Georg Parthen – Photographer, Germany

“Assumptions about reality”

LS: Quali sono le qualità visive e contestuali di un fotografo che ci fa sentire come se stessimo guardando un estratto della realtà?

GP: Trovo che le fotografie siano oggetti molto strani. Mentre la realtà ha quattro dimensioni, interattiva e in continuo movimento – una foto è piatta, ferma e non ha sostanza fisica ad eccezione della scheda di memoria su cui è immagazzinata. Si fa un’esposizione di ciò che si considera il momento decisivo e poi rimane immutato per sempre. La realtà è diversa. Ora la cambi, ora è diversa. E ancora, ancora, ancora. Le fotografie non hanno significato –mostrano soltanto. Penso veramente che il significato di un’immagine sia attribuito al modo in cui è usata. E nessuna fotografia ha mai alcun significato da sola, senza contesto. Questo può essere qualsiasi cosa, da una storia che ci racconta come la fotografia è stata effettuata all’informazione inserita in un file. E comunque noi crediamo che una foto sia in qualche maniera una rappresentazione della realtà in opposizione a un dipinto o un film. Nel mio lavoro, sono interessato a come la realtà sia costruita e dichiarata con la fotografia. Mi chiedo spesso cos’è che sto facendo, non credendo nella documentazione ma comunque utilizzando le sue tecniche. Sto raccontando qualcosa riguardante un mondo che sta davanti alla fotocamera o solamente le mie supposizioni?

"untitled (mdx III)" 2010

LS: Esiste un linguaggio visivo di documentazione?

GP: Credo che la fotografia di documentazione si sia evoluta in un genere visivo. Oggi esistono praticamente due diversi modi di affermare che una fotografia sia la documentazione di qualcosa. Uno è quello di far apparire l’immagine veramente oggettiva e l’altro è di renderla veramente soggettiva. Tutto il resto è considerato meno autentico. Sembra esserci anche un manifesto segreto della fotografia documentaria. Sul manifesto si legge: Costruzioni ed altre cose lente devono essere documentate con fotocamere lente ed ingombranti (pellicola a formato grande). Eventi e altre cose veloci devono essere documentate con Digital SRL, preferibilmente costruite da Canon. Se sei uno studente di fotografia puoi invece utilizzare una Mamiya o una Fuji a medio formato. Non usare fotocamere digitali a medio formato per fotografia documentaria almeno che tu non sia Andreas Gursky o Gregory Crewdson (E loro non sono nemmeno fotografi documentari). La pellicola è più reale del digitale. Avendo lavorato come ritoccatore per molti anni, mi sono trovato nel mezzo di molte discussioni sul come “funzionano” le immagini. Ad un certo punto qualcuno diceva una frase come: “Sembra più reale quando cambiamo lo sfondo in blu”. In quei momenti penso perché il blu sia più reale del grigio. E che cosa ciò possa significare…

" Insel " 2007

LS: Che cos’è la fotografia di un luogo che non esiste?

GP: In “Landshaften” mischio immagini costruite digitalmente con scatti “veritieri” di posti reali. Voglio creare immagini che possano indurmi a chiedere a me stesso se ci siano realmente posti come quelli descritti. Voglio essere pieno di dubbi sul fatto che possa credere all’immagine. Più la linea tra costruzione e documentazione si assottiglia, più sento che la serie è riuscita. A volte ricevo delle mail da qualcuno che mi accusa d’essere un bugiardo.  Questo scrive di aver scoperto che uno dei luoghi esiste davvero e che ha trovato delle foto online che provano che sono un bugiardo. Mi comunica che avrei dovuto dire che non tutte le mie immagini sono costruzioni.  A volte è all’incontrario e qualcuno mi scrive che non si sarebbe mai aspettato che le mie immagini fossero costruite e che glielo avrei dovuto dire. Queste mail mi intimoriscono perché non voglio essere chiamato bugiardo. Ma alla fine è ciò che io voglio che le mie immagini facciano. Appassionare me stesso e qualsiasi altro alle implicazioni documentarie del mezzo.Una fotografia è interessante per me quando mette in discussione i miei preconcetti in una maniera intelligente. Mi piace quando qualcuno prova a farmi credere che qualcosa è proprio come dichiara d’essere. In questo senso una storia ben raccontata ha molte qualità di un buon progetto documentario. Ed entrambi sono finzione.

LS: Lei è tedesco. Pensa d’essere un erede dell’epica tradizione fotografica di Bernd & Hilla Becher?

GP: Non so, davvero. Bernd e Hilla Becher fecero qualcosa di veramente incredibile per il periodo in cui produssero il loro lavoro. Posero le basi attraverso ciò che stavano facendo ed influenzarono il modo in cui le persone pensavano sulla fotografia – e la sua rappresentazione – me incluso. Inoltre decisero sull’approccio documentario più formale  8×10… fotocamere lente per cose lente. Le influenze che ho ricevuto dai Bechers sono come fumo passivo. Studiai con Jörg Sasse in Essen che era uno studente di Bernd Becher ma anche il suo lavoro è fondamentalmente diverso da ciò che Bernd e Hilla Becher stavano facendo. Penso anche che ci sia una grande differenza tra il come una persona lavora nell’ambito della sua fotografia e il modo in cui la insegna.

" Kuppeln " 2007

LS: Nel suo lavoro vedo tutto il bagaglio culturale del Romanticismo Tedesco, la relazione tra uomo, natura, e spazio; il “paesaggio simbolico”, e la luce dei lavori di Caspar David Friedrich e Arnold Bòcklin…

GP: Quando cominciai a lavorare su Landschaften andai per musei e guardai libri riguardanti dipinti romantici. Non ero così interessato ai loro attributi simbolici – un’altra maniera in cui il significato è attribuito ad un’immagine – ma al modo in cui gli artisti costruirono le loro immagini. Come probabilmente saprete Caspar David Friedrich fece molti schizzi e bozze per alcune immagini fino a che finalmente non ne assemblava gli elementi in un dipinto. Ero attratto dall’approccio di diffusione di un’idea attorno a un’immagine fino a che non si manifesta nella sua forma finale. A volte mi trovo a lavorare su diverse variazioni di un’immagine fino a che non riesco a decidere su una. Quindi mentre condivido un concetto collegato di bellezza, le mie immagini non portano alcun significato metaforico criptato.

"Mauer " 2009


LS: Cos’è il sublime contemporaneo per lei?

GP: Penso che una parte di ciò che è buona arte fotografica ha a che fare con la motivazione di creare un immaginario che abbia sembianze differenti dal mondo esterno. Se un’immagine sembra troppo profana la gente comincia a chiedersi perché dovrebbero osservarla. Se il soggetto o lo stile sono troppo comuni, perché prendersi la briga di guardarla? In qualche modo c’è una nozione sublime in questo e sento che la profanità è una qualità visiva che aspetta d’essere pienamente esplorata. Mi piacerebbe vedere un immaginario che sia così normale o così noioso o pure così brutto da far fatica a guardarlo. La mia idea del sublime è cambiata recentemente e al momento sono convinto che i negozi di elettronica o un’antenna satellitare possano essere profane e comunque sublimi allo stesso tempo.

"Berg" 2009

LS: Sono davvero affascinato da “Insel”. Un’aurea di mistero pervade il lavoro, misticismo e scoperta, liricismo consanguineo (vedi la foto “L’isola dei morti”)… Mi dica di più riguardo alla sua immaginazione!

GP: Trovai “Insel” per caso. Andai a fotografare un lago nel nord Italia perché avevo letto della sua acqua blu in una rivista per motociclisti in una stazione di servizio in Bavaria. Quando vi arrivai, non fu tanto l’acqua blu a colpire la mia attenzione, quanto la montagna a forma archetipica che aveva formato una penisola nel lago. Tutto d’un tratto sapevo che ne volevo fare un’immagine. Quindi feci diverse centinaia d’esposizioni e più tardi costruì l’isola dagli scatti che avevo fatto.

"Bucht" (diptych) 2010

LS: Qual è la sua personale relazione e gusto, opinione e preferenza verso gli architetti e l’architettura?

GP: (Per questo ci vuole un bel po’ di tempo. Potrei scrivere un libro intero soltanto riguardo a questa domanda. Magari un’altra volta.) I miei gusti personali e opinioni spesso hanno a che fare con l’apprezzare due qualità opposte di qualcosa allo stesso tempo. Può una fotografia essere noiosa ed eccitante allo stesso tempo? Può una persona essere amichevole ed ostile nello stesso momento? Può una storia essere vera ma anche falsa? Può un posto essere orribile ma bellissimo? La stranezza che cerco nel mio lavoro è spesso trovata in luoghi con uno scopo strettamente funzionale come cinema multisala o negozi d’elettronica. Non amo né disprezzo questi posti ma continuo a ritornarci nei miei progetti. Questi sono sul confine tra l’essere una cosa o l’altra, e tale cosa può essere compresa esplorandoli visivamente. Attraverso la fotografia tutte le funzioni di questi posti vengono svestite e rimangono solo le caratteristiche visive. Considero sia la fotografia che l’architettura come astrazioni concettuali della realtà e spero di scoprire di più riguardo l’una o l’altra.

" Dorf " 2007

LS: Lei ha esposto al “Recontres d’Arles”, al West Collection, ad Antwerp in Belgio, in vari musei in Germania e negli Stati Uniti, a Madrid per Photo Espana e molti ancora. Quali sono le sue opinioni sulla scena internazionale? E’ un grande momento per l’arte?

GP: Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di mostrare il mio lavoro in molti luoghi importanti e ne sono grato. Ho avuto molte buone esperienze e solo poche negative nel mostrare il mio lavoro. Ho incontrato molti artisti, curatori e collezionisti da tutto il mondo che si sono dimostrati molto affabili. E’ fantastico scoprire che le persone il cui lavoro apprezzi sono anche belle persone. Nel futuro spero vivamente di avere maggiori opportunità di scambio con curatori e partecipare in mostre collettive per nuove idee e quesiti.

www.georgparthen.de

Interview by Camilla Boemio