Henk Wildschut – Fotografo, Olanda

“Shelters”


LS: Qual è stata la poetica o l’artista che ha influenzato maggiormente i suoi esordi? Dove vanno cercate le radici del suo lavoro?

HW: Penso che l’influenza più importante sul mio lavoro sia stata la cultura visuale olandese. Da ragazzino ero un grande ammiratore dei libri fotografici di Ed van der Elske e Johan van der Keuken. Questi fotografi mi hanno mostrato il mondo attraverso i loro occhi, creando dei lavori bellissimi. Ma erano più che semplici libri illustrati; la visione personale di questi artisti sul mondo era più importante che la semplice registrazione di quello che c’era da vedere.

LS: Ha delle idee e le vuole realizzare. Come sviluppa il suo progetto? In che modo si avvicina al paesaggio mentre lavora a un suo progetto?

HW: Le mie idee di solito hanno origine in un coinvolgimento personale con il soggetto. Questo coinvolgimento può essere il mio personale sentimento di sdegno riguardo a un argomento di attualità, come per esempio l’illegalità, ma può anche essere rivolto a cose meno importanti e rilevanti, come per esempio la corsa. Quando sviluppo i miei progetti, vado in cerca di nuovi modi di catturare l’attenzione su un soggetto, lavorando a partire dai cliché che ad esso sono associati. Smorzando questo cliché o finanche riconfermandolo, spero di evocare una reazione nell’osservatore. Con il progetto Shelter ho focalizzato la mia attenzione sulla bellezza dei rifugi temporanei costruiti dagli immigrati clandestini. Spero di creare una connessione facendo confrontare lo spettatore con questi manufatti sia non-intenzionali che intenzionali, costruiti dalle persone da cui meno ce li si aspetterebbe. Un legame, dunque, tra il mondo dello spettatore e quello del mio soggetto, con lo scopo di generare una maggiore consapevolezza e  una più ampia comprensione del mondo che ci circonda.
Il paesaggio di per sé ha un’importanza secondaria nel mio lavoro. Per me, ha più importanza il contesto. Il soggetto che sto studiando è situato da qualche parte sulla Terra, e cerco di ricavare da esso il più possibile mediante la fotografia. Il luogo o paesaggio ha sempre un certo significato nel mio lavoro.

LS: Ogni luogo o paesaggio è pieno di significati o di storie particolari. Descriva l’esperienza di fotografare un luogo dove non è mai stato prima…

HW: Come ho spiegato nella mia risposta alla domanda precedente, non viaggio mai per andare in un certo luogo o paesaggio senza una ragione precisa. Il soggetto sul quale lavoro è in relazione con il luogo in cui mi trovo. Il paesaggio può avere un effetto molto stimolante sullo stile fotografico e sul modo in cui la storia è raccontata. È questo l’approccio che ho adottato nelle serie che ho fatto su una nave mercantile e il suo equipaggio. Ho viaggiato attraversando l’Oceano Atlantico, da Rotterdam a New York. L’oceano era qualcosa di nuovo per me, al punto che gli ho dedicato molto del mio tempo, concentrandomi sul fotografarlo in un modo differente.

LS: Può raccontarci qualcosa in più sull’importanza delle persone nelle sue fotografie? In che modo avvicina la gente per ritrarla?

HW: Le persone sono il soggetto più importante nei miei lavori perché riesco a pormi facilmente in una condizione di empatia con loro, e a trovare qualcosa di significativo da dire su di loro. I ritratti che realizzo per le riviste sono generalmente una riflessione sulle idee che ho della persona ritratta, o sul momento in cui sono stati scattati. Non ho l’idea o l’intenzione di mostrare l’animo della persona che sto fotografando. Non credo che questo sia possibile o anche solo che abbia un valore.

LS: Sono interessato al suo lavoro Sandrien con Raimond Wouda. Può raccontarci meglio la genesi di un libro (concept, editing, design…)? Che cosa ne pensa del self-publishing?

HW: Nel 2001 avevo letto sul giornale di questa nave Sandrien, che era ancorata nel porto di Amsterdam a quel tempo. Non era autorizzata a lasciare il porto poiché era contaminata di amianto. L’equipaggio di questa nave era composto di 25 indiani, e questo mi aveva affascinato; era come se ci fosse un pezzettino di India ad Amsterdam. Quando sono salito a bordo insieme al  mio amico e collega, siamo stati immediatamente sorpresi dalla realtà della nave. Era una nave vecchia, piena di uomini annoiati che avevano di fronte un futuro incerto. Questa situazione si è protratta per 18 mesi, e durante questo periodo siamo riusciti a scattare delle fotografie. Dopo la pubblicazione delle foto, si è scatenato uno scandalo sul destino dell’equipaggio. Facendo delle fotografie, siamo stati in grado essenzialmente di contribuire alla risoluzione del problema dell’equipaggio.
Dopo aver scattato fotografie per un anno e mezzo, abbiamo deciso di mettere insieme un piccolo libro su questa storia. Insieme alla grafica Katja van Stiphout, abbiamo pubblicato il libro Sandrien nel 2003. Ciò che rende così unica la grafica di questo libro è che ogni pagina è stata stampata usando l’1% in più di colore arancione rispetto a quella precedente. Questo espediente ha l’effetto di ‘affondare’ il lettore sempre più in profondità nella storia, ad ogni pagina che viene letta; questa era la nostra intenzione, a ogni modo. Credo che il progetto grafico di un libro debba giocare un proprio ruolo nel raccontare la storia, e credo che noi ci siamo riusciti con questo libro.
Il self-publishing sta diventando ampiamente IL modo di pubblicare libri. Internet ha reso le case editrici sempre meno importanti. Puoi facilmente vendere libri da solo mediante un sito web, rendendoti meno dipendente da una rete di distribuzione.

LS: Durante la narrazione il suo lavoro rivela una differente combinazione di elementi: talvolta immagini contemplative, talvolta documentarie, più occasionalmente intime o drammatiche. Dove va cercato il filo rosso della sua opera?

HW: Siccome tendo a cercare la forma di fotografia ideale per ritrarre i miei soggetti, il mio lavoro non è privo di ambiguità. I temi comuni che possono essere ritrovati in tutto il mio lavoro sono la ricerca della sfumatura, e l’umanità. Cerco di mostrare all’osservatore che c’è sempre un altro lato della moneta.

LS: In riferimento al suo progetto Shelters… I cambiamenti climatici, i flussi migratori, la nuova relazione gerarchica tra la città e la campagna e l’allargamento del mercato globale hanno contribuito a rendere molto vicini mondi distantissimi (anche nei segni della miseria…). In che misura il suo lavoro rappresenta e riflette la contemporaneità?

HW: Shelter tocca tutti i principali temi che sono attualmente di importanza nel mondo. Anche se la migrazione è un soggetto senza tempo, di recente ci sono stati degli enormi cambiamenti. La globalizzazione fa sentire in tutto il mondo il bisogno di progresso e prosperità. Il risultato è un maggiore spostamento verso le città e le aree in cui è possibile trovare lavoro. Ho deciso di riportare questo soggetto alle proporzioni dell’essere umano, quelle di uno dei bisogni primari: il riparo.

LS: Che cosa ha in programma per il 2012, fotograficamente o altrimenti?

HW: Il prossimo anno mi concentrerò sulla catena alimentare. Farò ricerche su questo tema per il documentario ‘Document Nederland 2012’. Si tratta di un progetto importante che il Rijksmuseum di Amsterdam assegna a un fotografo documentario olandese, con argomenti ogni anno differenti. La catena alimentare è un tema bellissimo e complesso, e di grande rilievo in questi tempi.

www.henkwildschut.com

Interview by Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Gianpaolo Arena