che appare in diverse modalità attraverso la tavola. Il mio intento è di perpetuare la tradizione della natura morta in una mentalità e una visualizzazione contemporanee.

 

Untitled No. 7 (from the series Luxuria), 2013, 50x40 inches, Digital C-print

Untitled No. 7 (from the series Luxuria), 2013, 50×40 inches, Digital C-print

LS: Ha un libro da consigliare ai nostri lettori? Quale fotografo emergente l’ha recentemente interessata?

TS: In particolar modo io leggo e colleziono molte monografie di artisti e libri di storia dell’arte. La mia dipendenza più recente è il catalogo di un’esposizione intitolata “Le Papesse” che è un’indagine dalle forti immagini e perfettamente disposta su cinque scultrici donne, una delle quali è Louise Bourgeois.

Onestamente non guardo molto alla fotografia. La maggior parte della mia attenzione, soprattutto nella sfera contemporanea, è rivolta alla pittura, scultura e alle installazioni. Alcuni dei lavori, visti recentemente nei musei e nelle gallerie, che hanno avuto un impatto su di me sono state le installazioni e i dipinti di Darren Waterson al MASS MoCA di North Adams, Massachusetts e le sculture di legno di Gerhard Demetz alla Jack Shainman Gallery di New York. Provo a vedere più lavori che posso di persona, entro i miei limiti. Amo la potente presenza fisica che certe sculture e installazioni esercitano in una stanza.

 

Untitled No. 3 (from the series Luxuria), 2013, 50x40 inches, Digital C-print

Untitled No. 3 (from the series Luxuria), 2013, 50×40 inches, Digital C-print

Untitled No. 9 (from the series Luxuria), 2013, 50x40 inches, Digital C-print

Untitled No. 9 (from the series Luxuria), 2013, 50×40 inches, Digital C-print

 

LS: Ci sono progetti attuali o futuri da cui è coinvolta?

TS: Al momento mi sto preparando a fotografare un nuovo corpo di lavoro che è già stato disegnato ed è pronto per essere realizzato. Non ci sarà vino in questa serie, sarà sostituito con sporco e fango. C’è un progressiva crescita della flora attraverso le immagini che potrebbe sfuggirmi di mano. Anche gli insetti giocano un ruolo importante. C’è l’introduzione di elementi che non ho mai usato prima e sono molto eccitata da questo lavoro. Sarà intenso da realizzare, credo, e forse difficile, ma sono ansiosa di portarlo avanti. Avrò un’esposizione in arrivo fra pochi mesi e inizierò a fare acquarelli su grande scala che esporrò in febbraio. Vorrei fare più disegni e dipinti oltre a quelli che già faccio come lavoro preliminare alla fotografia. C’è un sacco di lavoro verso cui mi sento portata adesso, il che è una cosa ottima; è una situazione emozionante in qualità di artista, e ne sono grata.

 

tarasellios.com

Intervista a cura di Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Laura Conti