Rachel Wolfe Traces

Ho ‘ste domande, mi si piantano dentro. Potessi aprir bocca. Mi son sempre chiesto come mai sono tutti soddisfatti dai perché. Le domande. Pare che non sia rimasto altro, per tirare avanti. Più sono le cose che non ho mai detto, più ne ho la prova.

Ho visto un uomo borseggiare una signora canuta mentre andavo in centro l’altro giorno. Si è guardato intorno prima di fissare dritto fuori dal finestrino; ha infilato la mano sinistra nella borsa beige vicino al deretano della signora. Quel portafoglio era proprio kitsch e brutto: ah, se mi ha fatto arrabbiare. Solo a guardarlo. Faccio per cercare il pulsante per chiamare la fermata, un battito di palpebre di troppo e perdo l’equilibrio. Caduta rovinosa sulla signora. Se sapevo che una tipa che va in giro con un tale obbrobrio sul derrière poteva reagire così male, miravo al pavimento.

Mi sa che sembravo uno straccione con la mia maglietta preferita del liceo addosso. Tutti i compagni di scuola sono cresciuti e si sono espansi. Come la voglia di portafogli di quel tipo, o la passione per le raffiche verbali della tipa. Ma io non ho niente da rimproverarmi. La mia maglietta mi rende felice e loro non fanno certo fare una bella figura al loro clan. Forse dovrei vendergli una maglietta delle mie.

Rachel Wolfe
Traces
Landscape Stories, 2011 | Traduzione: Francesca Gola

copyright © Rachel Wolfe, 2011

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