Domingo Milella – Fotografo, Italia

“Geografia emozionale”

LS: In che misura la sua curiosità intellettuale ha alimentato e sostenuto la sua ricerca personale? Quali sono stati gli artisti visivi che hanno influenzato maggiormente i suoi esordi? Quali lo sono attualmente?

DM: Sfortunatamente io sono cresciuto in un’ambiente dove la creatività era di casa, diciamo la ricercatezza, a 15 anni fui trascinato volente o nolente a vedere “The Lightning Fields” di Walter de Maria, a Quemado, New Mexico. Insomma partire da Bari per andare sino al Far West non era semplice a metà degli anni 90… 14 ore di aereo, 8 di macchina e 1 di deserto, per arrivare in una casa di legno di pionieri, davanti all’impalpabile scultura di De Maria. Dove si è obbligati a stare per 24 ore, di nuovo volenti o nolenti. Forse quel giorno più che ai musei Vaticani capii che l’arte può esser un sogno, una visione, una condivisione. Mi piace Christopher Wool, Cima da Conegliano, Cy Twombly, Roni Horn, Bruce Nauman, Thomas Struth, On Kawara, L’arte del Palelotico…

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On Kawara Nothing, Something, Everything, 1963 Letraset on paper, 8 1/16 x 12 inches (20.5 x 30.5 cm) Private collection © On Kawara. Photo: Courtesy Phaidon

On Kawara
Nothing, Something, Everything, 1963
Letraset on paper, 8 1/16 x 12 inches (20.5 x 30.5 cm)
Private collection
© On Kawara. Photo: Courtesy Phaidon

Bruce Nauman, NoNo, 1983

Bruce Nauman, NoNo, 1983

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LS: Nel 2000 lei si è trasferito a New York. Ha respirato l’energia proveniente dagli ambienti legati alle sperimentazioni, l’effervescenza di una scena culturale così attiva e frenetica. Quali sono i suoi ricordi? Ha più ritrovato la stessa energia?

DM: Io dico sempre che New York mi ha insegnato a esser europeo. Non italiano, europeo! Dall’ America ho potuto guardare l’arte tedesca con la stessa confidenza e familiarità in cui la suburbia di Bari era la stessa nelle vedute di Andreas Gursky o Thomas Ruff. Andavo a lezione tra colossi della fotografia Americana, potevo chiedere tutto quello che mi passava per la testa a Stephen Shore, o vedere se Joel Sternfeld avesse qualcosa di nuovo e di divertente da dire sulle mie idee. Ma in realtà io tenevo sul comodino un libro dei Becher…

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Bernd and Hilla Becher’s 1972 study of of concrete cooling towers

Bernd and Hilla Becher’s 1972 study of of concrete cooling towers

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LS: “Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta. I nomi delle strade devono parlare all’errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi, e le viuzze del centro gli devono scandire senza incertezze, come in montagna un avvallamento, le ore del giorno. Quest’arte l’ho appresa tardi; essa ha esaudito il sogno, le cui prime tracce furono i labirinti sulle carte assorbenti dei miei quaderni”. Walter Benjamin – Infanzia berlinese, 1955  a proposito della città

Quanto è stato/è importante nella sua ricerca la capacità di perdere l’orientamento, di smarrirsi e di lasciarsi guidare dalle emozioni e dall’istinto?

DM: È stato essenziale, spegnere il navigatore, non usare internet, non usare il telefono, è stata una fatica enorme riaccendere i sensi, non solo la vista, ma la capacità di sbagliare, affidarsi a un pastore, a dei bambini, che come nella periferia del Cairo o nel mezzo dell’Anatolia hanno giocato un ruolo enorme nella scoperta e nell’incontro di siti preziosi e magici. Alle volte mi sembra che la cultura digitale ci vuole informati si ma sempre meno avvezzi al mistero…

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Domingo Milella, Fraktin, relief, Turkey 2013, Courtesy of the Artist

Domingo Milella, Fraktin, relief, Turkey 2013, Courtesy of the Artist

Domingo Milella, Topada, inscriptions, Turkey, 2013, Courtesy of the Artist

Domingo Milella, Topada, inscriptions, Turkey, 2013, Courtesy of the Artist

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LS: I primi grandi viaggi del passato vengono fatti risalire ai pellegrinaggi medievali per raggiungere i luoghi simbolo della cristianità: Gerusalemme, Roma, Santiago de Compostela. Il Grand Tour descrive il viaggio di istruzione intrapreso tra ‘600 e ‘700 da giovani intellettuali e aristocratici inglesi, francesi, tedeschi. Nell’Ottocento il Grand Tour diventa Grand Tour-ism avviando le dinamiche del turismo di massa moderno. Difficile oggi godere di uno spettacolo non ancora infangato, contaminato … Nella mia opinione il viaggio è principalmente “tra”. Inizia con la predisposizione ad aprirsi al non conosciuto, ad accogliere l’ignoto, a lasciarsi trasportare dall’inatteso, sacrificando programmi e progetti pianificati. Cosa rappresenta per lei “l’idea di viaggio”?

DM: Forse il viaggio come il sesso è oggi una delle cose più pornografiche. Trovo che la gente si sposti, i corpi si spostino, anzi si facciano spostare, come informazioni. Nessuno va da nessuna parte, il traffico aereo assomiglia sempre più al traffico internet. Nessuna sacralità. Spesso mi viene in mente che forse la pornografia ha rimpiazzato la liturgia?! Ho paura di viaggiare ultimamente, sono 15 anni che sono in viaggio. Qualcosa cambia in me, voglio stare con ciò che amo prima. Per poi forse desiderare di perdermi altrove, ma prima voglio uscire dalla zona imbarchi, dove il duty free di profumi è diventato troppo lungo per il mio naso e per il mio cuore.

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Roni Horn - Pink Around, 2008. Solid cast pink glass, with as-cast surfaces on all sides (fire-polished top)

Roni Horn – Pink Around, 2008. Solid cast pink glass, with as-cast surfaces on all sides (fire-polished top)

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LS: L’importanza delle regole: in che modo il “metodo” condiziona la sua ricerca fotografica?

DM: Non saprei, non c’è un metodo giusto e uno sbagliato. Io non ho un sistema, ho una solidità tecnica e iconografica, ma la mia esperienza di aver fotografato sempre e solo con la stessa macchina, con 2 lenti, mi ha alfabetizzato. Questo discorso sul banco ottico oggi è obsoleto… Non chiederei mai a un 18 enne di rimbarcarsi in quello che ho provato a fare io, e chi prima di me. Ho cercato e costruito un linguaggio fotografico che forse non è più leggibile, e di cui il mistero intrinseco, non interessa più ai miei contemporanei?!

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Domingo Milella, Cavustepe Neoassiro, Turkey 2013, Courtesy of the Artist

Domingo Milella, Cavustepe Neoassiro, Turkey 2013, Courtesy of the Artist

Domingo Milella, Acitrezza, Italy, 2008, Courtesy of the Artist

Domingo Milella, Acitrezza, Italy, 2008, Courtesy of the Artist

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LS: Il colore è parte del suo linguaggio espressivo. Perché ha fatto questa scelta? In che modo è mutata la percezione collettiva del colore e il suo significato culturale?

DM: Questa è una domanda difficile. Ho scelto le radici, quindi non ho scelto la tecnica o l’industria come soggetto delle mie ricerche. Tutte le culture arcaiche, conoscevano le vie sotteranee delle acque. Miravano al cielo senza strumenti di comprensione. Usavano tutti i colori forti e vivi e sacri, come in natura. In dialogo con la natura. Indiani d’America, Aztechi, Maya, Greci, Persiani, Egiziani, non vi è cultura dove il blu non fosse un colore divino, il colore del cielo. Del resto le madonne del 400 Italiano vestono di blu ultramarino, scelte da Dio, e sotto il rosa della loro inattacababile purezza e famminilità. Oggi in una festa di musica elettronica, o a una sfilata di moda, vedremo dominare il nero. Quando vedo nella notte a Berlino tutti questi ragazzi che hanno scelto il nero, oltre a questa sintetica musica e tribalità perdute, mi domando: Siamo in lutto? Perché? Come mai portiamo questo lutto facendo finta che sia moda o divertimento?

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Giovanni Bellini,  Madonna degli Alberetti, 1487, Gallerie dell'Accademia, Venezia

Giovanni Bellini, Madonna degli Alberetti, 1487, Gallerie dell’Accademia, Venezia

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LS: Gerhard Steidl è un editore e tipografo noto per la cura maniacale e puntigliosa dei dettagli, oltre ad essere un grande esperto e collezionista di fotografia. Nella sua tipografia a Göttingen è riuscito a coniugare un sano perfezionismo all’amore e alla passione incondizionati per l’oggetto libro. Che ricordo conserva della vostra relazione umana e professionale?

DM: Gerhard Steidl come tutte le persone speciali, non è semplice. 5 anni fa mi promise che avremmo pubblicato il mio libro. Ho aspettato 4 anni, comunicando con lui solo via lettere di carta, e rarissime telefonate di domenica all’alba. Ma Steidl è un uomo d’intuito e genialità, non riflette ma intercetta. Il giorno in cui io ero certo che non avesse nessun senso continuare il mio lavoro come artista, il giorno in cui avevo abbandonato l’idea che lui mi avrebbe mai permesso di finire il libro, Gerhard quel giorno mi convoco di fretta e furia a stampare…

LS: Landscape Stories ha avuto l’onore di ospitare nel numero 18 | Family la bellissima serie “Family Portraits” di Thomas Struth. Qual è stato l’insegnamento principale della sua lezione. Che cosa ha ammirato di più dell’uomo e dell’artista?

DM: In un epoca dove anche l’arte è intrattenimento ed edonismo ci sono persone che hanno ancora una visione etica, Thomas Struth mi ha mostrato sopratutto questo, che come dicevano i Greci, non c’è Etos senza Polis e viceversa…

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Thomas Struth - Paradise 9 (XI Shuang Banna) Provinz Yunnan, China, 1999

Thomas Struth – Paradise 9 (XI Shuang Banna) Provinz Yunnan, China, 1999

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LS: Qual è il passaggio in cui una fotografia da semplice esercizio estetico e gesto muta nella sua forma psicologica più complessa, eterna rappresentazione di qualcosa di sconosciuto, impalpabile eppur presente?

DM: Non lo so, non saprei. Credo che ci sia un’armonia misteriosa nell’arte, quando essa ha vita propria e pulsazione indipendente, senza contesto, spiegazione, medium o artifizio?

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Cy Twombly, Untitled 2015, Gagosian Gallery

Cy Twombly, Untitled 2015, Gagosian Gallery

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LS: Cos’è il Sublime per lei? È parte della sua visione? La bellezza in certi casi può essere ingombrante?

DM: La natura è sublime, l’arte è ignorante!

LS: “L’espressione è come un passo nella nebbia: nessuno può dire dove e se da qualche parte condurrà.” Maurice Merleau-Ponty

In controtendenza con le parole di Merleau-Ponty … Dove sente che potrebbe evolvere il futuro della sua ricerca artistica?

DM: Cavolo, questa è la più complessa delle domande. Diciamo che io ho cercato sempre lontano le mie ispirazioni, i miei strumenti per esprimere quello che volevo. Forse oggi sono pronto a fermare questo gettare il cuore sempre oltre l’ostacolo, vorrei trovare più semplicità e silenzio.

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Carnegie International, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, 1991–92. Photo: Christopher Wool

Carnegie International, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, 1991–92. Photo: Christopher Wool

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LS: Nel settembre 2015 ci sarà una collaborazione con Landscape Stories con un workshop sulle Dolomiti, a Borca di Cadore. Oltre a questo progetto comune, a cosa sta lavorando adesso? Quali progetti ha in mente per il 2015?

DM: Insegnare per me è una cosa bellissima, ho sempre cercato persone che mi potessero insegnare qualcosa, sono stato molto fortunato e ne ho incontrate molte. Ora stò lavorando con la mia amica Marisa Bellani di Roman Road e l’antiquario Bruno Botticelli ad una mostra in autunno a Londra, in cui attraverso l’arte e la voce di artisti che amo, in dialogo con il tema del tempo, proverà a parlare con opere del passato.

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Bruce Nauman,  The True Artist is An Amazing Luminous Fountain, 1966

Bruce Nauman, The True Artist is An Amazing Luminous Fountain, 1966

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Intervista a cura di Gianpaolo Arena

 

www.steidl.de

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