Simon Roberts – Photographer, U.K.

“Personal Map of England”

LS: Quale arte poetica o artista ha influenzato maggiormente i suoi esordi? Dove è possibile trovare le radici del suo lavoro?

SR: Il mio lavoro si basa su una serie di influenze, sia artistiche che accademiche. Per quanto riguarda il dove si possono trovare le radici della mia fotografia, si può risalire a due fotografi paesaggistici americani, il primo dei due, Ansel Adams. Visitai una mostra sui suoi lavori, mentre ero in vacanza al Parco nazionale dello Yosemite in California con la mia famiglia quando avevo 14 anni. Da adolescente impressionabile rimasi colpito dalla bellezza e la chiarezza delle sue fotografie, però, ancora più importante, fui colpito da come questi oggetti bidimensionali in bianco e nero sul muro, potessero essere più accattivanti rispetto al paesaggio fisico in cui avevo passato ad esplorare per gli ultimi dieci giorni. Ciò che capii è che queste fotografie erano riuscite a sbloccare dei dettagli del paesaggio di cui ero stato ignaro in precedenza – le nuvole, per esempio (un motivo importante nel lavoro di Adams), che non avevo mai davvero passato molto tempo ad osservare. Come risultato, la mia lettura e la consapevolezza del paesaggio nei pressi dello Yosemite nei giorni rimanenti cambiarono drammaticamente dopo aver visto le fotografie di Adams, era come se un luogo del tutto nuovo era emerso. Un paio di anni dopo mi imbattei nel lavoro di Stephen Shore nel suo libro Uncommon Places e, in particolare, la fotografia: ‘Merced River, Yosemite National Park, 13 agosto 1979′. In questa fotografia Shore aveva scelto una posizione del tutto opposta alla presentazione più romantica di Adams dello Yosemite, realizzata trent’anni prima. Utilizzando un punto di osservazione distante ed elevato, aveva catturato una scena molto più banale, presentando il Parco Nazionale come un luogo dove i turisti consumano/domano il paesaggio, pur rivelando la mancanza di deserto. E’ in parte a causa di queste due visioni totalmente contrastanti dello stesso luogo geografico, che sono continuamente invogliato a scattare fotografie. Luoghi, eventi e idee sono continuamente riformulati, ridisegnati e rinegoziati a seconda del punto di vista artistico del singolo fotografo – tutti noi abbiamo la nostra propria unica biografia e posizione, e quindi si porta una prospettiva unica all’oggetto che stiamo narrando.

South Downs Way, West Sussex, 8th October 2007. From 'We English'

Rushey Hill Caravan Park, Peacehaven, East Sussex, 21st December 2007. From 'We English'

LS: Quanta importanza attribuisce agli aspetti sociali, economici o politici di ciò che lei presenta?

SR: La mia formazione non è da fotografo ma da geografo culturale (ho studiato un BA Hons in Geografia Umana presso l’Università di Sheffield); un fondamento che ha influenzato il mio lavoro di fotografo. La questione di come le fotografie siano importanti per la costruzione del nostro senso di luogo ha informato il mio approccio a Motherland e We English, i quali contengono entrambi elementi di rappresentazioni sociali, economiche e politiche del paesaggio. In queste opere, ero interessato ad esplorare l’idea che i paesaggi necessitano d’essere decodificati, esplorando la stratificazione delle attività sociali e della storia, e dei diversi modi in cui viene utilizzato il paesaggio e come cambia nel tempo.

Fantasy Island, Ingoldmells, Lincolnshire, 28th December 2007. From 'We English'

St George's Day Pageant, Scarborough Castle, North Yorkshire, 26th April 2008. From 'We English'

LS: Facendo riferimento al progetto We English, lei decise di viaggiare per tutta l’Inghilterra per un lungo periodo di tempo. C’è qualche tipo di legame tra poesia e prosa e il modo in cui ha descritto l’Inghilterra?

SR: Penso che tutta la buona arte riesca ad equilibrare poesia e prosa. Mi auguro che le mie fotografie riescano a fare lo stesso. Per quanto riguarda il mio lavoro We English, mentre da un lato sto facendo un interrogatorio del paesaggio e del nostro rapporto con esso, sto anche attingendo da una ricca storia di artisti che hanno rappresentato il paesaggio – da poeti e scrittori a pittori e fotografi – i quali hanno riflesso visioni dell’Inghilterra sull’orlo del cambiamento. Prendiamo ad esempio il grande dipinto inglese e icona nazionale: ‘The Hay Wain’ di John Constable che fu dipinto durante un periodo in cui l’Inghilterra era impegnata in una guerra sanguinosa contro la Francia, c’era turbolenza in campagna e la rivoluzione industriale nelle città. Come lo storico d’arte Sir Roy Strong scrive “sulla superficie è l’immagine di una scena pastorale idilliaca, ma al suo tempo fu rivoluzionaria. I visitatori della Royal Academy nel 1821 furono sconvolti che Constable volesse mostrare un pezzo di paesaggio locale su una scala di solito riservata ai soggetti della Bibbia o della storia nazionale. Lungi dall’essere una serie di cliché da scatola di cioccolatini, il genio dell’arte paesaggistica inglese è che offre una comprensione a volte scioccante e sovversiva delle paure più profonde del Paese”.

 Quello che è interessante, riconsiderando la realizzazione di We English, è che durante il mio viaggio tra agosto 2007 e settembre 2008, vi fu un periodo di grande incertezza e cambiamento con il crollo di Lehman Brothers e il dispiegarsi della crisi globale del credito, gli eventi che segnarono l’inizio in un cambiamento nella coscienza pubblica sull’attuale crisi finanziaria. Venti mesi dopo, per la realizzazione del progetto The Election, tornai in molti dei luoghi che avevo visitato e questa volta, il paesaggio non era brucolante di persone che godevano del loro tempo libero, ma con i candidati che propagandavano, slogan politici, e riecheggiamenti di avvisi di tagli e difficoltà imminenti. Il mio nuovo lavoro, Landscapes of Innocence and Experience cerca di esplorare i cambiamenti che hanno interessato l’Inghilterra economicamente e politicamente negli ultimi tre anni. Il titolo è ispirato a Songs of Innocence and of Experience di William Blake – queste due raccolte di poesie furono volutamente posizionate e stampate una accanto all’altra, in modo che ognuna fosse arricchita dalla lettura dell’altra. Blake stava esplorando i “due stati contrari dell’animo umano”; con la mia serie l’esplorazione viene applicata ad una nazione: l’Inghilterra, e la sua rappresentazione attraverso il paesaggio.

River Thames, Oxford, 28th June 2008. From 'We English'

Chelford Car Boot, Moat Hall Farm, Marthall, Cheshire, 13th July 2008. From 'We English'

Holy Island of Lindisfarne, Northumberland, 2nd September 2008. From 'We English'

LS: Fece una ricerca particolare sul territorio mentre lavorava a questo progetto? Come scelse i luoghi che fotografò in queste immagini e cosa la spinse ad includere delle persone in questa serie?

SR: La scelta dei luoghi per We English fu in parte omaggio (un viaggio in luoghi ed eventi documentati da altri fotografi britannici nel corso degli anni, come Sir Benjamin Stone e Tony Ray Jones), in parte autobiografico (alla ricerca di luoghi che ho associato al mio rapporto con l’Inghilterra), comunque ero consapevole che We English non doveva essere esclusivamente la mia percezione della mia patria. Volevo avere un pubblico inglese per discutere di ciò che l’Inghilterra significasse per loro, ma anche per essere invitato ad andare a fotografare un evento o un passatempo. Creai un sito web dove le persone potevano inviare le loro idee, e ricevetti qualche centinaia di suggerimenti da parte del pubblico (sono disponibili per la lettura sul sito web www.we-english.co.uk). Mi diede l’idea di un modo adeguatamente democratico di lavorare, posizionandomi insieme a miei connazionali – un cittadino, non solo uno spettatore-e tentando di coinvolgere le persone, in una certa misura, nella propria rappresentazione. Le idee che sono state pubblicate forniscono un interessante spaccato dell’Inghilterra nel 2008 in sè. lllustrano ciò che è importante per le persone ed esplorano le idee della gente sulla nozione dell’essere inglesi. Un tema interessante che emerse fu l’importanza delle comunità locali e la forza d’attaccamento che così tante persone sentono verso il loro territorio.

Frank Maloney, UK Independence Party, Barking, 29th March 2010 Barking constituency. From 'The Election Project'

Frank Roseman, English Democrats, Westminster, 29th March 2010 Cities of London and Westminster constituency. From 'The Election Project'

LS: Sembra sempre esserci un senso di narrazione nelle sue immagini, come l’inizio di una storia infinita. Quanto pensa esplicitamente ad una narrazione per il suo lavoro fotografico?

SR: La narrazione è certamente una considerazione importante nella struttura delle mie serie fotografiche, siano in una pubblicazione o in una mostra. Tuttavia, questo è di solito qualcosa di più legato alla fase di editing piuttosto che influenzare la produzione del lavoro.

Nick Clegg, Liberal Democrats, Warrington, 16th April 2010 Sheffield Hallam constituency/ Photograph taken in Warrington South constituency. From 'The Election Project'

Captain Beany, New Millennium Bean Party, Port Talbot, 23rd April 2010 Aberavon constituency. From 'The Election Project'

LS: Le lezioni apprese dai maestri americani della fotografia a colori e la pittura paesaggistica europea. Qual è stata l’importanza di questi esempi sull’interpretazione fotografica del paesaggio e sulle sue variazioni nel tempo e luce?

SR: Sia i pittori europei che i maestri americani della fotografia a colori, del calibro di Robert Adams e Stephen Shore, hanno registrato il paesaggio naturale equilibrando una rappresentazione della sua bellezza formale con il desiderio di documentare la presenza dell’uomo e del suo intervento sul paesaggio. 

Quando stavo facendo ricerche per Motherland avevo questa contrapposizione in mente. Nel vedere una mostra di pittura di paesaggio russo presso la National Gallery all’inizio del 2004, fui particolarmente affascinato ed ispirato da come la “modesta bellezza” della Russia era stata espressa nell’arte del 19° secolo. Agli inizi del 1800, i russi comunemente accettavano l’opinione europea che la loro terra non aveva valore estetico (come risultato, i paesaggisti russi tendevano a viaggiare in Italia, dove hanno imparato a catturare la luce brillante, o studiavano presso le Accademie di Germania e Francia). Questa visione del paesaggio russo è cambiata con l’effusione della creatività letteraria e artistica che seguirono gli sconvolgimenti politici del secolo e gli artisti si volsero verso la loro terra natale e  rivelarono il potere del cielo grigio, vasti campi aperti e semplici boschi di betulle. Ci fu un movimento verso un maggiore naturalismo con artisti che elaborarono l’idea di bellezza russa e di grandezza. Il movimento fu condotto da artisti del calibro di Ivan Shishkin che fu famoso per le sue tele scrupolosamente dettagliate raffiguranti la campagna russa, le sue foreste impenetrabili e cieli enormi e, Isaak Levitan, che dipinse ‘paesaggi d’umore’, in cui stabilì un’unità atmosferica generale. Come sostiene Christopher Ely nel suo libro ‘This Meager Nature: Landscape and National Identity in Imperial Russia’
“L’articolazione di un particolare paesaggio russo nell’arte e nella letteratura ha contribuito alla costruzione di un identità nazionale russa. Questo processo ha comportato l’apprendimento, sia per vedere la Russia, senza filtri estetici europei e ad amare la funzionalità stessa della terra russa e della natura che sembrava impoverita rispetto alle convenzioni del paesaggio europeo. A cavallo del ventesimo secolo, la ‘natura scarna’ e ‘l’umile aridità’ della Russia non erano più noiose e tediose per gli spettatori russi, ma molto apprezzate, addirittura una ‘benedizione’. La terra scarna, umile, arida e sofferente ha dato alla luce punti di forza speciali, la resistenza, e l’anima del ‘popolo russo’. ’Questa natura scarna’ diventa così un carattere di festa nazionale. I russi vennero ad abbracciare la bellezza modesta della loro terra.”

 Dal punto di vista del mio approccio fotografico in We English abbracciai una metodologia di fotografia topografica simile ai fotografi di paesaggio americani, una prospettiva comune anche nella pittura paesaggistica tradizionale. Fotografare da una posizione elevata mi avrebbe permesso di ottenere un maggior senso di interazione delle persone con il paesaggio e gli uni con gli altri. Decisi anche che le componenti sarebbero dovute essere relativamente piccole nella cornice, anche se non sempre così piccolo da non riuscire a distinguere nessuna espressione del viso, cosa indossavano e le loro attività. Questo modo di vedere è stato influenzato anche osservando il lavoro dei paesaggisti olandesi e fiamminghi del 16° secolo – in particolare Hendrick Avercamp, Pieter Bruegel e Lucas van Valckenborch, che ha raffigurato scene d’inverno brulicante di vita. Mi piaceva l’idea che ciò che sembrava essere prevalentemente paesaggi pastorali, divenisse guardando bene, tele a più livelli, ricche di dettagli e significato.

Gordon Brown, Labour, Rochdale, 28th April 2010 Kirkcaldy and Cowdenbeath constituency/ Photograph taken in Rochdale constituency. From 'The Election Project'

Esther Rantzen, Independent Rantzen, Caddington, 1st May 2010 Luton South constituency. From 'The Election Project'

LS: Pensa che il Web stia avendo un effetto globalizzante sulla fotografia e il nostro accesso ad essa? Che cosa significa per lei una mostra fotografica o la pubblicazione di un libro; e come, secondo lei, queste presentazioni e forme di comunicazione cambieranno, verso la diffusione di pubblicazioni online?

SR: Ovviamente internet rende possibile una più ampia opera di accesso al pubblico da regioni che prima erano di difficile accesso. In tutti i miei progetti, ho introdotto un elemento di sito web accanto alla pubblicazione di un libro o una mostra. Mentre si pubblicavano qualche migliaia di copie del libro Motherland, il sito è riuscito a raggiungere un numero molto maggiore di persone, con commenti sul guestbook provenienti da quasi tutti i continenti. Il web mi ha inoltre permesso di introdurre un elemento di partecipazione al mio lavoro sia in We English che in The Election Project, grazie soprattutto ai social media e crowd – sourcing. Tuttavia, vedo internet come un elemento complementare al lavoro di un artista piuttosto che come qualcosa che sta per sostituire la fisicità di una stampa sul muro o l’incrociare le gambe sfogliando un libro fotografico.

David Cameron, Conservative, Spelsbury, 6th May 2010 Witney constituency. From 'The Election Project'

Goodman Park polling station. Slough, 6 May 2010 (Slough constituency). From 'The Election Project'

LS: Ci racconti la sua più strana “landscape story”…

SR: Una delle esperienze più surreali che ho avuto è stata quella di essere stato arrestato, insieme a mia moglie, dal FSB (il sostituto del famigerato KGB) a Murmansk, nel nord della Russia, dove avevo inavvertitamente fotografato sul confine di una base militare. Siamo stati trattenuti e interrogati per alcune ore da un giovane ufficiale dell’FSB con l’accusa di essere spie. Fortunatamente non siamo stati perquisiti dato che ero riuscito a togliere il rullino dalla fotocamera e inosservato a nasconderlo nella mia biancheria intima! Fummo rilasciati circa quattro ore dopo, quando avevano saputo che avevo fatto di recente un servizio fotografico a Mosca con una famosa attrice russa che tutti adoravano!

Simon Roberts website

Intervista a cura di Gianpaolo Arena

Traduzione a cura di Marco Di Gennaro