Spencer Tunick – Artist-Photographer, U.S.A.

“A Sensational Architecture”

LS: Mi racconti del tuo immaginario e del tuo linguaggio?

ST: Raccolgo grandi gruppi di persone nude in spazi pubblici e documento attraverso l’uso della fotografia e del video. Sono interessato nell’iconografia figurativa ed astratta e cerco di incorporare entrambi i concetti nel mio lavoro. Raggiungo il mio obiettivo distribuendo colori e forme su un paesaggio con una tecnica che è una sorta di collage. Cerco di manipolare le variabili, siano esse la scala, il genere, la forma, l’ambiente o qualcos’altro per adempiere la mia visione.

Switzerland, Aletsch Glacier 3 (Greenpeace) 2007

LS: Tu sei un’icona, ricordo quando curai la mostra “Sensational Architecture” (esibizione di gruppo della Fiesta of Architecture of Rome 06.10) un gran numero di visitatori arrivò specialmente per vedere il tuo lavoro… Com’è essere un artista talmente stimato e riconosciuto?

ST: Sono sempre reso umile dal responso al mio lavoro. Molto di ciò che dà direzione al lavoro è l’elemento collaborativo in ogni installazione. Senza le migliaia di volontari che posano, la mia arte non sarebbe possibile. Spero che gli osservatori siano attratti dall’elemento umano dei pezzi; c’è una relazione tra l’arte, la creazione dell’arte e la persona media che potrebbe frequentare una galleria d’arte o meno. Inoltre penso che ci sia sicuramente curiosità tra coloro che hanno pensato di posare o che conoscono qualcuno che ha posato. Vogliono vedere il prodotto finito e sapere di che si tratta.

LS: Spencer Tunick, Terrence Koh, Francesco Vezzoli…. Lady Gaga ha davvero bisogno di un insegnante d’arte o comprende che l’arte contemporanea sta diventando più conosciuta al grande pubblico? Scambio o un nuovo modo di comunicare l’arte?

ST: Credo ci sia molto da dire su persone come Lady Gaga, che si espongono veramente e usano il loro status di icona pop per trasmettere delle idee più astratte che possono non essere state accolte dal grande pubblico in passato. Lì c’è passione. Ammiro gli artisti che provano ad evolversi oltre la norma. Voglio dire, questo è ciò che dovremmo fare.

E’ difficile da dire. Non penso necessariamente che ogni artista comincia dall’idea che saranno accolti a braccia aperte dalle masse. Non so quale sia la formula.  So che l’arte, per me, è un’esperienza umanista, un’esperienza emozionale. Dovrebbe anche includere il prendersi dei rischi. Cerco di esprimere questi elementi nelle mie installazioni. Cerco sempre di spingermi più in là, mantenere il lavoro fresco e rilevante. Il come le persone vedono o capiscono o si relazionano ad esso, è altamente personale.

Ireland 1 (Dublin) 2008

LS: Ci puoi descrivere la tua prima installazione?

ST: Agli albori, circa alla metà degli anni novanta, lavoravo più che altro per le strade di New York. Preparavo volantini che avrei distribuito per strada nella speranza di trovare partecipanti. Specificavo un luogo d’incontro, scegliendo con cura le persone a cui consegnavo i volantini in modo da evitare le autorità. All’inizio i gruppi erano più minuti, dalle venticinque alle cento persone circa, che spesso posavano la mattina molto presto. Le installazioni dovevano essere eseguite molto velocemente. Fu un periodo eccitante a New York e io stavo ancora sviluppando il mio stile, affinando il mestiere e cercando di non essere arrestato.

LS: In che modo i tuoi progetti rappresentano un tentativo di innalzare o definire questioni sociali, politiche e legali relative all’argomento dell’“arte nei luoghi pubblici”?

ST: C’è una vulnerabilità rivelata nel corpo nudo. La mia speranza è che questa vulnerabilità creerà una verità a cui l’osservatore potrà relazionarsi. Il corpo è provocante, specialmente in ambienti dove sussistono conseguenze sociali e politiche. Questa è la ragione per cui utilizzo spesso spazi pubblici. Sto cercando di fare dei lavori umanisti che sfidano alcune delle assunzioni riguardanti la nudità interpretata come pornografica o a fini sessuali. Alcune installazioni sono ovviamente motivate politicamente più di altre. Il mio lavoro con Greenpeace ad esempio, dove usai 600 corpi collocati sul ghiacciaio in esaurimento Aletsch in Svizzera nel 2007, e più tardi nel 2009 nelle vigne di Burgundy, Francia, cercando di far riconoscere l’insostenibilità delle pratiche agricole in quel luogo. Sono motivato dalla bellezza ma anche da ciò che sta succedendo globalmente. Io rispondo a questo concependo un pezzo e facendo i passi per adempierlo e nel farlo, aumentando la consapevolezza.

Burgundy 5 (Greenpeace) 2009

LS: Qual è la tua città preferita? Qual è il tuo gusto e opinione per ciò che riguarda gli architetti e l’architettura?

ST: Non conosco una “città perfetta”, ma uno dei miei posti preferiti è San Miguel in Messico dove sono recentemente stato in vacanza. Ultimamente sono davvero interessato al lavoro dell’architetto messicano Luis Barragan. L’architettura ha avuto un ruolo fondamentale nella composizione del mio lavoro. Lavorare in spazi pubblici dirige la tua attenzione non soltanto ai corpi, ma anche a ciò che ti sta di fronte. Sono molto deliberato nella mia scelta di luoghi.  La forma è spesso la mia motivazione quando incorporo un monumento simbolo o una struttura, ma il luogo può anche avere significato politico e sociale in un pezzo. Molte volte finisce per essere una combinazione delle due idee.

LS: Qual è il tuo metodo di lavoro?

ST: Dipende molto dalla grandezza dell’installazione. C’è molta pianificazione. Quasi sempre faccio un viaggio nella città o zona dove sto pianificando un’installazione per scovare posti specifici e capire la logistica. Questo può essere un processo minuzioso, dato che spesso ho un’idea in mente e non mi fermo finché non trovo il luogo che può ospitarla. Solitamente lavoro con un istituto d’arte o un museo della zona per reclutare volontari, disporre per gli interpreti, coordinarsi con le autorità, ecc… Ho una squadra di persone che mi aiutano ad organizzare l’installazione, per la maggior parte a dare una mano ai partecipanti nello strutturare ogni scatto e mantenere la produzione in ordine. Ho anche un grafico video, un fotografo documentario e staff tecnico.

Brugge 1, 2009

LS: Puoi raccontarmi del tuo ultimo progetto italiano alla Galleria Mimmo Scogliamiglio?

ST: Ultimamente sono stato incluso nella Terza Biennale Contemporanea di Mosca. Per la mostra ho lavorato su una serie di ritratti individuali in spazi pubblici a Mosca. Le foto risultanti che feci nelle strade di Mosca furono successivamente incluse nello spazio espositivo della Biennale, il centro della Cultura Contemporanea GARAGE. Questa è la serie che ho portato anche alla Galleria Mimmo Scogliamiglio. Ho anche fotografato alcuni dei suoi amici mentre ero in Italia per l’apertura. Ci svegliammo tutti prima dell’alba e passammo la mattinata, mentre il sole sorgeva, facendo nudo artistico in giro per Milano.

LS: I prossimi progetti?

ST: Ci sono sempre molti progetti a vari stadi di sviluppo ma posso dirvi che sto lavorando all’esecuzione di un’installazione nel mar Nero in Israele per il prossimo anno. Si spera che tutto vada per il meglio e riuscirò a creare arte nei luoghi che ho scovato là. Tenete gli occhi aperti.

www.spencertunick.com

Intervista a cura di Camilla Boemio