Cassander Eeftinck Schattenkerk -  Fotografo, Olanda

“The Andromeda Strain”

LS:  Lei è uno degli artisti che hanno partecipato all’esposizione collettiva “AFTER THE CRASH” del progetto europeo ISWA . La mostra vuole essere una mappa della corrente internazionale dell’ Arte-Scienza. Nel suo caso come cognuga scienza e fotografia? 

CES: Io uso la scienza come un’ispirazione per la mia fotografia. Guardo al modo in cui gli scienziati lavorano e ai materiali che usano. La fotografia scientifica è alla ricerca di un qualche cosa, che verrà mostrato senza un fine artistico. Questo è  un linguaggio, un modo di lavorare che posso utilizzare nel lavoro artistico. Per me la fotografia riguarda l’essere affascinati da ciò che si puo’ scoprire, e ciò non è diverso per uno scienziato. Spesso leggo di scoperte scientifiche e queste possono essere così sorprendenti, assurde o stupende, in un modo che non riuscirei mai a ricreare nel mio immaginario di artista. 

Untitled, from the series The Andromeda Strain, 2007

 

LS: Le sue serie dove la natura archetipica e’ la fonte di ispirazione o punto di partenza, mettono alla prova i limiti della fotografia autentica e della natura artificiale, senza evitare un confronto con l’astratto. Mi racconti del ruolo della scienza nella costruzione delle sue serie fotografiche e l’uso di un linguaggio alla “National Geographic”. 

CES: Ho usato metodi sperimentali semplici per ottenere gli effetti in queste serie, effetti chimici o fisici che ho incontrato da bambino, o scoperto su internet. Uso questi effetti dato che devo transformare un certo posto, che mi ricorda dei posti piu’ esotici che potreste vedere sul National Geographic ad esempio. Di solito trovo alcuni materiali o tecniche che mi invitano a mettere in piedi un certo esperimento. Poi riesco a trovare un luogo nel mondo esterno che si combini bene con questo esperimento, creando quindi una nuovo lavoro che suggerisce posti esotici o fenomeni naturali che osservereste al National Geographic o in dei documentari. 

Untitled, from the series The Andromeda Strain, 2007

 

LS: La serie “The Andromeda Strain”  e’ la scoperta di un mondo di dettagli affascinanti, dall’architettura misteriosa del micro-organismo, la foresta incandescente, il cosmo, pianeti vergini, e spazi di primitiva bellezza. Come sceglie i luoghi per i suoi lavori? Come bilanciare perfettamente la creazione artificiale con le immagini prese in natura? 

CES: Scelgo luoghi che sono in ambienti mondani normalissimi, attorno alla mia citta’ di Amsterdam, che e’ molto lontana da posti esotici e selvaggi. Devo solamente vedere del potenziale in questi posti, essi possono ricordarmi qualcosa che ho visto in un immaginario scientifico e naturale. Per me il processo di trasformazione di un qualcosa nella mia immaginazione e’ importante, e nel lavoro risultante si puo’ ancora appurare questo processo. Metto insieme i progetti fatti all’esterno con quelli nello studio, e alcuni lavori esterni a cui ho applicato degli effetti, tutto cio’ per dare equilibrio dove tutto sembra venire dallo stesso mondo strano. La divisione tra finto e reale scompare, tra la proporzione grande e quella microscopica. Per me non c’e’ opposizione tra il naturale e l’artificiale, perche’ l’unica maniera in cui noi percepiamo la bellezza naturale e’ attraverso queste convenzioni fotografiche. 

Untitled, from the series The Andromeda Strain, 2007

 

LS: Cio’ che e’ naturale e’ cosi’ surreale, lei dona una nuova atmosfera. Qual’e’ la sua idea di bellezza? 

CES: Secondo me la bellezza e’ quando la mente percepisce un certo ordine, un ordine creato da attenta immaginazione o da leggi e processi della natura. In quel senso la bellezza puo’ esistere nell’arte, ma e’ piu’ un prodotto conseguente alla creazione e alla ricezione dell’arte. Io sono interessatissimo quando la bellezza sfocia nel sublime: quando qualcosa prende il sopravvento, disorienta o incute timore, inducendo una reazione nell’osservatore. Questo e’ anche il perche’ sono iteressato ai fenomeni naturali come gli incendi nelle foreste e i vulcani. E poi, alcune delle mie foto hanno cosi’ tanti dettagli, o sono poco chiari sulla proporzione del lavoro, che chi osserva non puo’ concentrarsi. 

Untitled, from the series The Andromeda Strain, 2007

 

LS: Ci racconti del ruolo della geologia nei suoi lavori. 

CES: La geologia e’ percepita come un processo immensamente lungo, portando alla luce l’effetto del tempo, che non puo’ essere pienamente concepito dalla mente umana. Questo e’ il perche’ la gente e’ affascinata dalle conformazioni geologiche. E’ una sfida per me fotografare qualcosa che ho fatto nel mio studio, o trovato in un cantiere, che mi ricordi di questa totalmente diversa concezione del tempo. La fotografia e la geologia hanno una tale interessante realta’, perche’ le foto catturano qualcosa che si e’ sviluppato in milioni di anni, in una frazione di secondo; io gioco con questo fascino, che e’ molto comune nella fotografia vernacolare, nei miei lavori allestiti. 

Untitled, from the series The Andromeda Strain, 2007

 

LS: Che fascino ha su di lei il paesaggio naturale? 

CES: E’ un luogo di possibilita’, un posto dove sei da solo. Sei un visitatore in un ecosistema che non si cura molto di te. Essi hanno le loro proprie leggi, e puoi solo tirare a indovinare cio’ che sta accadendo la’, che vite conducono questi organismi. C’e’ un senso di tempo sconfinato. 

 LS: Il prossimo progetto? 

CES: Sto lavorando sui cristalli di sale. Sto creando una struttura ricoperta di cristalli, cosi’ da divenire un paesaggio che cresce autonomamente, usando gli elementi dell’acqua e del sale, insieme a dei processi fisici. Ricorda qualcosa tra la geologia e la biologia. 

www.schattenkerk.nl 

Intervista a cura di Camilla Boemio