Yoshihiko Ueda – Fotografo, Giappone

“Quinault”

LS: Mi può raccontare della notevole serie ‘Quinault’, immagini realizzate negli anni ’90 in una insolita e vecchissima foresta tropicale di conifere nello stato di Washington, USA? Le immagini sono davvero potenti, con una diversa seduttiva temporalità e l’umidità brillante del terreno bagnato. Grandi prati cupi e malinconici riflettono l’intensità del tempo nella selva e il rapporto spirituale con la tua persona.

YU: Ciò era dovuto all’intimità con gli alberi. Iniziò con un inaspettato incontro con un solo albero, da cui sembrò aprirsi una porta sull’intera foresta.

 

 

 

LS: I suoi lavori sono connotati da una certa purezza estetica. Può spiegarci meglio?

YU: Credo sia qualcosa di molto istintivo che per me è fondamentale. Ho sempre una sensazione di me stesso che infine mi guida in quella direzione.

 

 

LS: Le sue serie fotografiche descrivono l’esperienza del mistero della natura ed il sublime del vedere in modo nuovo. Mi racconti qualcosa sulla sua visione del sublime!

YU: Penso a ciò come a un regno che restituisce agli umani purezza e nobiltà, dove essi possono fare esperienza di libertà e apertura della mente, che li fa sentire felici, queste sono cose che posso solo sperare che il mio lavoro riesca a portare a termine.

 

 

 

LS: Il suo lavoro è anche un ritratto ecologico, una relazione tra gli uomini e il paesaggio, una riscoperta della natura. In che modo essere giapponese trasmette un approccio diverso del linguaggio della natura?

YU: Non sono interessato alla cosiddetta fotografia di paesaggio che sembra essere costruita principalmente su una preconcetta nozione della parola ‘paesaggio’. E’ necessario che ci sia una riscoperta maturata da una relazione particolare tra quella persona e la natura.

 

 

LS: I suoi altri principali lavori sono anche la descrizione vivida dell’architettura di Frank Lloyd Wright. Può spiegarci questo ed il suo rapporto con l’architettura?

YU: Amo l’architettura. Credo che rappresenti la realizzazione dei sogni della gente. Allo stesso modo adoro guardare l’architettura.

 

 

LS: Ovviamente no esiste un’unica verità. Ci sono differenti interpretazioni della stessa realtà. Questa ambiguità è perfino una delle maggiori qualità della fotografia. Che cosa ne pensa?

YU: Sono d’accordo, come ho accennato prima. Credo che ciò sia il risultato dei diversi modi che noi da individui abbiamo di osservare la realtà e che le riscoperte di essa prendano forma.

 

 

LS: La fotografia salva le anime?

YU: Si, credo che questo sia così.

LS: Può raccontarmi qualcosa sulla nuova serie ‘Materia’ e sull’esposizione? Qual era la sua intenzione riguardo a questa serie, ‘Materia’?

YU: Con ‘Materia’, l’idea era di riflettere seriamente sulla vita. Sullo splendore ed il bagliore della vita. Nella realizzazione, ho tenuto in considerazione la luce come se avesse una forte influenza. In questo modo è stata anche una riscoperta della luce.
LS: Quali sono state le sue prime fotografie di riferimento ed influenze?

LS: Sono stato e sono tuttora fortemente affascinato dalle fotografie di Alfred Stieglitz e di Edward Weston.

 

© Yoshihiko Ueda, 2012, Courtesy of Gallery 916

www.yoshihikoueda.com

gallery 916

Intervista a cura di Camilla Boemio

Traduzione a cura di Gianpaolo Arena