Elana Mann- Artista, U.S.A.

“Women in Black”

LS: Sarebbe interessante iniziare la nostra conversazione parlando di come ti sei avvicinata al mondo dell’arte e come si vive a LA.

EM: Quando ero studente ero molto influenzata da artisti brasiliani come Lygia Clark ed Helio Oiticica. A 22 anni vinsi una borsa di studio per andare in Brasile a studiare Clark e Oiticica insieme ad un gruppo di artisti contemporanei come Ernesto Neto, Laura Lima e Marcio Botner, che portavano avanti un lavoro di sperimentazione legata al corpo, l’esperienza e lo spazio. Questi artisti mi hanno realmente aiutato a collegare i miei interessi e desideri ad una piú vasta storia del fare arte. Mi sono trasferita a LA nel 2005 per frequentare la scuola post laurea CalArts, poiché sentivo che quello era il posto dove crescere ed approfondire la mia opera artistica. Al CalArts ho appreso da artisti incredibili (sia mentori che colleghi) e ho lavorato in una atmosfera rigorosa che mi ha insegnato a interrogare sempre i sistemi e i contesti intorno a me. Essendo cresciuta a Boston, MA, non avrei mai immaginato di finire a Los Angeles, specialmente da quando LA é diventata una cittá che il resto degli Stati Uniti ama odiare. La gente che non vive a LA si lamenta del traffico, dello smog e della artificialitá della cittá degli angeli. Ero preparata al peggio. Nonostante la trepidazione, mi sono innamorata di LA non appena mi sono trasferita qui. Qui ho trovato un certo livello di flessibilitá, di apertura e di impulso a sperimentare, sia dentro che fuori la comunitá artistica, che non avevo provato da nessun’altra parte. Forse sono gli spazi aperti, o l’idea di “sorte manifesta”, o il fatto che i centri politici e finanziari degli Stati Uniti si trovano nell’East Coast, o una contaminazione di energia creativa dall’industria dell’intrattenimento; chissá cos’é che determina un certo senso di possibilitá. Qualunque cosa sia, sono infinitamente affascinata dalla cittá.

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Double Bow, from the IBD (Improvised Balloon Device) Series, 2007

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LS: Tu sei una artista che studia gli scambi politici, sociali ed interpersonali. Raccontaci della scelta di fare ricerca su questi temi.

EM: Per prima cosa ho pensato all’idea di scambio in relazione a due interessi separati: politica globale e storia dell’arte della rappresentazione. Nel periodo tra il 2003 e il 2007 ho curato uno scambio artistico tra artisti che ho incontrato durante i miei viaggi in Brasile ed artisti da Portland, Oregon (cittá in cui ho vissuto dal 2003 al 2005). Nel frattempo, ho iniziato a studiare le musiche degli spettacoli di Fluxus e la storia dell’Arte Femminista, che mi hanno spinto a sperimentare l’ arte collaborativa/collettiva. Ho iniziato a rendermi conto che un’opera (sottoforma di oggetto o no) puó creare uno spazio dialogico unico dove l’intimitá , la comunicazione e vari tipi di scambio possono avvenire. Attualmente, la mia opera sta esplorando la valuta politica ed economica. Progetti recenti hanno trattato temi come la tortura dei prigionieri, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 2008 e lo scambio del dono. Sono devota alla giustizia sociale e creo arte che possa aprire spazi all’interno di impasse politici, sociali ed interpersonali.

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Double Bow, from the IBD (Improvised Balloon Device) Series, 2007Full Frontal in Mourning, from the IBD (Improvised Balloon Device) Series, 2007-11 1/3

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LS: Di solito non impieghi il mezzo fotografico. Quali mezzi tecnici hai usato per realizzare la serie Improvised Balloon Device?

EM: Per anni ho utilizzato la mia macchina fotografica come supporto per sviluppare idee e atti documentati. Usando la macchina fotografica come uno strumento intermedio, sto sempre piú sviluppando discreti lavori fotografici. Ritengo che il mio utilizzo del mezzo fotografico sia come uno spazio esistente tra i generi della rappresentazione e del documentario. Spesso all’inizio di un progetto ho in testa una serie di immagini di atti interpretativi in uno specifico spazio. Poiché di solito interpreto le mie opere, sono costretta a collaborare con fotografi e registi che mi aiutano a creare le immagini che desidero. Quando lavoro con qualcuno per la prima volta, devo indirizzarlo/a passo passo per quanto riguarda la composizione, la prospettiva e la tonalità. Dopo un po’ gli scatti o i fotogrammi dei miei collaboratori si allineano col mio occhio. Cerco ogni volta di impiegare gli stessi fotografi o registi per rendere il processo lineare. Mio marito, il Designer di Produzione Jean- Paul Leonard, é un fotografo di talento che spesso collabora con me per fotografare i miei pezzi. Nonostante le foto siano scattate digitalmente, raramente  modifico al computer le immagini. Tendo a produrre collage tagliati a mano se voglio creare un’immagine che non riesco a realizzare con la macchina fotografica.

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For the Women in Black, from the IBD (Improvised Balloon Device) Series, 2007-11 1/3

Hineni, from the IBD (Improvised Balloon Device) Series, 2007-11 1/3

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LS: Tu sei l’artista tra i pozzi di petrolio e il deserto. Ce ne parli?

EM: La mia opera, Improvised Balloon Device (IBD), tratta dell’idea di protesta e del lutto pubblico. Nella serie fotografica e nel video a canale singolo appaio con una trivella che é localizzata a Val Verde, CA, una zona residenziale nei sobborghi di LA. In questo pezzo sto trasportando una rete gigante piena di palloncini neri e indosso una giacca di velluto nero, mentre cammino intorno alla trivella e alla fine disperdo i palloncini intorno a me. Lavorando a questo pezzo, notavo l’uso che si fa dei palloncini neri nelle proteste politiche e come masse di questi palloncini sembrino petrolio gorgogliante. Invece di funzionare come un simbolo di festa e carnevale, i palloncini neri assumono un significato minaccioso se usati in momenti di aggregazione politica. I palloncini e i miei movimenti alludono alla complessitá delle nostre relazioni sociali verso il petrolio e gli scambi sporchi che circondano il nostro consumo di petrolio.

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The IBD (Improvised Balloon Device) series, 2007 - an Installation View Courtesy the artist and Edward Cella Art+Architecture

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LS: Parlaci del paesaggio naturale!

EM: Sono molto ispirata dal paesaggio del Sud della California, inclusi tutti gli spazi industriali ed aree periferiche di Los Angeles. La contea di LA ha alcuni miscugli affascinanti nell’ uso dello spazio e molti spazi che non hanno nessuna funzione: lotti abbandonati, strade di carta e piazze pubbliche perpetuamente vuote. Le aree dove diversi tipi di spazi si scontrano sono quelli che mi esaltano di piú, incluse combinazioni uniche di aree industriali e residenziali, residenziali e naturali, naturali e industriali, ecc… Improvised Balloon Device (IBD) é stato realizzato in una location che attraversavo sempre quando andavo a trovare un amico che vive a Val Verde. Ho anche fotografato le barriere di una diga, usate come strutture ricreative, ondulati fianchi di colline che confinano con le aree residenziali e strade cittadine che tagliano attraverso appezzamenti vuoti.

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Embroid, Embroil; a stitch in time saves what?, 2007-2011

Embroid, Embroil; a stitch in time saves what?, 2007-2011

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LS: Ho curato la mostra CITIES al Torrance Art Museum lo scorso autunno, parlaci della tua collettiva TELEPHONE che hai avuto nello stesso museo a Sud di Los Angeles.

EM: L’opera “Telephone” al Torrance Art Museum segue la recente moda di mostre che sono organizzate in base alla rete di amici, colleghi e conoscenti nel mondo dell’arte. La mostra “The Generational: Younger than Jesus” del 2008 al Nuovo Museo di NY era basata sul concetto che esperti/corrispondenti nominassero ciascuno alcuni artisti da contattare per l’installazione.  I partecipanti finali alla mostra “Younger than Jesus” sono stati selezionati dalla rosa di candidati nominati. L’opera “The Chain Letter”, promossa dagli artisti Doug Harvey e Christian Cummings é stata allestita in location sparse in tutto il mondo ed era fondata sul principio dell’ammirazione. Ciascun artista nella catena invitava a partecipare dieci altri artisti che personalmente ammirava e cosí via (per inciso, questa mostra ha causato due grossi ingorghi a LA, dovuti all’enorme numero di partecipanti!). Per la mostra “Telephone” ciascun artista é stato invitato da un collega e a sua volta doveva invitare un altro artista di sesso opposto. Oltre a selezionare l’ artista, ciascuno dei partecipanti doveva scrivere un paragrafo sull’artista che ha selezionato. Durante la mostra “Telephone” un’altra mostra Tel-Art-Phone aveva luogo contemporaneamente dall’altra parte della cittá al Centro d’arte il Faro. Per quest’ultima ciascun artista faceva circolare un’opera e rispondeva o contribuiva in qualche modo alla sua realizzaione/completamento. Per la mostra al Torrance Art Museum ho invitato l’artista/compositore Adam Overton. Il suo contributo all’installazione “Telephone” era di presenziare l’apertura  della mostra Tel-Art-Phone, che avveniva la stessa sera del Torrance Art Museum, e twittare via cellulare messagi sull’evento. Anche se non ho risposte definitive su come questo fenomeno stia acquistando notorietá, mi intrigano i quesiti che questo nuovo trend phone. Chiaramente, come indica l’opera di Adam Overton, siamo sempre piú connessi gli uni agli altri nei modi piú disparati, attraverso la tecnologia della comunicazione, ma questa crescente connessione determina piú intimitá?

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Embroid, Embroil; a stitch in time saves what?, 2007-2011

Embroid, Embroil; a stitch in time saves what?, 2007-2011

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LS: Tu sei un’artista, ma anche una docente universitaria e una scrittrice, potresti raccontarci qualcosa in piú dei progetti che hai sviluppato dagli inizi del 2007 e di come unisci gli aspetti teoretici e pratici delle tue opere?

EM: Come artista ricopro molti ruoli; faccio arte, insegno arte allo Scripps College nel Claremont, CA, organizzo eventi e mostre, e scrivo. Trovo che tutte queste modalitá si alimentano le une con le altre in modo molto naturale e organico. Nonostante io produca opere da artista individuale, molte delle mie attivitá necessitano di collaborazione, collettivitá e di scambio sociale. Lavorare in una modalitá collaborativa e socialmente impegnata si allinea con i miei ideali sociali e politici. Credo profondamente nel potere del dialogo e nelle potenzilitá di ció che si acquisisce attarverso il tentativo di comprendere gli uni gli altri. Quando ero una giovane artista ho imparato da scultrice che non si puó fare arte da soli, c’é bisogno dell’aiuto delle persone per trasportare e tenere su le opere. Anni dopo mi sono resa conto di quanto io abbia interiorizzato questo insegnamento e tradotto in letteratura il mio dialogo con altri artisti, studenti e col pubblico – lavorare come artista, educatore, organizzatore e scrittore fa veramente spiccare idee di comunitá e di comunicazione. A livello personale, é davvero un piacere lavorare con gli altri in molti modi diversi. Valorizzo molto l’improvvisazine e lavorare direttamente col pubblico in una varietá di ruoli diversi, fa emergere gioia e molte  sorprese.

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Embroid, Embroil; a stitch in time saves what?, 2007-2011

Embroid, Embroil, September 11, 2007 from Elana Mann on Vimeo.

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LS: Secondo il tuo punto di vista qual é l’icona perfetta dell’America di oggi?

EM: Ascoltavo la radio l’altro giorno e stavano trasmettendo una registrazione audio di qualcuno dal movimento Occupy Wall Street che si stava occupando di un corteo. La folla stava usando la tecnologia del “microfono umano”: il portavoce faceva una dichiarazione e la folla la ripeteva parola per parola per amplificare le sue parole e consentire a piú persone di sentirlo. L’uomo suggeriva come il movimento Occupy Wall Street poteva aiutare il Tea Party, un movimento popolare che sfida la corruzione del governo degli Stati Uniti da una posizione di destra radicale. Mentre la folla repeteva l’idea di quest’uomo parola per parola, mi chiedevo come dev’essere pronunciare fisicamente delle parole che non si condividono necessariamente. La gente del movimento di Occupy Wall Street davvero é d’accordo che sia una buona idea aiutare il Tea Party, un partito all’estremo opposto dello spettro politico? Tuttavia, ha avuto senso che la folla di protestanti pronunciasse queste parole, sia che le condividessero sia che non le condividessero. Dato che le posizioni politiche della gente comune negli Stati Uniti sono diventate sempre piú estreme, credo che un metodo per la gente di iniziare ad entrare in empatia l’un l’altro sia di capire le parole o il punto di vista dell’altro attraverso il prorpio corpo. La tecnologia del “microfono umano” mi fa visualizzare un orecchio a forma di corpo umano, o un vestito di Louise Bourgeois con piatti satellitari al posto dei seni, o dei ricettori del suono umani inventati prima dell’uso della tecnologia radar (attualmente sto costruendo tutti questi costumi per spettacoli futuri).

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LS: Che cosa significa vivere nell’epoca dell’arte in LA nel periodo 1945-1980? Ti senti figlia di questo periodo?

EM: Mi sento molto influenzata dalla ricerca di opere d’arte e movimenti artistici creati a LA tra il 1945 e il 1980. Studiare alla CalArts mi ha realmente messo in contatto con quel periodo e con una stirpe di artisti che hanno insegnato e studiato alla CalArts dagli anni 70. Molti artisti attivi tra il 1945 e il 1980 si ponevano  quesiti simili ai miei: come si puó fare arte che acquisti valore per il paesaggio sociale e politico in cui stiamo vivendo? Che tipo di spazi e comunitá non designati per l’arte detengono il potenziale per manifestazioni artistiche? Come estendere l’esplorazione del corpo, dello spazio e dell’azione in un’opera d’arte o in uno spazio pubblico? Quali sono i modi per interrompere l’attuale stato politico e culturale? Come si puó lavorare insieme in nuove e stimolanti maniere? Negli ultimi anni ho creato un certo numero di opere in relazione/risposta a questa prolifica epoca artistica a LA. Nel 2007 ho partecipato ad una collettiva che esplorava la storia dell’opera femminista alla CalArts, in cui il Programma Artistico Femminista e il Womanhouse prendeva piede agli inizi degli Anni Settanta. Abbiamo creato un progetto chiamato Exquiste Acts e Everyday Rebbelions: 2007 CalArts Progetto d’Arte Femminista, che comprendeva un simposio, una mostra e una serie di spettacoli/proiezioni. L’artista Allan Kaprow é stato di enorme ispirazione. Nel 2008 ho ideato una “re-invention” dell’opera di Kaprow “Publicity”, con gli studenti, i laureati e gli insegnanti che era stata commissionata dal Museo di Arte Contemporanea di LA di Allan Kaprow: la mostra “Arte come vita”. Al momento sto lavorando ad una collettiva che ho co-fondato chiamata ARLA sulla composizione musicale e le tecniche di ascolto profondo di Pauline Oliveros, un compositore d’avanguardia, attivo nel sud della California negli 70 e 80. L’attuale iniziativa grande come una cittá del Pacific Standard Time, sponsorizzato dal Getty Museum, getta una luce sull’arte realizzata in LA tra il 1945 e il 1980 con mostre in oltre 60 istituzioni nell’area di Los Angeles. Sono certa che questa serie di esposizioni avranno un grosso impatto sul mio lavoro cosí come su altri artisti che al momento vivono e lavorano a LA e all’estero.

www.elanamann.com

Intervista a cura di Camilla Boemio

Traduzione a cura di Federica Barbon