Francesco Patriarca – Artista, Italia

“Birds by the Hand”

LS: Il mezzo con il quale ha realizzato i suoi primi lavori è la fotografia. Nel tempo il suo linguaggio artistico ha ‘inglobato’ l’utilizzo di materiali e di realizzazioni trasversali (disegni, installazioni) sempre senza dimenticare la fotografia. Come è cambiato il suo approccio?

FP: Dopo i primi lavori realizzati con questo mezzo ho avvertito la necessità di esplorare una dimensione più artigianale del lavoro per andare oltre l’estetica ed essere grado di instaurare un rapporto fisico con la materia.

Da questa ricerca sono nate delle serie di lavori in cui ho lavorato la fotografia sia come supporto sopra il quale intervenire con il disegno e interventi di vario genere (con lo stucco o la polvere per esempio) e  sia come strumento di documentazione di interventi sulla materia.

Oggi vedo la fotografia, il disegno e l’installazione come un insieme che costituisce la disciplina necessaria per realizzare ciò che mi interessa di più, ovvero entrare in profondità nel rapporto con il soggetto trattato e la materia utilizzata.

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'Untitled' cotton print with plaster,graphite and resin 80x140cm , 2007 - courtesy by the artist

 

LS: “Migrations” è il lavoro site specific che ha realizzato per la mostra After The Crash ( ISWA European Project per Arte in Orto 2011) in una delle serre dell’Orto Botanico di Roma. L’installazione racconta della presenza-assenza degli uccelli, di come cambi l’ecosistema senza di loro e quanto gli uomini possano essere responsabili di tali alterazioni. Alcune fotografie sono inserite nel racconto, chiavi di lettura assimilate ai disegni ed all’utilizzo di oggetti (es:le casette degli uccelli). Mi parli dell’utilizzo della fotografia all’interno dell’installazione?

FP: Come il titolo stesso della mostra “Migrations” richiama un movimento, uno spostamento da un luogo ad un altro, cosi l’installazione stessa è concepita come un percorso all’interno della la Serra Monumentale dell’Orto Botanico di Roma.

In questo percorso ho voluto mettere cose ‘reali’ come una pietra, o dei pezzi di un modellino di architettura accanto a rappresentazioni della realtà, ovvero le fotografie. Come dicevo prima lavoro sia con la fotografia che con le mani sulla materia ed il fatto di mostrare il risultato di queste due attività insieme crea secondo me un dialogo con chi guarda che viene chiamato a rispondere a stimoli visivi e tattili esattamente come chi ha creato le opere. In questo modo si crea uno scambio alla pari tra artista e spettatore piuttosto che la richiesta di contemplazione di un’opera.

Oltre a questo aspetto la fotografie presenti nell’installazione hanno un ruolo importante a livello narrativo. Queste infatti raccontano gli effetti dell’intervento dell’uomo sull’ambiente. Sono concepite come delle piccole finestre che aprono una riflessione poetica su aspetti tragici della società contemporanea.

'Migrations' Installation View - courtesy by the artist

 

'Migrations' Installation View - courtesy by the artist

 

'Migrations' Installation View - courtesy by the artist

 

'Migration Drawing', graphite on wood 50x40cm, year 2011 - courtesy by the artist

 

'Migrations' c-print 35x50cm year 2010 - courtesy by the artist

 

'Migrations' Bird House II acrylic on wood 30x30x15cm year 2011 - courtesy by the artist

LS: Come sceglie i soggetti delle sue serie? Per lei quali sono i temi di maggiore interesse?

FP: Adotto una struttura libera in cui lascio che le cose arrivino in ordine sparso attraverso stimoli diversi. Cerco di essere il più possibile in uno stato di disponibilità e di ascolto, lascio che sia l’intuito a guidare il lavoro senza voler necessariamente controllarne gli esiti. Così facendo l’esperienza del creare si rinnova in continuazione e si allontana da una riflessione di carattere intellettuale o sociologica.

Vivendo in campagna l’osservazione dei fenomeni naturali è diventata centrale tuttavia e anche il modo di lavorare ne è profondamente influenzato. Il mio studio è aperto sulla natura e la luce e lì posso, per esempio, vivere in simbiosi con i cambiamenti atmosferici e di luce. Talvolta posso sentire in maniera chiara e diretta gli effetti che questi provocano sul lavoro. Da questo semplice partecipare a ciò che mi sta intorno nasce la maggior parte del mio lavoro.

'Ethiopia Wood Triptych' c-prints on wood 100x340cm year 2008 courtesy Galleria Nicoletta Rusconi

LS: Mi può parlare del progetto “The Accona Desert”?

 

FP: “The Accona Desert” è il risultato di una permanenza di un mese in un monastero benedettino in Italia. Tra il 2002 ed il 2007 ho realizzato delle serie fotografiche su alcuni luoghi chiusi come un carcere in Messico o questo monastero per esempio. Non ero interessato ad andare e fotografare come un visitatore o un reporter ma alla possibilità di vivere l’esperienza in sé dell’isolamento, fisico e mentale. Volevo sottopormi per un determinato periodo alle regole di tali realtà. In questo caso penso di esserci riuscito ed è stata un’esperienza estrema e difficile per molti versi.
E’ praticamente l’unico dei miei progetti in cui la figura umana è presente. Nella serie, le presenze umane sono alternate a paesaggi di nebbia in cui la campagna sottostante il monte sopra il quale è costruito il monastero si dissolve in qualcosa di indefinito ed anche un po’ inquietante. Le figure dei monaci di spalle in questi paesaggi bianchi e carichi di domande diventano cosi’ delle ‘sottrazioni’ piuttosto che delle figure nel paesaggio ed è proprio questo particolare rapporto uomo-paesaggio che ho voluto approfondire riallacciandomi alla tradizione medioevale che prevedeva una sorta di vero e proprio funerale per il novizio che entrava a far parte della comunità religiosa.

'The Accona Desert I' , c-print 110x110cm, 2004 - courtesy Gossmichael Foundation

LS: Qual e’ il suo interesse nei confronti della scienza?’Mineral Hemisphere’ è uno dei tuoi progetti che sembra occuparsi di piu’ di questo tema o sbaglio?

FP: Il mio interesse per la scienza è sia di carattere filosofico che di carattere visivo. Sono infatti un avido spettatore di immagini che le ricerche intraprese in campo astronomico, quantistico e medico sono in grado di mostrarci.
Tuttavia ho spesso la sensazione se non la certezza che ci siano verità che l’uomo, intuitivamente, sia stato sempre in grado di percepire senza l’ausilio della tecnologia e che invece l’uomo contemporaneo, a partire dalla Rivoluzione Industriale e successivamente Tecnologica abbia perso una forma di intelligenza e di contatto con la realtà che non riesce più a percepire se non attraverso uno schermo o la conferma di dati scientifici dati da una macchina.
In due secoli abbiamo assistito alla perdita di un sapere millenario che era in parte di gran lunga piu’ raffinato di quello attuale, per esempio un modo di relazionarsi alla natura fondato sulla sacralità piuttosto che un rapporto di solo dominio o tutela dove questa è sempre vista come una risorsa da sfruttare oltre le necessità fondamentali. Questo e tanti altri esempi che vanno dalle tecniche di costruzione, all’astronomia, alla medicina e all’arte.
In “Mineral Hemisphere” sono partito da un assunto che tocca questi due aspetti dell’approccio possibile al fenomeno naturale. Le cose che ci appaiono solide come le pietre sono materia che in realtà non è mai immobile sebbene appaia così all’occhio umano. Ciò che è stato oggi dimostrato scientificamente, questo costante movimento, è in realtà presente nella coscienza umana da millenni. Diversi mistici hanno scritto proprio di questo  movimento della materia e dalla vita che annulla la distinzione tra animato ed inanimato. In diverse filosofie, orientali e non, vi sono testi che lasciano perplessi per la capacità di vedere questa verità a cui oggi crediamo solo perché esistono strumenti che ce lo dimostrano.
Penso che il lavoro in parte parli di questi due approcci al fenomeno naturale, uno razionale e misurabile e l’altro magico ed intuitivo. Infatti in questa installazione convivono elementi “freddi” e seri con elementi piu’ giocosi. Uno dei lavori è un’ intaglio su legno che rappresenta una sorta di cranio umano o animale formato da linee meccaniche intagliate nel legno. Del lavoro fà anche parte un neon che illumina l’intaglio dal basso rendendo la struttura del disegno spettrale e difficile da leggere in maniera univoca infatti il disegno intagliato appare all’occhio sia concavo che convesso. Cio’ succede perchè il nostro cervello, in un caso del genere, usa alternativamente l’emisfero sinistro e destro e opera una sorta di gioco di rimbalzo da uno all’altro modificando la nostra percezione dell’oggetto.

" Mineral hemisphere", Ink and graphite on card board, dim 40X30cm, 2009 - Courtesy Next Level Project Space London

 

" Mineral hemisphere", Ink and graphite on card board, dim 40X30cm, 2009 - Courtesy Next Level Project Space London

 

"Mineral Hemisphere" Installation View, 2009 - Courtesy Next Level Project Space London 2010

LS:Quale ruolo ha il paesaggio nelle sue serie?

FP:  Il paesaggio nel mio lavoro è sempre presente. Sono d’accordo con Max J. Friedlander quando scrive che “il paesaggio è il volto della terra, la terra nell’effetto che esercita su di noi”. Penso che il mio lavoro parta da un desiderio di conoscenza, comprensione e sensibilità nei confronti di questo volto della terra che muta in continuazione e che ha un suo linguaggio.

'Untitled' c-print 60x100cm year 2008 courtesy the artist

LS: Mi potresti parlare dell’installazione “Birds by the Hand” che hai realizzato per Co/Lab ad Art Platform  - Los Angeles?

FP: L’installazione è formata da una serie di disegni e da una registrazione audio. I disegni sono piuttosto astratti e rappresentano una sorta di catalogo immaginario di specie di uccelli. Il segno della mano che traccia il colore sul foglio bianco è diventato il pretesto per parlare nuovamente di questi animali. I disegni ricordano delle ali, delle penne, talvolta il corpo dell’animale, hanno colori diversi e la natura del colore usato li rende organici, materici e vivi. Ogni disegno è realizzato con un solo tratto, un gesto da cui ho avuto l’incredibile sensazione che uscisse dalla mano qualcosa di leggero e colorato, fragile e poetico come sono questi animali. Il sonoro è invece un catalogo di registrazioni di suoni di uccelli specifici ad ogni specie. Sono esattamente 96 specie che si susseguono una dopo l’altra. Ogni suono viene emesso e successivamente si dissolve lasciando una pausa di silenzio. La ripetizione e la dissoluzione del sonoro è una sorta di mantra e anche un modo di interagire differentemente con I disegni e lo spazio circostante. E’ un ascoltare che non permette di indulgere nella bellezza e naturalezza di ogni suono ma che costringe a restare in un vuoto.

"Birds by the Hand" - tempera su carta 33x23cm- courtesy by the artist and Colab Los Angeles

 

"Birds by the Hand" - tempera su carta 33x23cm - courtesy by the artist and Colab Los Angeles

 

"Birds by the Hand" - tempera su carta - courtesy by the artist and Colab Los Angeles

 

www.francescopatriarca.com

Intervista a cura di Camilla Boemio