Mathieu Bernard-Reymond - Fotografo, Francia

“Disparitions”

LS: La mia prima domanda parte da questa considerazione; nel suo lavoro “Trades” sembra unire in perfetta sintesi la sua visione di autore che nel tempo ha trattato e tradotto il “paesaggio globale”, inteso come argomento che spazia dal paesaggio geografico ai flussi dell’economia mondiale. In “Trades”, paesaggio e informazioni si fondono arrivando fino alla totale astrazione. Possiamo vederci il paesaggio di un orizzonte marino, ma ciò che costituisce questo paesaggio in rappresentazione grafica sono le informazioni dei flussi dell attività della Lehman Brothers. Dove troviamo le origini della sua poetica, da cosa lei è influenzato? Come si è affinata nel tempo la sua visione?

MBR: Le origini di questa operazione poetica risiedono forse nella mia preferenza per due attività differenti. Innanzitutto, la mia fascinazione per la libertà dei surrealisti, la poetica possibilità di scontri inaspettati tra idee e concetti. E successivamente, l’idea che un computer sia una piattaforma dove questo genere di conflitti possono accadere. È la qualità stessa della struttura del computer a consentire per esempio l’idea del paesaggio e dei dati finanziari, a entrare in collisione insieme per creare un oceano di dati.

 

 

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘L'aménagement’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘L’aménagement’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘L'aménagement’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘L’aménagement’

 

 

LS: Come avviene la selezione dei luoghi che rappresenta poi nelle sue immagini? Cosa la spinge a scegliere un luogo piuttosto che un altro?

MBR: La prima vera ragione nella scelta di un luogo risiede in come mi sentirò rimanendo in quel luogo. Secondariamente, mi chiedo: potrebbe essere una fonte di materiale per un lavoro? Le immagini che riprendo con la mia fotocamera sono costituite di materiale grezzo, rappresentano il punto di partenza.

 

 

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Disparitions’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Disparitions’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Disparitions’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Disparitions’

 

 

LS: Osservando il suo lavoro, c’è un passaggio dalla ripresa diretta sul “campo” del paesaggio, a lavori dove nel paesaggio ripreso aggiunge un elemento immaginario, modificando la realtà specifica dell’immagine o ricostruendo elementi inesistenti nello spazio fotografato. Come la tecnologia digitale ha influenzato il suo modo di lavorare? Cosa le ha permesso di aggiungere in più, nel termine di linguaggio aggiunto, alla specificità dell’ immagine fotografica analogica?

MBR: Tutte le mie immagini sono realmente costruite. Possono essere generate con una fotocamera, con un computer, o con entrambi. Da poco mi è capitato di usare questi strumenti, ma secondo me dividere il processo in analogico/digitale non è importante. Utilizzo questi strumenti perchè essi accompagnano il mio processo creativo. Posso pensarlo nel momento in cui una fotocamera è superata, o quando uso un computer, e mi appassiona il modo in cui questi mezzi a volte mi costringano a pensare nuovamente.

 

 

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Vous êtes ici’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Vous êtes ici’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Vous êtes ici’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Vous êtes ici’

 

 

LS: L’allargamento delle possibilità che il digitale offre al modo di concepire, costruire ed infine percepire un’immagine, nei suoi paesaggi, sembra suggerire come in realtà, la terra e l’uomo, si stiano modificando attraverso le immagini stesse. Mentre ragiono ho in mente il suo lavoro “TV”.. Come percepisce e cerca di ri-proiettare il “mondo” nelle sue immagini?

MBR: Nella serie “TV”, le immagini fotografiche sono in attesa di ciò che chiamiamo realtà, e gli elementi tv inseriti rappresentano queste fantasticherie che noi stiamo facendo giornalmente. E sicuramente, la nostra esperienza del mondo contemporaneo è certamente in larga parte basata sulle nostre relazioni con le rappresentazioni tremolanti proiettate negli schermi. La tv, Internet, le “realtà aumentate”, non sono altro che vie per generare maggiore realtà. Dando vita a queste false immagini schermate e lasciandole andare fuori dalle figure del mondo la nostra percezione del mondo reale, dai nostri sogni più sinceri fino alle nostre peggiori paure.

 

 

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘tv’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘tv’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘tv’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘tv’

 

 

LS: Il paesaggio è stato l’argomento costante di tutte le epoche artistiche; che valore e significato attribuisce al paesaggio nel mondo di oggi? L’uomo deve ancora contemplare e capire il paesaggio, la natura della sua esistenza, attraverso la rappresentazione?

MBR: Il paesaggio è il risultato del nostro sguardo fisso sul mondo. Conseguentemente essere interessati al paesaggio in tutte le sue forme vuol dire dare attenzione al nostro essere qui, ora. Ciò che è davvero importante, non finirà mai. Inoltre il paesaggio è un prodotto della nostra attività (quello che cerco di esprimere in “Monuments”). Così guardare il paesaggio è certamente come prestare attenzione a se stessi.

 

 

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

 

 

LS: Le sue immagini sembrano avere una caratteristica costante di “apertura”, di punto di fuga che va verso un infinito ignoto, da scoprire o immaginare.. Un qualcosa di “oltre” a ciò che vediamo, e a ciò che l’immagine ci permette di vedere. Possiamo intendere le sue immagini e la sua visione con questo punto di vista?

MBR: Come per un osservatore, “colmare le lacune” di un’immagine rimane il modo migliore per entrarvi. Allo stesso modo in cui un filosofo può stimolare la mente formulando questioni molto aperte, un fotografo può lasciare molti spazi  non ancora battuti dietro di lui. Questi luoghi non marcati aprono i limiti del territorio stesso dell’osservatore. Lì sono necessari.

 

 

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

© Mathieu Bernard-Reymond from ‘Monuments’

 

 

LS: La realtà delle immagini è un argomento ormai ambiguo: realtà e/o finzione. Come pensa muterà nel tempo il grado di fusione tra la rappresentazione di un fatto e la sua ricostruzione/manipolazione? Come percepiremo ciò che ci sta di fronte?

MBR: Anche se non sono esattamente sicuro che questo sia un problema specifico dei nostri tempi, la nostra società è certamente molto sensibile a quella questione. La tecnologia ci forza a prestare attenzione a questo punto. Noi tutti vogliamo maggiori possibilità per evadere dalle dure realtà della vita, ma noi stiamo anche sempre ricercando la Verità come l’ultima maniera corretta per essere al mondo. Questo è un paradosso difficile con cui convivere. Non appena i confini sono oscurati ci sono dei rischi ma anche la magia, la poesia, la meraviglia. Ritengo che ciascuno sia più attento di quello che voglia ammettere al fatto che una fotografia sia una bugia, così come che uno schermo sia accativante e pericoloso, così come le future tecnologie renderanno indistinti i confini ancora di più anche se avranno alcuni inconvenienti. Ma nonostante ciò, la maggior parte di noi vogliono esplorare territori sconosciuti. Questa ricerca potrebbe perdurare per molto tempo.

 

 

matbr.com

Intervista a cura di Massimo Spada

Traduzione a cura di Gianpaolo Arena