Justine Cooper – Artista, Australia

“Saved by science “

LS: “Saved by Science” è una serie notevole. È stata presentata alla mostra ‘After the Crash’ al Museo dell’ Orto Botanico di Roma per il progetto Europeo ISWA. Justin Cooper ha immortalato , per la prima volta in 150 anni , il Museo di Storia Naturale di New York . Rivelando quanto l’ archiviazione scientifica sia complessa rispetto alla natura stessa. Quale é stata la scoperta più eccitante?

JC: Come artista ero attirata dalla stranezza e dagli oggetti inusuali della collezione, ma penso che la scoperta piu’ eccitante sono state  le proporzioni delle collezioni e il numero di singoli esemplari per ogni specie.

Orange Herpetology Cabinets


Albertosaurus Dinosoaur Head

LS: Le foto sono così assolute, alcune metafisiche; sto pensando a: “Rooster”. Un gallo imbalsamato in una sala fredda, enorme…

JC: Si, provai ad usare un po’ di humour nel fare quelli scatti. Il gallo sembra alquanto orgoglioso, forse anche indignato, ma certamente non nel suo habitat.

Rooster

Blood-Red Butterlies

Morpho Butterflies

LS: Gli animali sono i protagonisti di un viaggio che riscopre e si estende fino al  IXX secolo attraverso i 4 angoli della terra. “Elephants in the Attic”, “Yellow Honeyeaters”, “Rhinoceros”, “African Lion” e molti altri… Qual è la sua fotografia preferita?

JC: “African Lion” (Pantera Leo) era la mia foto preferita perche mi identificavo con lui, per quanto riguarda l’essere nelle collezioni. Esso non ha alcun valore scientifico perche’ non presenta informazioni ad esso relative. Il suo occhio, anche se di vetro, sembra supplicare – “Perché sono qui, che volete?” Fu anche una sorpresa trovarlo e sembra avere una tale individualità, nonostante il corpo del lavoro ha di solito a che fare con una pluralità di soggetti.

Elephants in the Attic

Yellow Honeyeaters

LS: Penso che il modo in cui Linneo costituì la sua nomenclatura, la quale funziona tramite paragoni e similarità, non prende in considerazione il luogo da cui uno specifico oggetto di studio veniva, ovvero, il difficile e complesso concetto di paesaggio. Il paesaggio può essere considerato uno dei maggiori generi fotografici sin dall’inizio della fotografia. Che ne pensa? Che ruolo ha la sua classificazione nelle serie?

JC: Beh, è certamente interessante pensare al museo stesso, come ad un paesaggio. Penso che nel video “Sound of Science” quest’idea sia presentata al meglio. Gli armadietti diventano gli habitat per il valore successivo alla vita degli esemplari. Linneo era un tassonomista ma ora la classificazione del mondo naturale è aiutata dalla genetica quindi il museo mette in connessione il IXX secolo e il XXI secolo molto bene nel modo in cui si guarda alle collezioni.

Rhinocerous

Trophy Room

LS: Solitamente lei non usa il mezzo fotografico. Che mezzi tecnici ha utilizzato per realizzare le serie?

JC: A dir la verità, ho studiato da fotografo, quindi la fotografia è un mezzo molto naturale per me. Ho usato una macchina 4×5, che fu un’invenzione del IXX secolo, e in particolare la macchina fotografica che ho usato viene dalle collezioni del museo; mi piace l’idea di usare una macchina fotografica della collezione per fotografare le collezioni stesse. Realizzo scatti su pellicola e ogni immagine è  il prodotto di ricerca e discussione con i diversi curatori e manager delle collezioni di ogni reparto all’interno del museo.

African Lion

LS: Nella storia dell’arte ha avuto grande attenzione la scienza. Penso agli autori rinascimentali del quattro – cinquecento che raffigurarono animali fantastici ed ibridi; da Albrech Dùrer, alla rivoluzionaria opera di anatomia del medico fiammingo Adrea Vasalio, ai mostri marini di Collaert, al grifone di Israhel Van Mekenem, dimostrando i primordi delle biotecnologie e dell’ingegneria genetica. Qual è la relazione tra artisti e scienziati?

JC: Può essere collaborativa, illustrativa o di sfruttamento, ma soprattutto bisogna poter godersi la percezione alternata ed essere disposti ad essere coinvolti in ciò che fanno gli altri.


LS: Mi dica della sua ricerca artistica collegata alla scienza: dal rinnovamento delle Belle Arti, la cultura della scienza, la medicina, la collezione scientifica, la biodiversità e la conservazione.

JC: La scienza e la medicina sono metodi molto forti per guardare a noi stessi e al mondo. Secondo me, ciò li rende soggetti molto interessanti per l’arte. Cercano di rispondere a domande sulla natura e ciò che significa essere degli umani. L’arte può sviluppare tutto ciò in un altro livello d’esperienza.

Runaway

LS: Prossimi progetti?

JC: Realizzerò ulteriori fotografie di collezioni di altri musei. Nonostante al momento stia lavorando su un progetto che è mediaticamente un miscuglio, dove creo delle attrezzature che le persone possono  utilizzare per effettuare procedure mediche su loro stessi. Ciò non è così irrealistico nel sistema assistenziale degli Stati Uniti, dato che questo è particolarmete caro e non è un’opzione per tutti. È un lavoro satirico.

Leopard's Skin, Congo, 1911

www.justinecooper.com

Intervista a cura di Camilla Boemio