Zuijderwijk / Vergouwe – Fotografi, Olanda

“Vanishing Landscapes”

LS: Il vostro ultimo progetto ‘Vanishing Landscapes’ tratta la fotografia seduttiva di paesaggi evanescenti. Potete parlarcene?

ZP: Vanishing Landscapes è un progetto sul paesaggio natural-artificiale. Di notte abbiamo fotografato piccole isole su un lago vicino Amsterdam. Le isole emergevano per le nuove aree di formelle di torba del 1920 e non sono mai state toccate da allora, in queste isole abbiamo trovato un magnifico paradosso di un paesaggio innaturale.

LS: Fotografate luoghi che mostrano la loro unica atmosfera in particolare durante il calar della notte. Questo soggetto è stato finora l’interesse principale della fotografia o della pittura nell’ ultimo secolo, penso al ‘Chiaroscuro’ delle pittura barocca. Nonostante le richieste notturne, pittura e fotografia, entrambe operazioni prodotte nella giustapposizione della luce, del colore e della tonalità.

ZP: La nostra idea della serie ‘Vanishing Landscape’ era quella di usare una forte luce di qualità paricolare, per evidenziare gli aspetti artificiali dei paesaggi. In uno dei nostri progetti precedenti usavamo il ‘Claireobscur/Chiaroscuro’, lampeggiando per una serie di ritratti. Per questa serie eravamo influenzati dai ritratti del 17° secolo di Rembrandt, il maestro olandese che aveva molta familiarità col Chiaroscuro. Quando abbiamo fatto ricerche sulla luce per la serie di ‘Vanishing Landscapes’, cominciammo con l’usare la stessa luce di cui ci servivamo per la serie del ritratto. Era necessario lavorare di notte per creare un ambiente scuro. Eravamo sorpresi dai risultati, I dettagli e la finezza.

LS: Che cosa sono la natura e gli alberi per voi? Potete spiegarlo?

ZP: Siamo entrambi affascinati dalla diversità della natura stessa, così come lo stesso concetto umano di natura. Per il nostro ultimo progetto ‘The Volgermeer Ricreated’ abbiamo documentato la trasformazione di un’area fortemente inquinata vicino Amsterdam in una riserva naturale. Abbiamo fatto ricerche sulla capacità di recupero della natura in questo artificiale ambiente circostante. Poichè viviamo in un piccolo paese, la gente parla molto sull’uso dello spazio pubblico. Una tendenza interessante in Olanda, è il crescente ammontare di terra Agricola trasformata in parchi naturali. Come parte di quell processo, ci sono molte discussioni sul concetto umano di natura ed il valore aggiunto di questi paesaggi di nuovo selvaggi. Noi cerchiamo di criticare queste discussioni attraverso le nostre fotografie. Così da un lato c’è il concetto e dall’altro lato c’è il processo naturale che comincia appena la gente lascia. La natura in qualche forma è incessantemente stimolante.

LS: Ho introdotto l’idea di paesaggio perchè penso che il percorso che Linneo ha costruito sul suo assetto d’elenco di nomi, che fondamentalmente funziona attraverso paragoni e analogie, non considerava il problema da dove viene l’oggetto specifico di studio, che è, il difficile e complesso concetto di paesaggio. Il paesaggio può essere considerato di essere uno dei principali generi di fotografia sin dalle sue origini. Cosa ne pensate?

ZP: Noi crediamo che la complessità e la diversità della fotografia di paesaggio è una delle ragioni per cui oggigiorno essa può ancora essere considerata uno dei principali generi fotografici. Per noi la fotografia di paesaggio è più complessa di un semplice modo di documentare il mondo nel quale viviamo. Noi vediamo anche la fotografia di paesaggio come un modo d’imparare su noi stessi e di commentare i cambiamenti di punti di vista sui nostri rapporti con la natura. Dunque il posto della fotografia e la storia di quel posto può diventare una grossa parte della narrazione. Ad esempio, noi non abbiamo mostrato alcun segno di inquinamento della serie di ‘Volgermeer Recreated’, ma le informazioni sulle tonnelate di rifiuti chimici (isolati in lamina di metallo) ancora giacenti sotto la riserva naturale, possono cambiare la maniera in cui voi guardate le immagini.

LS: Cosa è il Sublime per voi? E’ parte della vostra visione?

ZP: Il Sublime è parte della nostra visione. Quando noi guardiamo al di là del concetto umano di natura, in tutti i dettagli e coerenza all’interno della natura, noi sperimentiamo il Sublime.

LS: Ovviamente non esiste una verità. Ci sono molte versioni della stessa realtà. Cosa ne pensate?

ZP: Siamo d’accordo. La fotografia è tutta attorno a diverse realtà e differenti prospettive. Benchè con grande difficoltà manipoliamo le nostre immagini e cerchiamo di catturare tanti particolari quanto possible, usando la luce dello studio, creiamo un paesaggio che è solo verità per un decimo di secondo.

LS: Sentite di essere eredi dell’epica tradizione fotografica dell’Europa del Nord?

ZP: Noi non ci sentiamo in particolare eredi della tradizione fotografica dell’Europa del Nord. Siamo influenzati da molti artisti diversi di differenti parti del mondo. Al momento abbiamo proprio un sacco di idee su nuovi lavori, ed è difficile fare attenzione al tuo lavoro particolare e vedere se la tua parte è compresa in una tradizione epica. Saremo in grado di rispondere a questa domanda nei prossimi 20 anni.

LS: Voi lavorate sempre insieme, potete raccontarci del vostro perfetto feeling nel lavoro?

ZP: Ci fu un periodo in cui lavoravamo da soli, come la maggior parte dei fotografi. Il momento della fotografia, quando ogni cosa accade insieme può essere molto intenso. Infatti, quelle esperienze sono una spinta importante per fare le cose che noi facciamo. È molto bello essere in grado di condividere quei momenti. Lavorare insieme ci dà la capacità di riflettere e discutere sul nostro lavoro. Noi sperimentiamo un processo e un risultato migliori. Inoltre, c’è un aspetto fisico. Noi abbiamo fotografato il progetto di ‘Vanishing Landscapes’ dalla nostra lunga barca di 20 metri, nella quale viviamo. Manovrare la barca nel beccheggio scuro ed illuminare le isolette era davvero un’impresa e realizzabile solo perchè eravamo in due.

www.zuijver.com

Interview by Camilla Boemio

Traduzione a cura di Gianpaolo Arena