Alec Soth- Fotografo, U.S.A.

“Dog Days, Bogotá”

LS: Lei è conosciuto in particolare per i suoi progetti americani in grande formato ‘Sleeping by the Mississipi’ e ‘Niagara’, che l’hanno portata ad attraversare l’America centrale. Dall’Iowa e Illinois fino al Missouri e Kentucky, raffigurando immagini che variano dai ritratti ai paesaggi desolati. Il suo linguaggio si ispira al cinema con l’aggiunta di elementi di folklore che suggeriscono una storia oltre l’immagine. Lei trova un’alchimia con sconosciuti e fotografi individualisti e sognatori. Che cosa l’ha ispirato solitamente?

AS: Nel bene e nel male, sono un fotografo introverso. Faccio le mie foto in giro per il mondo, ma la motivazione è quasi sempre interiore. Quindi i grandi progetti sono solitamente una sorta di responso intuitivo a qualsiasi stato mentale mi trovi in un momento specifico.

Niagara

LS: Lei si sposta tra New York, l’America Centrale e il Minnesota; lavorare nelle città è diverso dal lavorare nei sobborghi?

AS: Non sono sicuro di aver capito la domanda. Io vivo in Minnesota. A dire il vero non ho mai fotografato a New York. Ma sicuramente viaggio molto per fotografare.

Sleeping by the Mississippi

Sleeping by the Mississippi

LS: Ci racconti dei suoi viaggi e della serie ‘Dog Days Bogotà’ realizzata nel 2002 a Bogotà...

AS: Ho realizzato questo lavoro quando con mia moglie stavamo adottando nostra figlia. Non avevo in programma di dedicarmi ad un progetto. Ma eravamo in Colombia per un paio di mesi e mi ritrovai ad osservare questi luoghi attraverso l’esperienza dell’adozione. Non considero questo lavoro come un documentario su Bogotà.  

Dog Days Bogotà

LS: Ci racconti dei cani, come sono diventati così importanti?

AS: C’erano molti bambini di strada a Bogotà, ma non volevo fotografarli. I cani erano una specie di sostituti per questi bambini.

Dog Days Bogotà

LS: I cani e i bambini rendono alcune immagini giocose, nonostante ciò, quasi tutte sembrano tristi; cosa ha visto a Bogotà?

AS: Per me, la bellezza è sempre avvolta nella tristezza. Sembro esserne attratto ovunque vada. Non direi che Bogotà è più triste di qualsiasi altro posto. Fu soltanto quello da cui il mio occhio era attratto.

Dog Days Bogotà

LS: Qual è  la sua foto preferita nella serie?

AS: La mia foto preferita è probabilmente quella  della ragazzina sulla collina che tiene in mano una bambola. Molte persone pensano che questa sia una foto di mia figlia. Ma Carmen aveva solamente due mesi quando l’abbiamo adottata. Ad ogni modo, Carmen assomiglia a quella bambina adesso. Per quel che conta, la foto preferita di Carmen è quella con la bambina con tutti i peluche sulla parete.

Dog Days Bogotà

LS: La serie è anche un pellegrinaggio, molte foto furono realizzate sul Cerro de Monserrade, una montagna che guarda sulla città. Ci può spiegare meglio la scelta di quel luogo e quello che vuole comunicare?

AS: Si, questo pellegrinaggio è stato fatto per rendere grazie a Dio. A mio modo, volevo ringraziarlo, o ringraziare Bogotà, o qualcuno, per questo dono incredibile.

Dog Days Bogotà

LS: Dopo averci raccontato tutto questo, è scontata una domanda sul paesaggio.

AS: Il mio lavoro consiste nel muovermi in tutto il mondo. Il mio lavoro non riguarda tanto il paesaggio quanto il muoversi al suo interno. Quando si parla di fotografia paesaggistica pura, non penso d’essere molto bravo.

Dog Days Bogotà

LS: Osservando questa serie di fotografie, riconosco anche degli elementi di un romanzo di Cormac McCarthy, una visione perfetta dell’America contemporanea dove l’elemento spagnolo vive nell’idea di confine selvaggio. Che ne pensa?

AS: Molto interessante, Cormac McCarthy è un autore davvero eccezionale. Si, quest’idea di essere al confine delle cose mi attrae molto.

Dog Days Bogotà

LS: Questo lavoro ha cambiato il modo in cui guarda al mondo o è una specie di sua visualizzazione?

AS: Ogni foto è un atto di scoperta. Il segreto è  il cambiamento.

alecsoth.com

Intervista a cura di Camilla Boemio