Wealth

“Dobbiamo pensare all’arte di fare soldi”, disse la donna. Era seduta sul sedile posteriore, il sedile di Eric, la poltroncina, e lui la guardava e aspettava. “I greci hanno una parola per definirla”. Lui aspettò. “Chrimatistiskòs”, disse lei. “Ma dobbiamo renderla un po’ flessibile. Adattarla alla situazione attuale. Perchè il denaro ha subito una svolta. La ricchezza è diventata fine a se stessa. Le enormi ricchezze sono tutte così. Il denaro ha perso la sua qualità narrativa, come è accaduto alla pittura tanto tempo fa. Il denaro parla a se stesso (…) e la proprietà si comporta di conseguenza. Il concetto di proprietà cambia di giorno in giorno, di ora in ora. Le somma esorbitanti che la gente spende per terreni e case e barche e aerei. Tutto questo non ha niente a che vedere con le tradizionali sicurezze, okay. La proprietà non c’entra più niente con il potere, la personalità e il controllo. Non c’entra con l’ostentazione volgare e l’ostentazione raffinata. Perché non ha più né peso né forma. L’unica cosa che conta è il prezzo che paghi. Tu stesso, Eric, pensaci. Cos’hai comprato con i tuoi centoquattro milioni di dollari? Non dozzine di stanze, panorami ineguagliabili, ascensori privati. Non la stanza da letto ruotante e il letto computerizzato. Non la piscina o lo squalo. I diritti sullo spazio aereo, forse? Oppure i sensori e il software di regolazione? Non gli specchi che ti dicono come stai quando ti guardi al mattino. Li hai spesi unicamente per la cifra in sé. Centoquattro milioni. Ecco cos’hai comprato. E li vale tutti. La cifra si giustifica da sola”.

Don De Lillo
Cosmopolis

Einaudi, edizone 2003