Mohammadreza Mirzaei – Fotografo e curatore, Iran

“A fragment of my memories”

LS: Quali furono i suoi primi passi verso il mondo dell’arte? Cosa l’ha attratto in modo particolare verso la fotografia?

MM: Tutto cominciò da lì; partecipai alle prime classi di fotografia tra le lezioni di disegno e storia dell’arte. Ricordo che c’erano molti studenti con abilità di disegno notabili, loro avevano frequentato molti corsi da quando erano bambini, io invece ero alle prime armi; Riuscivo a malapena a tracciare una linea! Ma le mie foto sembravano essere speciali. Da adolescente, la fotografia era qualcosa che amavo davvero ed era anche qualcosa che mi permetteva di mettermi in mostra. Migliorai le mie capacità di disegno giorno per giorno, ma ora ricordo me stesso in quel periodo come un maniaco della fotografia, un ragazzo che fotografava tutto con la vecchia macchina fotografica russa di suo papà.

LS: Ci sono dei fotografi, movimenti o insiemi di lavoro che l’hanno influenzata o ispirata?

MM: Certamente. Come per la maggior parte degli altri fotografi, le fotografie mi hanno influenzato. Ma sarebbe difficile fare il nome di un fotografo o di un movimento. Forse potrei menzionare Luigi Ghirri come colui che mi ha insegnato a conoscere meglio ciò che faccio, le stesse foto e l’atto del fotografare. All’inizio avevo più che altro preoccupazioni formalistiche; ma Ghirri, le sue foto e i suoi scritti mi diedero la possibilità di scoprire nuovi aspetti della fotografia.
In generale, c’è un cerchio che include molti fotografi ed immagini che mi piacciono, e sembra che il cerchio stia diventando sempre più grande. Ammiro le foto che interpretano la realtà in una visione personale. Onestamente non sono sicuro della differenza tra buone immagini e cattive, non so se esista alcuna regola al riguardo. Le mie immagini preferite sono quelle che non dicono immediatamente tutto di loro stesse. Il loro significato è in ciò che non mostrano.

LS: Lei è il fondatore ed editore della rivista di fotografia online Dide (inglese/farsi). Vede del potenziale nella rete, come un’ulteriore luogo di valorizzazione e promozione del proprio lavoro? Il suo ruolo di curatore influisce sulla sua pratica fotografica?

MM: La prima motivazione che ci fece lavorare a questo progetto fu la situazione della fotografia contemporanea sia in Iran che all’estero; c’era una mancanza di spazio per la fotografia iraniana. Una mancanza di foto che danno l’idea di nuovi mondi e di voglia di leggere riguardo questo genere di fotografie. Cominciammo questo semplice progetto per mostrare una serie di foto di un fotografo iraniano diverso ogni mese, insieme ad un saggio o un’intervista, e sono molto felice per l’interesse che abbiamo riscontrato per il progetto sia da dentro che fuori il Paese. Ho sempre visto internet come un’opportunità nuova nella scena fotografica contemporanea; ci ha dato la chance di conoscere e fare nuove esperienze attorno al mondo, e ha sicuramente cambiato diversi punti di vista in questi anni. Non sono sicuro se la mia attività come editore della rivista Dide abbia influenzato le mie foto o no, ma a dire la verità reputo che la lettura, il pensiero e la scrittura riguardo alle fotografie che penso essere degne d’essere viste siano una cosa gioiosa.

LS: Lei è stato in Italia molte volte e parla bene l’italiano. Come considera la fotografia italiana? Chi sono i fotografi italiani che la entusiasmano di più al momento?

MM: Dato che l’Italia è un luogo che mi affascina sempre, non c’è da meravigliarsi che sia curioso riguardo alla fotografia in questo Paese. Questo interesse però non riguarda solamente la fotografia italiana, ma anche la letteratura. Come ho detto prima Luigi Ghirri è stato molto stimolante. Guido Guidi è un fotografo che mi interessa abbastanza; i traguardi raggiunti da Guidi e Ghirri sono ciò che considero fotografia italiana. Amo Guidi, ma anche Basilico, Vitali e molti altri fotografi italiani.
Oggi ci sono molti nuovi talenti e stili nella fotografia italiana. Come osservatore dall’esterno, non posso commentare sulla cultura fotografica italiana, ma ci sono punti realmente promettenti nelle fotografie prodotte che mi fanno crescere in aspettativa nella scena futura; sembra che il meglio debba ancora arrivare.

LS: Può dirci qualcosa di più riguardo alla scena fotografica a Teheran?

MM: Penso che la fotografia iraniana dipenda più dalla personalità che dalla scuola, rivista, galleria od organizzazione. Sicuramente ci sono dei fotografi creativi che hanno fatto del loro meglio, ma sembra ancora dura continuare il viaggio, senza sostegno materiale o anche spirituale. Sembra impossibile farsi pubblicare i libri fotografici e ci sono soltanto pochi libri di teoria fotografica tradotti in persiano; un mucchio di roba contemporanea non raggiunge mai una galleria, e le ricerche personali raramente trovano dove essere rappresentate.
Devi essere un amante, un vero amante della fotografia per perseverare. Comunque, preferisco essere ottimista riguardo al futuro.


LS: Su cosa sta lavorando al momento?

MM: Recentemente ho fatto un gran numero di fotografie che sono dedicate a cose intime della mia vita e contengono dei significati simili.

www.mrmirzaei.com

www.didemag.com

Intervista a cura di Gianpaolo Arena