Fred Huening - Fotografo, Germania

“Die Liebe im Auge”

LS: Come sei arrivato inizialmente all’arte? Cosa ti ha spinto in modo particolare verso la fotografia? Come hai scoperto la fotografia in quanto mezzo di espressione?

FH: Nel mio ambiente familiare mentre crescevo non c’era nessuna propensione o manifestazione artistica; a scuola avevo pessimi voti  nelle discipline artistiche. È per questo che arrivo tardi all’arte che scopro, assieme alla fotografia, da adulto e per conto mio. Ho visitato quante più mostre e musei possibili. Adoravo i vecchi maestri sia in pittura che in fotografia. Non sapevo dipingere così all’età di 33 ani scattai la mia prima foto, ispirandomi all’opera di Wolfgang Tillmans. Mi piaceva il suo credo: se nulla conta, tutto conta. Iniziai così a fotografare in modo costante la mia vita quotidiana e la mia ragazza. Da allora in poi ho lavorato per conto mio per cinque anni, sviluppando i miei film nei drugstore, senza mai mostrare le mie fotografie a nessuno. Nel 2005 sono stato accettato al OSTKREUZSCHULE di Berlino dove ho incontrato insegnanti importanti come Sibylle Bergemann, Ute Mahler e Arno Fischer. Fu “il grande salto” per la mia evoluzione artistica.

Il mio mezzo di espressione non è tanto la fotografia quanto il photobook: la combinazione di fotografia, narrazione e la scrittura.

 

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© Fred Huening from new work ‘earth’

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© Fred Huening from new work ‘earth’

 

LS: Hai studiato per diversi anni a stretto contatto con il Prof. Ute Mahler; quanto è stata importante la sua influenza personale e artistica per la tua carriera artistica?

FH: Ute Mahler è una grande maestra. È stata la prima che ha riconosciuto il mio talento. Senza la sua guida il mio lavoro di diploma non sarebbe stato possibile. Ma fui suo allievo solo per due anni e mezzo e questa è la ragione per cui la sua influenza personale e artistica non è stata così importante per la mia (non così lunga) carriera.

Molto più importanti per la mia evoluzione artistica sono stati il mio editore Hannes Wanderer e naturalmente Susan Bright che ha reso il mio lavoro visibile  con i suoi Home Truths, spettacoli al Photographers’ Gallery di Londra, Chicago e MOCP Belfast Exposed.

 

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© Fred Huening from new work ‘mother’s days’

 

LS: Chi sono i tuoi artisti preferiti e perché? Quali influenze riconosci di aver subito, fotografiche o di altro genere?

FH: Sono sempre stato una persona molto visiva. Prima della fotografia e dell’arte avevo una gran passione per il cinema, per registi come Lars von Trier, Wong Kar-Wai e Stanley Kubrick. Arrivo alla fotografia attraverso Helmut Newton, Jean-Francois Jonvelle e Bettina Rheims. Più tardi ho scoperto che ci sono due tipi di fotografi/artisti: uno è uno specchio e l’altro è una finestra. Io sono uno specchio, decisamente uno specchio.  Ed è per questo Nan Goldin e Larry Clark saranno per sempre i miei eroi.  Ammiro anche il lavoro di Sally Mann, Nicholas Nixon, Harry Callahan, Nobuyoshi Araki, Juergen Teller, Elina Brotherus, Doug Dubois, Elinor Carucci, Seiichi Furuya e molti altri che si occupano di cose della vita. Mi sento influenzato e ispirato anche da  artisti come Frans Masereel, Balthus, Caravaggio, Egon Schiele, i pittori tedeschi Brücke (Kirchner, Heckel, Mueller, Nolde, ecc), Lucien Freud, Martin Kippenberger e anche da scrittori come James Joyce, Gottfried Benn, Philippe Djian o Karl Ove Knausgård.

 

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© Fred Huening from new work ‘father’s days’

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© Fred Huening from new work ‘father’s days’

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© Fred Huening from new work ‘mother’s days’

 

LS: Potresti descrivere le tue prime esperienze con la fotografia, sia come spettatore che come artista?

FH: Da spettatore.

A 6 o 7 anni ho visto alla televisione la famosa fotografia di Nick Ut Children Fleeing an American Napalm Strike, (Trang bang, 1972); per qualche minuto ci fu solo questa immagine e la voce di Marlene Dietrich che cantava Where Have All the Flowers Gone. La canzone era in tedesco, così ho capito il messaggio. Non sapevo molto della guerra del Vietnam a quel tempo, ma la ragazza che piange era della mia stessa età e mi identificavo con lei. Questa è stata una forte impressione che non dimenticherò mai. Col senno di poi: c’era questa potente combinazione di immagine e testo che io ora cerco sempre di raggiungere con i miei libri.

 

© Nick Ut – Children Fleeing an American Napalm Strike, Trảng Bàng, 1972

© Nick Ut – Children Fleeing an American Napalm Strike, Trảng Bàng, 1972

 

Da artista.

Nel mio primo anno di scuola di fotografia mi misi in viaggio attraverso la Pomerania sulle tracce di mia madre, che vi era nata ai tempi della seconda guerra mondiale. Dopo alcuni giorni infruttuosi, spesi senza scattare nemmeno una foto, mi incamminai per una spiaggia dove, in un paio di minuti, scattai due foto che ancora oggi ritengo molto significative.  Dopo questa esperienza (La magia può accadere in qualsiasi momento e ovunque, non importa quanto noioso o deprimente un giorno sembra essere) sono diventato totalmente dipendente dalla fotografia.

 

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© Fred Huening from ‘mother is from pomerania’ (2005)

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© Fred Huening from ‘mother is from pomerania’ (2005)

 

LS: Il tuo lavoro ha a che fare con la rappresentazione di persone, precisamente la tua famiglia e il corpo femminile. Ce lo puoi spiegare più in dettaglio?

FH: Il mio interesse è rivolto alla vita di tutti i giorni, le piccole cose banali. Amore, perdita, lussuria,  bellezza e decadenza. Il mio tema è Les choses de la vie (come il titolo del bellissimo film francese con Romy Schneider “L´amante”, regia di Claude Sautet, 1970). Il mio obiettivo è di creare immagini che evochino sentimenti profondi ed emozioni da parte dello spettatore. O per dirla in modo roboante: voglio creare immagini da vedere nella mia ultima ora, quando la vita scorrerà di fronte al mio occhio interiore.

 

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© Fred Huening from ‘one circle’

 

LS: MI riferisco alla tua trilogia One Circle. Il primo capitolo Einer riguarda la morte; Zwei ha come tema la vita di coppia, l’amore e il sesso; il terzo libro, Drei, rivela un’infanzia idilliaca. Cosa ti spinto a raccontare ciò?

FH: Non c’era alcun interesse generale per la  maternità. È diventato il mio tema, perché è successo anche a me di diventare un artista e un padre allo stesso tempo.

Ecco il mio credo, la mia convinzione: se vuoi diventare un artista originale con una voce originale meglio avere a che fare con le cose che si conosce bene! Nessuno – anche il miglior fotografo di tutti i tempi – avrebbe potuto prendere le foto che ho scattato alla mia famiglia, per il semplice motivo che io sono sempre lì.

Nessuno tranne Richard Billingham avrebbe potuto scattare le immagini della sua famiglia spezzata (ricordo il suo famoso libro fotografico Ray A Laugh).

Per quanto riguarda drei: spero che il lettore (adulto) recuperi i misteri e le meraviglie dell’infanzia persa e dimenticata. Voglio che sentano e reagiscano così come ho fatto io quando sono diventato padre all’età di quasi quarant’anni. Prima non avevo mai pensato di avere un figlio. I ricordi della mia infanzia sono dispersi e nascosti nella mia mente. Quando ho visto mio figlio crescere ho riscoperto la mia infanzia per mezzo di lui e questo è stato magico. Come artista devo sottolineare che drei (tre) è ovviamente molto personale, ma ciò che si vede non è la nostra vita one-to-one! É frutto dell’arte. Viviamo nel centro di Berlino, con il traffico pesante e poca natura. In drei il lettore vede solo la natura, niente auto, niente telefoni cellulari e altri prodotti della vita moderna.

drei è la mia visione artistica di un’infanzia perfetta e una buona vita. Io stesso sono nato e cresciuto in un piccolo villaggio di campagna.

Quando è nato mio figlio la mia compagna si è trasformata da  amante in madre.  Il suo amore e la sua attenzione si sono concentrati (naturalmente) su nostro figlio. Così mi sono sentito a volte come un outsider osservare lo stretto cerchio tra madre e figlio!  Avevo sentimenti ambivalenti e così ho preso la mia macchina fotografica per esprimere le mie emozioni.

 

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© Fred Huening from ‘one circle’

 

LS: Cos’è ciò che una fotografia può esprimere?

FH: Una buona fotografia tocca sia l’anima che la mente.

LS: Qual è la cosa più gratificante nel tuo lavoro?

FH: È lo stesso lavoro artistico a rendermi felice.

 

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© Fred Huening from ‘one circle’

 

LS: Puoi dirci qualcosa di più sulla creazione del libro (editing, stampa, etc.)?

FH: einer era il mio lavoro di diploma allo Ostkreuzschule nel 2007. Nello stesso anno ho anche vinto un premio molto quotato con lo stesso lavoro. Sapevo così che c’erano ameno una trentina di buone foto ma ancora non lo vedevo come un libro. Nel 2010 Hannes Wanderer di Peperoni Books mi ha chiesto di farne un piccolo libro. Non cambiò la sequenza ma mise una foto sul lato destro di una doppia pagina e in alcuni casi una sul lato sinistro per mostrare l’ambivalenza delle immagini e che tutto possiede due facce. Egli ha anche ripetuto le due immagini chiave (il bambino nato morto e il primo respiro del secondo figlio). È stato allora che ha preso la forma di un vero e proprio libro. Dopodiché Eniner fu pubblicato con una copertina bianca e io divenni un patito del realizzare libri. Nello stesso momento sono diventato padre e artista. Avendo molto materiale su mia moglie e mio figlio ho voluto creare un libro dove fosse narrata una storia d’amore (zwei, con la copertina rossa) e un libro sulla maternità, l’amore materno e la magia dell’infanzia (drei, con la copertina blu). I tre colori usati per la trilogia sono un omaggio alla trilogia di Krzysztof Kieślowski e anche i colori del mio paese nel nord della Germania (per sottolineare il riferimento personale). Nel 2013 la scrittrice e curatrice Susan Bright mi ha invitato a mostrare i miei tre piccoli libri nella mostra Home Truths: Photography and Motherhood alla Photographers ‘Gallery di Londra. La trilogia andò esaurita pertanto fu ripubblicata come un solo libro, one circle, con le tre poesie che ho scritto, tradotte in inglese.

 

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© Fred Huening from ‘one circle’

 

LS: Ci suggerisci tre libri fotografici che apprezzi particolarmente?

FH: Ce ne sono a centinaia ma… diciamo che i tre preferiti di ogni tempo sono:

Nan Goldin – The Ballad of Sexual Dependency
René Groebli – Das Auge der Liebe (The Eye of Love)
Bettina Rheims – Chambre close

LS: Qual è il tuo sito web preferito di fotografia?

FH: Ad essere onesti non ne ho uno o, per meglio dire, non sono molto pratico di websites.  Al momento seguo Landscape Stories Family e www.theoneswelove.net  perché sono molto interessato alla fotografia intimistica. Sono più interessato ai libri fotografici; ogni giorno consulto www.photoeye.com.

Preferisco guardare direttamente i libri fotografici in originale; passo un sacco di tempo nelle librerie artistiche. Quella che preferisco si trova a Berlino e si chiama 25books (www.25books.de) gestita dal mio editore Hannes Wanderer (www.peperoni-books.de). Lì si incontrano sempre artisti  e fotografi da tutto il mondo.

 

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© Fred Huening from ‘private rooms’ (2009)

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© Fred Huening from ‘private rooms’ (2009)

 

LS: A cosa stai lavorando adesso?

FH: Io sono un grande ammiratore dello scrittore norvegese Karl Ove Knausgård e del suo grande progetto in sei libri sul suo mondo familiare. Così il prossimo anno cercherò di creare un progetto simile in nove libri fotografici (tra cui einer, zwei e drei). Al momento sto lavorando a un libro su mio padre e il suo suicidio 20 anni fa. Il titolo del libro sarà Keiner (nessuno).  Sono anche in programma un libro su mio figlio e me, un altro su mio figlio e mia moglie, uno su mia madre, uno sulla nostra vita sentimentale (visto che siamo una coppia da dieci anni) e infine uno su di me. Spero che il mio editore, Hannes Wanderer, voglia realizzarli assieme a me.

Nella primavera del 2015 sarà pubblicata la seconda edizione di one circle da Peperoni Books. E anche un piccolo libro intitolato private rooms basato su materiale trovato in internet.

 

fredhuening.de

Intervista a cura di Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Sergio Tranquilli