Landscape Stories | Numero 21 | Editoriale

Crime

 

Il fatto di vivere in una società avida e ambiziosa non basta per noi a spiegare il tributo del progresso al male. Quest’ultimo infatti fa parte della struttura stessa della nostra evoluzione. Gli stessi sistemi chimici e le stesse abitudini ambientali che includono e rendono forti vizi, ossessioni, perdizioni e derive sono le ragioni che ci fanno identificare a volte con le vittime e spesso con i carnefici. Apparteniamo allo stesso genere umano capace di dipingere la Cappella Sistina e di sganciare la bomba su Hiroshima o di compiere crudeli genocidi. Il male riveste un compito importante per l’osservatore: quello di prendere le distanze da chi ha commesso un’azione malvagia nell’illusione di sentirsi “diverso” o addirittura “migliore” rispetto all’altra persona. La scelta individuale sembra assumere un ruolo chiave. Per l’intellettuale francese Georges Bataille: “Il male è la violazione deliberata di alcune proibizioni fondamentali”.

Etimologia 

Crimine: dal latino crimen, derivazione di cernĕre ossia “distinguere, decidere” (fonte Treccani) della parola crimen deriva dal latino crimen-mìnis, astr. di cernére in senso giudiziario, prima nel senso di “decisione”, poi di “accusa”, infine di “delitto” (Devoto G.: Dizionario etimologico, Le Monnier, Firenze, 1968).  La parola fa quindi riferimento simultaneo ad una legge (sia essa formalmente enunciata da una comunità o implicitamente condivisa da essa – “legge naturale”), alla sua violazione ed alla colpa/pena che ne consegue.

Mitologia 

I tre elementi costitutivi del crimine (norma, azione illecita, punizione) appaiono sin dai miti fondativi delle civiltà. Ci sono moltissimi esempi, uno per tutti il racconto dell’uccisione di Abele e la conseguente punizione. Caino disse all’Eterno: ‘Il mio castigo è troppo grande perch’io lo possa sopportare. Ecco, tu mi scacci oggi dalla faccia di questo suolo, ed io sarò nascosto dal tuo cospetto, e sarò vagabondo e fuggiasco per la terra; e avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà’. E l’Eterno gli disse: ‘Perciò, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui’. E l’Eterno mise un segno su Caino, affinché nessuno, trovandolo, l’uccidesse. (Genesi 4, 13-15)

Bernardo Provenzano, detto da taluni Binnu u’ Tratturi (Bernardo il trattore, per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici), considerato il capo dell’organizzazione Cosa nostra nel luglio 1994 scriveva così:

“Ti prego di essere sempre calmo e retto, corretto e coerente, sappia approfittare l’esperienza delle esperienze sofferte, non screditare tutto quello che ti dicono, cerca sempre la verità prima di parlare, e ricordati che non basta mai avere una prova per affrontare un ragionamento. Per essere certo in un ragionamento occorrono tre prove e correttezza e coerenza. Vi benedica il Signore e vi protegga…”

Nel 1966 Michelangelo Antonioni realizza il film Blow Up. Il protagonista interpretato da David Hemmings cattura in una sua fotografia l’evidenza di un crimine, ma presto sarà chiaro che questo non sarà sufficiente a risolvere il mistero. La realtà ha molte facce e non è altro che una serie infinita di possibilità. Persino l’evidenza o un’immagine impressionata su lastra possono essere negate.

 

Landscape Stories 9/2015