Heidi Romano - Curatore e fotografa, Australia

“Full Time Dreamer”

LS: Qual è stata la poetica o l’artista che ha influenzato maggiormente i suoi esordi? Dove vanno cercate le radici del suo lavoro?

HR: Mi sono innamorata delle immagini di Edward Weston e della sua dedizione verso un singolo soggetto, come ad esempio i peperoni. Il suo modo di catturare la bellezza mi ha affascinato e ancora affascina la mia estetica.

LS: Ha delle idee e le vuole realizzare. Come sviluppa il suo progetto?

HR: Finora ho sempre solo seguito il guizzo di un’idea. Se ciò catturava la mia attenzione e rendeva il mio pomeriggio più piacevole, facendomi vivere avventure e facendomi scoprire nuove cose, bene… a volte era tutto quello che serviva per iniziare un progetto e perseguirlo completamente. Amo scattare fotografie, il più delle volte molto più che fare l’editing al lavoro, inserirlo nel mio sito web, promuoverlo e così via. È divertente, ho in testa questi progetti e come dovrebbero apparire,  insieme con le storie che li accompagnano, ma quando accadono, io mai in effetti fermo queste immagini. Ma nello stesso tempo, le conservo con me per sempre.

LS: L’uso della luce è molto importante. La luce aiuta nella creazione del suo progetto?

HR: La luce cattura tutto con sè. Senza una buona luce, la migliore composizione potrebbe risultare piatta e sembrare deludente. Io lavoro solo con luce naturale e ho imparato ad essere paziente… a volte tutto può accadere in un pomeriggio e altre volte devi aspettare mesi per ottenere la luce necessaria per far funzionare un’immagine. In Mercury, la luce letteralmente mi ha fatto vedere le gocce di pioggia in una nuova maniera.

LS: Per quale motivo la sua attenzione è spesso rivolta verso i dettagli?

HR: Questa è davvero una buona domanda.  Anche ora quando comincio un progetto io penso che userò un punto di vista più grande/ampio, ma alla fine sembra che vada indirizzato verso il dettaglio. Ho bruscamente iniziato Murmering 18 mesi fa. Una volta ancora avevo in mente come le immagini dovessero svelarsi, ma pià lavoravo al progetto, più esso si indirizzava verso una fascinazione per una singola area di nitidezza. La luce naturale e una lente macro possono trasformare l’immagine in qualcosa di diverso. Sono semplicemente affascinata dalla scoperta dei dettagli, e dal modo in cui un’immagine può essere completamente trasformata dal più piccolo spostamento del fuoco.

Trovo seducente vedere un’immagine trasformarsi da qualcosa di materiale in un’astrazione,  quasi una forma non riconoscibile. Personalmente trovo che questa sia più emozionante della visione completa…

Come ho detto – sto cercando di allontanarmi dai dettagli,  ma qualcosa mi richiama indietro per semplificare e quasi trovare l’essenza di quel soggetto.

LS: Come era nata l’idea di Garden of Knowledge? Potrebbe descrivere questo lavoro?

HR: Questa è una storia abbastanza lunga… Inizialmente fotografavo una serie di alghe marine. Strano soggetto, lo so, ma nuovamente dico che quando guardi molto attentamente puoi trasformare qualcosa come un’alga in una pittura astratta, piena di figure, tessiture e colore. Non aveva importanza che quella fosse un’alga, io vedevo paesaggi e montagne allineati con strani alberi.  Colline da esplorare e colori da avvicinare. Era così nel 2006 e poi nel 2009  ho finalmente seguito la mia idea di recarmi all’Herbarium ancora una volta per fotografare le piante che  gli esploratori avevano collezionato. Nuovamente sono stata fortunata ad entrare in contatto con l’Herbarium dell’Università di Melbourne.

Mi sentivo davvero privilegiata ad essere lì, con tutte le scatole di piante d’archivio collezionate da centinaia di anni. La mia immaginazione correva libera attraverso gli armadietti riempiti di tesori. Mi divertii davvero a passare lì il mio tempo, e mi offrii come volontaria una volta alla settimana per 12 settimane, in cambio di curiosare tra le collezioni.

Mettendo via i campioni – usati nella lettura da scienziati o musei, imparai anche sulla loro collocazione, dove essi erano stati collezionati e da chi. Ciò rese queste piante perfino più interessanti, collezionando la storia ad essi associata.

Così mentre riposizionavo gli esemplari nelle loro raccolte, ne fotografai alcuni, rovistai nelle scatole, tra gli archivi e apprezzando il tempo tranquillo in cui sono stata lontana dal mio studio di design.

LS: Può raccontarci qualcosa in più sulla genesi di Tales Of Light e di Unless You Will?

HR: Ohh l’enigma dei nomi…. io colleziono parole, le metto insieme e compongo dei titoli.

Tales of light iniziò come il sito web per la mia fotografia. Desiderai separarlo da threestones, il mio studio di design, dal momento che non sentii mai che fosse preso seriamente quando era nel mio sito di design. Dopo è stato creato unless you will e nuovamente pensai avesse bisogno di collocarsi da solo,  altrimenti la gente avrebbe potuto confondersi… Al momento ho il problema di gestire tre siti web, ma alla fine mi spinge a fare tutto il lavoro… threestones era sempre concepito per diffondere insieme l’ arte, la fotografia e il design….

LS: Il suo lavoro come graphic designer e art director può influenzare la scoperta di nuove strade per la sua stessa fotografia?

HR: Non credo che essere art director mi renda una fotografa migliore, ma penso che il design sia uno strumento importante da possedere, nel momento della presentazione del lavoro. In che modo comunicare, semplificare, catturare l’attenzione su vari elementi e forse renderlo più accessibile ad un pubblico più ampio.

LS: Qual è stato l’ultimo libro fotografico che ha comprato?

HR: Al momento per un’artista è una lotta, recentemente non ho comprato libri per me, ma ho aquistato Camera Obscura di Abelardo Morell per una mia amica.

www.talesoflight.com.au

www.unlessyouwill.com

www.threestones.com.au

Interview by Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Gianpaolo Arena