Carlos Casas – Artista, Spagna

“Cemetery (Archive Works)”

LS: Quanto importante è stato per la sua ricerca nutrire un immaginario culturale ed estetico attraverso l’arte, il cinema o la musica?

CC: Per me la ricerca è l’essenza del raggiungere un senso di verità nuovo, di libertà ed indipendenza creativa. L’arte è in qualche modo una nuova visione della verità, un nuovo modo di vedere il mondo, di capire. Un nuovo accorpamento della verità. Diventa un oggetto illuminante, una luce verso un cambiamento del modo in cui vediamo il mondo. Per me, visto che ha menzionato queste tre forme arte-cinema-musica, queste sono le discipline che mi permettono di arrivare a quella verità. Soltanto attraverso un’estesa ed approfondita ricerca si può capire il fondamento della questione sotto esame. La ricerca dentro se stessi e nel proprio contesto, della nostra storia essenziale e della scienza che circonda la nostra conoscenza; io sono interessato da dove tutto questo immaginario proviene, dove il seme di ogni ricerca artistica inizia. Solamente quando posso vedere l’origine di quella scintilla, tutto diventa evidente e posso cominciare a lavorare.

Stampede_Chang_archive_works from carlos casas on Vimeo.

LS: Per quanto riguarda il progetto ‘Cemetery (Archive Works)’… ci potrebbe dire qualcosa di più sul suo processo di scoperta all’inizio di questo lavoro?

CC: Il processo che ha portato a ‘Cemetery’ ha aperto per me molte possibilità nella mia pratica artistica; mi ha permesso di mettere tutto sul tavolo per mostrare l’intero processo come un sentiero creativo ed attribuirgli tanta importanza quanta ne ha il prodotto finito. Fu come rigirare la pelle, come aprirmi definitivamente. E’ stata una lunga ricerca e la terza parte è ancora pendente, mentre ovviamente lavoro su altri progetti, ma sentendo che il ritmo e la cadenza sono diversi. Sento che non devo affrettare questo qui. Dall’inizio del progetto, il momento in cui decisi che avrei cominciato a lavorarci. E’ stata una scoperta continua per me. In qualche modo come se ‘Cemetery’ fosse anche la mia panacea, la mia visione mitologica. Più approfondivo con la ricerca, più lontano ‘Cemetery’ diventava per me; era come tutti gli eco, tutto il passato, tutte le mie esperienze ed immaginario erano custoditi come un seme da qualche parte, per farmeli scoprire.

CHANG_symphonie from carlos casas on Vimeo.

LS: Katharine Payne ha scoperto che gli elefanti emettono richiami infrasonici tra loro a grandi distanze. In che modo la sua ricerca e intuizione aiutano il suo lavoro per la colonna sonora di ‘Cemetery’?

CC: La ricerca di Katy Payne arrivò più come una conferma delle mie teorie circa la sensibilità degli elefanti; fu come se la conoscenza scientifica stesse dando supporto ad un senso di bisogno spirituale che stavo cercando.
Il suo lavoro è affascinante nel senso che apre una porta ad un territorio ancora sconosciuto, quello della funzione reale degli animali nell’evoluzione del pianeta, e la sua relazione con gli esseri umani. Tutto ciò è un mistero, e in qualche modo mi affascina. Il fatto che esista un’altra relazione all’interno del regno animale, specialmente tra noi e gli elefanti. Per quanto riguarda la musica, ha avuto grande influenza il capire la relazione tra il suono e la comunicazione, e come l’idea di suono sia utilizzata nella nostra comunicazione contemporanea non soltanto come musica, ma anche come strumento sociale.

Chang_elephanthunt from carlos casas on Vimeo.

LS: Cosa la attrae tra paesaggio, spazio urbano ed orizzonti evanescenti ed instabili?

CC: Un paesaggio è lo sfondo di ogni cosa, contiene ogni cosa. Mi rapporto molto all’idea di paesaggio romantico, e anche all’idea di entropia alla maniera di Smithson, molto influenzato da quel particolare periodo dell’arte contemporanea dove il paesaggio era primordiale. Parallelamente a ciò, sono anche grandemente influenzato dall’idea di paesaggio nella mente dell’esploratore, nella scoperta di posti nuovi, come metafora di comprensione della posizione dell’uomo nell’universo; in questo senso sono affascinato dall’era dell’esplorazione della razza. Nell’ultimo secolo, quando il nostro pianeta aveva spazi bianchi sulla mappa.

Toomai_elephant_dance from carlos casas on Vimeo.

LS: Quanta importanza attribuisce agli aspetti sociali, economici o politici di ciò che documenta? Perchè il lato antropologico del suo lavoro è così importante?

CC: Il contesto sociale è sempre quello principale, nel senso che siamo animali sociali, ci intrecciamo tramite regole sociali attraverso lo scambio sociale. Credo però che antropologicamente, io sia più affascinato dallo scoprire questioni che vanno al di là del presente, o della politica, la quale in qualche modo è il parametro più breve; credo d’essere più interessato ad argomenti più a lungo termine, potrei anche dire a lunga distanza. In qualche modo onnipresenti.

Junglebokk_intro from carlos casas on Vimeo.

LS: ‘La Selva’ di Francisco Lopez, ‘Cho Oyu 8201′ di Geir Jenssen, ‘Noord Five Atlantica’ di Lionel Marchetti sono avventure sonore in alcuni dei luoghi più inaccessibili del pianeta. Secondo me questi lavori esplorano con meravigliosa ricchezza e forza infinita la nostra idea di “limite”. Per lei l’uso dei “Fieldworks” nella musica richiama in qualche maniera la fotografia paesaggistica?

CC: E’ interessante che menziona questi tre lavori, dato che mi hanno tutti influenzato; per me il concetto di lavoro sul campo è strettamente collegato all’idea di registrazioni di suoni ambientali. Secondo me la visuale è la chiave, e forgia tutte le relazioni con il mondo sonoro; questo è il perchè nel mio lavoro sul campo mi dedico alla ricerca del non visibile, come frequenze radio ed altri fenomeni sonori, che per me sono una parte integrante del paesaggio, tanto quanto gli elementi fisici.

Sheerkhan_Junglebook_archive_works from carlos casas on Vimeo.

 

LS: Distanza infinita e l’assoluto: che cos’è il sublime contemporaneo per lei?

CC: Bene, questa è una domanda difficile da rispondere, dato che l’essenza del sublime è l’essenza e il soggetto dell’arte, e in quanto tale cambia; in qualche modo il sublime di ora cambia verso nuove cose e ancora un certo tipo di sublimità è collegata a certi nuovi tipi di terrain vague, spazi vuoti, o paesaggi detritici urbani, se parliamo di materiali, ma trovo anche a volte il sublime nel modo in cui le società vecchie diventano nuove, e come la civilizzazione lascia nuovi schemi e cambia nella propria struttura comportamentale, e così facendo lascia traccie fisiche. Sono davvero interessato all’architettura, alle così definite nuove rovine nella società moderna; sono interessato al loro confine di decadenza che mette in questione la posizione della civilizzazione. Ciò mi interessa molto, un senso moderno di entropia applicata alle società, alla cultura, e come quella cultura diventa in qualche modo sublime, nelle sue rappresentazioni.

Tarzan_archive_works from carlos casas on Vimeo.

LS: ‘Avalanche’ è il suo progetto dedicato al Pamir (“Il tetto del mondo” in lingua persiana). Cosa ci dice della sua collaborazione con il musicista/regista Phil Niblock?… Amo veramente i suoi film sperimentali della fine degli anni sessanta… Le piacciono i suoi lavori passati?

CC: Avalanche è la mia prima collaborazione con Niblock, ed ebbe origine da un sogno e vuole rendere omaggio al suo lavoro e anche per lavorare con la sua musica, che per me era importante in relazione al paesaggio che avrei fimato. Vorrei spiegare un pò come andò la nostra collaborazione, dato che penso sia molto pertinente per una rivista come la vostra chiamata Landscape Stories. Quando chiesi a Phil di lavorare nel film, mi immaginavo che la sua musica fosse una sorta di collante nel film, una forza trascinante in relazione al paesaggio, alle montagne che in qualche modo erano la chiave per capire il luogo e le persone che vi vivevano; Phil fece una delle sue composizioni nuove, Stosspeng, che in qualche maniera per lui, esprimevano ciò che abbiamo detto sul paesaggio e il luogo che stavo per filmare. Con questa musica, filmai tutte le scene di paesaggio del film, quindi viaggiavo con la mia macchina da presa e la musica di Phil durante le riprese, e la musica cambiava il modo in cui guardavo al paesaggio e addirittura lo modificava; questa è la ragione per cui Avalanche ha un overture di un’ora di musica di Phil come opportunità per lo spettatore per mettersi in sintonia con il paesaggio e il luogo; poi il film comincia e si riescono a capire le persone pienamente. Il suo lavoro è stato un’influenza chiave nel mio lavoro, musicalmente e cinematograficamente. La sua serie ‘Movement of people working’ è a mio parere uno dei più toccanti esempi di nuove esperienze cinematiche, e per scomodare nuovamente il termine sublime, il lavoro di Niblock genera veramente un nuovo sublime. E in qualche modo, come direbbe Phil, espandendosi intermediaticamente e incrociando discipline, il suo lavoro ha messo in discussione l’esperienza musicale cinematica e anche contemporanea, e la sua influenza dev’essere ancora capita pienamente.

ElephantBoy_ from carlos casas on Vimeo.

LS: Lei cura la label Von Archives con Nico Vascellari. Ci può dire qualcosa di più al riguardo?
CC: Von Archives è un’etichetta che vuole promuovere esplorazioni visive e sonore; noi siamo interessati in nuove combinazioni tra le arti visive e sonore. Stiamo presentando il nuovo movimento visivo sonoro, al quale pensiamo d’essere orgogliosi di aver contribuito, per il suo sviluppo e per averne dato valore.

Tarzan_Archive works_Foldedfilm_ from carlos casas on Vimeo.

LS: Al momento sta lavorando ad un film su un cimitero di elefanti al confine tra India e Nepal. Cosa ci racconta dei prossimi progetti?
CC: Ad ottobre ho presentato il mio nuovo lavoro al Sottovoce festival, a Londra. Si tratta di WAR and PEACE, che è nuovamente un lavoro visivo sonoro, parte del mio archivio di serie sperimentali, una sorta di omaggio alla musica e film sovietici, basato su Guerra e Pace, il film classico di Bondarchuk, ispirato al romanzo di Tolstoy. Il DVD sarà disponibile entro la fine dell’anno. Lo presenterò a numerosi festival e mostre quest’anno e il prossimo. Sto preparando un nuovo mix 5.1 del mio lavoro che promette d’essere un’esperienza visiva sonora incredibile. Nel frattempo sto preparando la distribuzione di un libro sulla ricerca in tre parti su Cemetery, e spero che ciò avvenga il prossimo anno. E ovviamente la mia serie di lavori sul campo continuerà; sto preparando viaggi in Turkmenistan, nelle Filippine e in Mali prima della fine dell’anno.

 

www.carloscasas.net

www.vonarchives.com

Intervista a cura di Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Francesco Bergamo