Cyrille Weiner - Fotografo, Francia

” The Space Between “


LS:Ha qualche idea che desidera realizzare. Come sviluppa il suo progetto?

CW: Ho un quadro di riferimento per il mio progetto, che è il confronto degli spazi previsti con il modo in cui le persone se ne appropriano, sia fisicamente che mentalmente. Trovo i luoghi contemporanei troppo normativi, lasciando poco spazio all’improvvisazione, le iniziative individuali e la libertà. Ecco perché ricerco luoghi che mi danno un profondo senso di libertà. Sono interessato ai confini. I progettisti hanno paura dei confini, ma in molti settori, non solo la pianificazione urbana, i confini sono dove si possono trovare innovazione e spirito creativo. Mi piace la citazione di Siegfried Kracauer: «Il valore delle città è determinato dal numero di luoghi dedicati all’improvvisazione», che è un quadro interessante per guardare i miei lavori e il mio progetto. Il suo sviluppo , è vicino alla mia vita, sia personale che professionale. È fatto di ricerche personali, collaborazioni e scambi, opere personali e commissioni da architetti, progettisti, istituzioni urbane o artistiche. Mescolo progetti a lungo e breve termine, tenendo sempre in mente il mio progetto fotografico. Questo ha portato a serie che sono per molti versi collegate l’una all’altra. A volte raccolgo nuovamente immagini o parti di opere per comporre una nuova serie, in maniera simile a come parzialmente ho fatto per Le Ban des Utopies. Cerco di non formattare un progetto prima di cominciare. Si tratta di un processo aperto ancora in corso.

LS: Esegue una ricerca particolare sul territorio mentre lavora al progetto?

CW: Non faccio un’intensa attività di ricerca. L’emotività è importante nel mio rapporto con gli spazi, e la documentazione non è il fine principale. Non voglio sapere molto quando sono sul campo, al fine di preservare la mia sensibilità e una sorta di legame sensuale ai luoghi e al loro immaginario. Ho la tendenza a raccogliere documenti e informazioni dopo, una volta che ho un punto di vista personale. Ho fatto più ricerche per il mio progetto all’estero a Brasilia.


LS: Ogni luogo o paesaggio è ricco di valore e di storie. Che significa per lei fotografare in Europa?

 

CW: Per lo più fotografo in Francia. E’ importante per me riuscire a capire bene che cosa fotografo e darmi tempo, anche se non voglio che il periodo di fotografia duri troppo a lungo. Alla fine, i miei progetti non sono documentari. Sviluppo un linguaggio formale plastico che usa la realtà come materiale. Il significato è importante. Ma i luoghi fisici non sono così. Voglio dire, io presto più attenzione a quello che significano, evocano, piuttosto che a ciò che realmente sono (geograficamente e socialmente parlando). Si tratta di un processo di rappresentazione in cui le idee sono espresse in immagini. Va al di là dei luoghi. Questo significa che la realtà di un luogo non è importante, proprio come un materiale per un’idea. Le storie sono le mie … Direi che la Francia è un campo interessante per il mio lavoro perché posso trovare una vasta gamma di spazi che non siano portatori di un immaginario universale forte. Sarebbe molto più difficile per me – credo – fotografare negli Stati Uniti per esempio, dove ogni angolo di strada, ogni pezzo di strada o paesaggio possono fare riferimento a un film o una fotografia. D’altro canto, sarei stimolato a trovare elementi iconici di un altro paese in Francia.


LS: A cosa sta lavorando in questo momento?

 

 

CW:Sto lavorando su diversi progetti. Come ho detto prima, il miscuglio di progetti a breve termine con quelli più lunghi, personali e commissionati. Per darvi un’idea più precisa: Decisi anni fa di associare il ritmo di un mio progetto con il ritmo di un programma di rigenerazione importante nei sobborghi di Parigi. Iniziò nel 2001 con la serie Avenue Jenny, ed è ancora in corso. Questo significa a lungo termine … Vorrei chiudere questo progetto presto, ma è difficile da gestire.

Avenue Jenny

Sto anche iniziando a lavorare su un nuovo progetto personale che immagino come un tributo al Playtime di Jacques Tati. Ho iniziato qualche mese fa su un progetto artistico commissionato a Lione. Si tratta di una re-interpretazione contemporanea della utopia modernista e il posto dell’ Arte Contemporanea in città. Sto anche facendo un libro sulle nuove costruzioni. Un’architettura contemporanea molto interessante in Dordogna. E ‘commissionata dall’architetto e direttore artistico del libro. Lavoro molto sulle commissioni nell’architettura, e posso esprimermi molto liberamente.

In maniera casuale, sto osservando delle fiere come ho fatto nella serie Jours de Fêtes. Non mi piacciono le fiere in se stesse, ma sono fermamente convinto che sono immagini di gioia colorata nelle città. Ciò manca nelle città occidentali. E’ una sorta di metafora.

 

Jours de Fetes

LS: Parlando del progetto “Presque Ile” possiamo vedere le diverse forme di insediamenti umani, come le persone abitano i luoghi e come cercano di relazionarsi al paesaggio. Come vuole che la gente reagisca alle foto che scatta?

 

 

CW: La mostra Presque Île e il libro sono il frutto di una soggiorno presso la villa Noailles. L’unico vincolo della residenza è il territorio, è necessario fare qualcosa a Hyères o lì intorno. Volevo fare qualcosa di più universale e meno documentario di quanto era stato fatto durante i precedenti soggiorni. Volevo fotografare cose che tutti possono vedere, per confrontare la realtà della costa con il mio immaginario personale.

 

Presque Ile

 

 

Un gran numero di visitatori, avevano molta familiarità con i luoghi fotografati, ma volevo mostrarli in maniera molto fotografica e personale. Alcune persone erano stupite dal modo in cui fotografavo, evitando il momento luminoso di sole più acuto della stagione estiva di questa zona nel sud della Francia … Questo era parte del progetto, quello di concentrarsi sulla stagione intermedia. In generale, sto cercando un linguaggio formale molto semplice, puro. Sono interessato ad usare un’immagine realistica, quasi ingenua per cercare di produrre significato, o emozione, per stimolare l’immaginazione, ma un’immagine del mondo come io immagino che può essere vista da tutti. Questo è il motivo per cui uso il medio e il grande formato. Quando si lavora su commissione artistica legata alla pianificazione urbana, come ho fatto per Les long murs a Marsiglia, mi piace l’idea di mettere faccia a faccia i progettisti con una realtà che altrimenti loro non vedrebbero o non sceglierebbero di vedere. I diversi livelli di significato delle immagini e l’espressione formale e realistica sono parte di questi progetti.

Les Longs Murs

LS: Qual è stato il suo libro fotografico preferito in questi ultimi anni?

 

 

CW:I due ritratti delle città di Santulussurgiu e Tulle di Patrick Faigenbaum mi hanno colpito molto per la loro semplice, ma molto profonda sensibilità e sensualità, e la bellezza delle immagini. Mi piace tornare regolarmente a guardare questi due libri.

 

 

www.cyrilleweiner.com

Intervista a cura di Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Marco Di Gennaro

Ha qualche idea che desidera realizzare. Come sviluppa il suo progetto?